“La figlia del capitano” di Aleksandr Puškin. Fiaba introspettiva

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"La figlia del capitano" di Aleksandr Puškin

“La figlia del capitano” di Aleksandr Puškin viene pubblicata nel 1836. Con questa ultima prova letteraria, l’autore suggella finalmente un nuovo corso per la letteratura russa. Grazie ad una prosa profonda e intima indaga i lati più nascosti dell’essere umano e con il supporto di uno stile limpido e chiaro indirizza con efficacia le riflessioni della sua prosa.

Prima dei grandi autori russi Tolstoj e Dostoevskij, Puškin dà un segno distintivo al mondo letterario russo. In particolare con “La figlia del capitano” imprime il marchio di un’opera tutta inserita in scenari e ambientazioni russe. Il romanzo è strettamente parte della storia del suo tempo e del Paese di provenienza. Tuttavia grazie al contenuto amoroso avvicina qualunque tipologia di pubblico. “La figlia del capitano” potrebbe essere definito un vero e proprio romanzo storico, nel quale la collocazione storica reale si intreccia con una vicenda d’amore immaginaria.

“La figlia del capitano” di Aleksandr Puškin. Profondità dei personaggi su sfondo storico

Nella Russia del 1773 la situazione socio-politica è molto delicata. Mentre il solido potere di Caterina II è minato dalle rivolte del cosacco Pugačëv, il giovane Pëtr Grinëv impegnato nell’armata imperiale si innamora di Maša, la figlia del capitano. La trama apparentemente semplice e piana si dilata quando cominciano a inserirsi i personaggi. Man mano l’aspetto storico sfuma nello sfondo e il primo piano è riservato agli eroi e alle eroine della narrazione.  Lo sguardo dell’autore sia sulle vicende dei singoli sia su quelle della collettività è molto attento. Va in profondità nelle loro passioni, nei tormenti come anche negli anfratti della loro mente. Proprio con Puškin il genere della narrativa in prosa acuisce il suo interesse verso le intimità del singolo e il rapporto con l’esterno.

Maša, oltre il fragile aspetto muliebre, fa appello a un lato più risoluto e ardito. Il medesimo punto di vista riguarda il ritratto di un altro protagonista dell’opera, il ribelle Pugačëv. Questo è un efferato assassino e un feroce condottiero, senza pietà né clemenza per alcun nemico. Tuttavia c’è un lato quasi onorevole e dignitoso nel cosacco che traduce un vero malumore popolare nei confronti della Zarina e del suo sistema politico assolutista. Da un lato semina terrore, dall’altro si fa portavoce del malcontento delle classi più basse. Ne risulta una rappresentazione sfaccettata e multiforme. Ogni personaggio è ben ritratto e inquadrato. Puškin li conosce molto bene, e così anche la storia recente russa all’interno della quale li colloca. Per questo anche chi legge conosce bene Pëtr, ne apprezza il senso del dovere e ragiona con lui delle strategie per riscattare il suo amore.

La componente fiabesca si affianca all’introspezione

Il senso del dovere è uno dei temi che riguarda più da vicino i protagonisti. Tuttavia, l’autore guarda anche oltre l’apparenza del ruolo militare. Sa comporre un’opera che, a partire da un nucleo centrale, sviluppa una storia con più direzioni. Nonostante la netta epigrafe con cui esordisce il romanzo – «tieni da conto l’onore fin da giovane» –  sono proprio l’elemento inaspettato e la sorpresa a movimentare la storia. Acquista maggior dinamismo non appena la narrazione prende strade impreviste. In questa chiave potrebbe ravvisarsi nella fiaba un modello di riferimento, che si affianca alla collocazione storica contemporanea. L’innamoramento, le peripezie degli amati e le prove da superare vivacizzano la narrazione. Al tempo stesso i moti dell’animo e della Nazione che si scontrano pongono il romanzo su un livello di seria introspezione.

La riflessione di Puškin si impernia proprio su questo preciso aspetto. Si può agire bene anche se non si adempie agli ordini e agli obblighi politici? Qual è il confine tra il bene e il male? Introspezioni individuali di questo genere incrociano sentimenti di rivolta e dissenso collettivi, dimostrazione che le vicende storiche influiscono anche su quelle personali e ne adottano i connotati. Il mondo interiore a cui Puškin fa appello viene riprodotto da uno stile semplice e chiaro. Vi alterna momenti cronachistici a riflessioni quasi sentenziose, riproducendo la voce interiore del protagonista Pëtr. In ogni aspetto del romanzo l’autore dà spazio proprio alle persone – uomini e donne – che lo popolano. Grazie a Puškin ognuno tocca più da vicino da se stesso.

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