La frenesia artistica di Lucio Dalla. Una musica dai mille generi

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Lucio Dalla
©Luciano Viti

Lucio Dalla è lo sperimentatore. Lucio Dalla è il curioso, l’irriverente, il genio. È il musicista che ha marciato dentro cinquant’anni di musica italiana senza mai lasciarsi abbindolare fino in fondo da cliché ed etichette.

Dal jazz al beat. Un Lucio Dalla sperimentale

Fin da giovanissimo è attratto dalla musica jazz, di cui Bologna, sua città natale, ne era la culla in Italia. La scintilla verso questo genere musicale scatta a tal punto da indurlo a imparare a suonare, spesso da autodidatta, strumenti come il clarinetto e il saxofono.

Il suo estro irriverente e a tratti goliardico trovano immediatamente sfogo nelle improvvisazioni che caratterizzano il jazz. Questo lo spinge a fondare o a entrare a far parte di gruppi musicali come la “Rheno Dixieland Band” (da strumentista). Soprattutto lo porta a duettare con grandi figure del jazz del calibro di Chet Baker, Bud Powell, Charles Mingus e Eric Dolphy. Il suo passaggio nel gruppo musicale dei “Flippers” lo promuove, oltre che come musicista, anche come voce. E proprio durante questa sua esperienza inizia a esibirsi con gorgheggi scat che lo accompagneranno durante tutto il corso della sua carriera.

L’incontro con Gino Paoli nei primi anni Sessanta lo spinge verso il genere beat. Di quegli anni sono anche i primi grandi successi – di cui Lucio Dalla è compositore, ma non paroliere – che gli spalancano le porte del favore del pubblico. Gli argomenti toccati in quel periodo sono i più svariati, ma non mancano l’impegno politico e sociale. Il fatto di essere solo compositore lo porta a collaborare con diversi parolieri, tra i quali il poeta bolognese Roberto Roversi. Grazie a lui per alcuni anni si avvicina a uno stile di musica sperimentale e ricercato, le cui fondamenta però sono sempre dettate dal jazz. Ma dopo pochi anni tra i due avviene la rottura e Lucio decide di iniziare a scrivere da solo i testi delle proprie canzoni.

Dal rock al pop, passando per la dance.“Banana Republic” pietra miliare del cantautorato italiano

Di notevole importanza è il grande tour “Banana Republic” del 1979 negli stadi italiani in collaborazione con Francesco De Gregori. Oltre alla portata degli spettacoli, il tour è di rilevanza particolare perché per la prima volta in Italia dei musicisti si esibiscono dentro gli stadi a contatto diretto con migliaia di spettatori. De Gregori e Dalla sono stati quindi le prime vere rockstar nostrane, spianando la strada ai grandi nomi del futuro.

Da questa esperienza la frenesia dell’artista trova libero sfogo in due album. Il primo si rivela un vero rock d’autore. L’altro, in collaborazione con Mauro Malavasi, ha un’impronta dance con una ritmica del tutto nuova negli arrangiamenti. Il trionfo a livello mondiale dell’artista avviene però con il brano “Caruso”, dedicata al tenore Enrico Caruso, che diventa un classico della musica italiana e napoletana. Proprio quest’ultima, come ha dichiarato lo stesso artista in un’intervista, lo ha sempre influenzato molto.

Mai pago, Lucio Dalla giunge al pop negli anni Novanta. Questo genere musicale lo accompagnerà per il resto della sua carriera, senza mai rinnegare o dimenticare l’amato jazz. Tuttavia, dopo l’approdo sicuro nel porto della musica pop, l’artista non smette di sperimentare e si cimenta con prove superbe nella musica classica e lirica. La prima è la messa in scena di “Pierino e il lupo” di Sergei Prokofiev, seguita qualche anno dopo dal musical “Tosca – Amore disperato”, scritto, musicato e diretto da Lucio e tratto dall’opera di Giacomo Puccini.

In mezzo a queste prove classiche Lucio Dalla trova lo spazio per un nuovo album dance di dieci suoi successi remixati da dj del tempo. Lavora anche su due progetti teatrali, il “Pulcinella” di Igor’ Fëdorovič Stravinskij e l’“Arlecchino” di Ferruccio Busoni. Mai stanco di mettersi alla prova mette anche in scena “L’opera del mendicante” di John Gay, esempio di ballad opera. Quest’ultimo è un genere di teatro musicale nato nell’Inghilterra del diciottesimo secolo, in contrapposizione al più classico melodramma di corte di stampo italiano.

L’unicità di un artista libero

La carriera di Lucio Dalla sembra una continua ricerca di generi e stili sempre nuovi o rivisitati. L’artista fino all’ultimo è insaziabile di note, qualunque esse siano e verso qualsiasi genere volino. Proprio questo però gli ha permesso di creare grandi capolavori in qualsiasi periodo musicale si trovi, senza le classiche etichette in cui si cerca di rilegare la musica. Lucio Dalla è stato un grande libero artista. La sua eredità musicale ne resterà per sempre a testimoniarlo.

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