“La maga delle spezie” di C. B. Divakaruni. La favola nella vita

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La maga delle spezie di Chitra Banerjee Divakaruni

“La maga delle spezie” di Chitra Banerjee Divakaruni, scrittrice e poeta indiana naturalizzata statunitense, tratta di argomenti caldi per il 1997 (data della pubblicazione) con i giusti toni. Argomenta su temi delicati quali il razzismo, la violenza sulle donne, la vergogna per le proprie origini, la difficoltà ad ambientarsi in terra straniera, utilizzando una scrittura densa di poesia e innalzando l’amore a unico mezzo di salvezza senza per questo scadere nella banalità.

“La maga delle spezie” di Chitra Banerjee Divakaruni. Odori e colori indiani

È una favola dolce-amara quella narrata dalla scrittrice, come le spezie di cui racconta. Profumata del loro profumo, magica della loro magia. E così, in un’altalena inebriante di colori ed essenze, si mescolano realtà e fantasia. Un libro che, leggendolo, mi ha riportato alla memoria l’atmosfera misteriosa di “Chocolat“, dove la protagonista scrutava l’animo del prossimo e lo aiutava per mezzo dei suoi particolarissimi cioccolatini.

Qui è Tilo a usare la magia per soccorrere chi ha bisogno di un sostegno. Lo fa attraverso le spezie: la curcuma come scudo ai dolori del cuore, unguento per la morte e speranza di rinascita alla cannella capace di procurare amici, bruna e calda quanto la pelle; il seme di coriandolo, sferico come la terra, per farci vedere chiaro e il peperoncino secco, lanka, la spezia più potente.

I personaggi che animano il romanzo

Tilo è una vecchia signora indiana – ma, come spesso accade, l’apparenza inganna – che ha una bottega di spezie a Oakland, in California. Ha poteri magici, ricevuti su un’isola lontana dall'”Antica”, la Prima Madre. Poteri che esercita tramite l’utilizzo delle spezie, poteri che devono essere a totale beneficio delle persone bisognose e mai per gli interessi personali della maga stessa.

«Ricordatevi, – ci disse l’Antica, la Prima Madre, quando ci addestrò sull’isola. – Voi non siete importanti. Non lo è nessuna maga. È la bottega che conta. E le spezie.»

Una vita, quindi, a completa disposizione del prossimo. In caso contrario, le spezie si rivolteranno contro la maga e chi le è intorno, spargendo male e sofferenza. Uno dopo l’altro i personaggi di questo denso e variegato romanzo si presentano al lettore.

Lalita, una donna indiana dallo sguardo triste, che ha accettato un matrimonio imposto dalla famiglia rinunciando alla sua passione, perché non è ammissibile che una donna lavori umiliando il proprio marito e che il mancato arrivo del figlio tanto desiderato renda la sua vita e l’atmosfera in casa ancora più pesante e infelice.

«Il desiderio di un bambino, più profondo di ogni altro, più della fame di ricchezza, della bramosia di un amante, più forte persino della voglia di morire.»

Jagjit è timido e impaurito. A scuola lo prendono in giro perché non sa parlare americano e indossa quello strano turbante che lo fa apparire ridicolo agli occhi dei compagni. Jagjit che di notte resta a fissare il soffitto con gli occhi spalancati, pensando alle umiliazioni subite dai compagni. Jagjit che dovrà trovare la forza di dire no. Jagjit che vuole essere come gli altri. Forse, nell’aria della notte, i suoi desideri si confondono con quelli di un’altra bambina che vorrebbe tanto avere una Barbie con la sua pelle liscia e bianca.

«desidero quella pelle americana quei capelli americani quegli occhi americani azzurri azzurri perché finalmente nessuno più si metta a squadrarmi da capo a piedi se non per dire WOW.»

Geeta è bella, gentile, intelligente e indipendente. Lavora, esce con gli amici fino a tardi, si trucca e si taglia i capelli corti tanto da mostrare il collo. Ha genitori permissivi e dalla mentalità aperta, ma con un nonno ancorato alle tradizioni che la vorrebbe veder sposa di un indiano. Geeta però ha già fatto la sua scelta d’amore e non vuole piegarsi al volere della famiglia.

Non come ha fatto Lalita, costretta a un matrimonio senza sentimenti con un uomo conosciuto poco prima delle nozze. Un uomo che rifiuta e che la prenderà con la forza. Un uomo con cui pensa di sistemare le cose una volta arrivati in America, perché il sogno americano regala speranze a tutti. Ma non sempre trova riscontro nella realtà e Lalita, in fondo, se lo sentiva già.

«Sapevo come sarebbe andata a finire, ma ancora speravo, così facciamo noi donne. Perché cosa ci rimane oltre alla speranza?»

Il pregio della penna di Chitra Banerjee Divakaruni

Ogni giorno, nella bottega di Tilo, entrano piccoli e grandi drammi dell’umanità. Un pizzico di cannella, qualche chiodo di garofano, un po’ di zenzero, della trigonella e si compiono piccoli miracoli. Fino a quando la porta del negozio si apre ed entra un uomo: un americano dal passato ricco e travagliato che (ri)conosce nella dolce vecchina indiana quello che gli altri non possono capire. Per Tilo tutto cambia, perché in fondo è proprio questo che fa l’amore: cambia tutto. La maga si troverà a trasgredire l’antica promessa rischiando di perdere ogni cosa e di far del male a chi prima ha sempre aiutato. Ma, come accade di solito nelle favole, l’amore trionfa e il lieto fine è assicurato.

Certo il finale del romanzo appare un po’ scontato e rischia di offuscare la bellezza dell’insieme. Rischia, ma non succede. “La maga delle spezie” resta un libro davvero interessante da leggere e da scoprire, bevendolo a piccoli sorsi come si fa con un tè pregiato. Il merito è tutto di Chitra Banerjee Divakaruni che riesce a inserire la favola nella vita vera, il rosso acceso dell’amore nel nero del dolore, i sorrisi nelle lacrime. È un romanzo che incatena il lettore con la sua magia, che descrive situazioni reali e difficili senza giudizio e privo di ogni accusa, ma con tutta la dolcezza di cui è pregna la penna di questa scrittrice.

Ci sono libri che fanno piangere e altri che fanno ridere, libri che fanno riflettere e altri che portano in un’altra realtà. E poi ci sono libri come “La maga delle spezie”, da leggere come una lunga e cantilenante nenia che rallenta il respiro, da ascoltare come una voce melodiosa che recita una poesia. Un libro da leggere tra le righe e che, nascoste nelle polveri impalpabili di spezie profumate e potenti, cela verità e insegnamenti sempre attuali.

Breve sinossi

C’è una vecchia signora indiana in una bottega di Oakland, in California che, alla ricerca del sapore più squisito o del sortilegio più sottile, sfiora polveri, semi, foglie, bacche. È Tilo, la maga delle spezie, e questo romanzo è la sua storia: dallo sperduto villaggio indiano dove la rapiscono i pirati, fino in America dove la magia delle spezie le permette di aiutare chi si è lasciato l’India alle spalle. I poteri di Tilo finiranno per vacillare sotto l’onda di una passione che la esporrà alle conseguenze più straordinarie e terribili.

“La maga delle spezie” di Chitra Banerjee Divakaruni è una favola di fragranze, di aromi, di isole arcane, di un amore proibito. E soprattutto di una magia che si annida nel più quotidiano e violento dei mondi possibili.

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