“La Maschera della Morte Rossa” di Edgar Allan Poe. Il mistero

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La Maschera della Morte Rossa di Edgar Allan Poe

Ha inizio così uno dei racconti più affascinanti nonché psicologicamente forvianti del genio dell’orrore. Dalle scabrose note boccacciane, la citazione è un estratto di “La Maschera della Morte Rossa” di Edgar Allan Poe, che primeggia tra i Racconti del terrore più conosciuti dell’amato scrittore americano, tra cui è possibile citare il  “Cuore Rivelatore” e il “Pozzo e il Pendolo”.

«La Morte rossa aveva per parecchio tempo devastato la regione. Non si vide mai peste così fatale e orribile. […] Delle macchie rosse sul corpo e specialmente sul viso della vittima, la mettevano al bando dell’umanità e le precludevano ogni soccorso a ogni simpatia.»

L’opera gotica, come molti dei suoi lavori letterari, rappresenta in qualche modo il rapporto che lo stesso Poe nutriva nei confronti della morte e di tutto ciò che la circonda, tuttavia questa è solo la punta dell’iceberg. Nascosto a un livello interpretativo più profondo, la storia ci racconta di un comportamento umano poco estraneo alla realtà che tutt’oggi si evidenzia di fronte ai casi più sventurati.

La Maschera della Morte Rossa di Edgar Allan Poe

È stata prevista una fine piuttosto brutale per un racconto descritto così finemente ad arte, tuttavia nasconde non poche interpretazioni. Come nel Decamerone, anche qui abbiamo un gruppo di persone, anche se molto più grande, che decidono di isolarsi per scappare al contagio. Stavolta è un principe a dare il comando, una figura potente e di alta società.

L’intero racconto è formato da paradossi. Malgrado sia incredibile pensare ad un migliaio di persone rinchiuse per mesi in un solo luogo provvisto di ogni necessità, sono altrettante al di fuori lasciate alla miseria e alla violenza del morbo. Ciò è un chiaro indice dell’agiatezza e dei privilegi del potere: chi sta più in alto può permettersi la sopravvivenza o, almeno, di sfuggire quanto è più possibile all’inevitabile fine. Il principe non a caso decide di circondarsi di persone allegre e spensierate: non vuole solo fuggire dalla terribile realtà, ma costruirne una nuova per suo appagamento in modo da controllare ogni minimo dettaglio, perfino chi, per coscienza, avesse cambiato idea e deciso di fuggire.

Il segreto dietro le maschere

Il colore delle stanze può rappresentare a livello interiore i vari stadi della mente del Principe, non a caso la Morte Rossa li attraversa uno ad uno prima di entrare nell’ultima. Secondo la cromoterapia, ogni colore ha la capacità di regalarci un preciso stato d’animo. Si può ben immaginare dunque il perché dei vivaci colori delle abitazioni e perché il principe si trovi proprio nella stanza azzurra, colore della felicità e spensieratezza, quando la Morte appare. Ma perché disegnarne una talmente raccapricciante che perfino i cortigiani ne sono spaventati? È come se la coscienza del Principe non riesca del tutto ad estraniarsi dai terribili avvenimenti che impazzano al di fuori, per cui una parte molto recondita della sua coscienza necessita di ricreare un luogo che gli ricordi parte di quegli orrori. E qui arriva in aiuto il pendolo.

L’orologio è una sorta di monito, scandisce il tempo in un clima in cui ebrezza e malizia sopraffanno il passare dei giorni e dei mesi. Tuttavia almeno una volta all’ora, l’intera corte è costretta a fermarsi e a cedere il passo alla ragione, lasciando vagare l’immaginazione se non altro e pensare a tutti i poveri sfortunati lasciati al loro destino. Questo induce in loro il panico, la fiacchezza di un problema che cercano di nascondere e dimenticare sotto una cascata di lusso e agiatezza, ma che ogni volta che il pendolo termina il suo canto, sono subito pronti a dimenticare, ridendo di loro stessi e promettendo di non ricascarci mai  più.

Il misterioso significato del finale

Quando alla mezzanotte – anche questo un momento simbolico, essendo considerata l’ora più scura della notte e in cui la temibile stanza nera acquista un aspetto ancora più sinistro -, giunge la nuova Maschera, subito suscita spiacevolezza e irritazione. Non tanto per il suo aspetto, ma solo perché era un monito di tutto ciò che il principe aveva provato a dimenticare.

Il finale del racconto può essere interpretato in vari modi. Sotto la maschera il principe non trova assolutamente nulla, sintomo forse che non esisteva nessuna maschera. La figura tanto temuta non era che un vero uomo reso in fin di vita dal morbo e che aveva trovato il modo di entrare. Ecco perché il principe cade a terra morto, forse per il terrore di aver condannato tutti a una fine agghiacciante, o per aver visto precocemente quale destino li attendeva. Forse la Maschera rappresenta il modo astratto il Fato da cui, per quanto ci si provi, nessuno può fuggire. Rappresenta però anche una morale molto arguta sul comportamento dell’essere umano che, circondato da morte, non smette in celebrare la vita, seppur rifugiandosi in una realtà fittizia che gli oscura la mente e lo allontana dal mondo.

La Maschera della Morte Rossa di Edgar Allan Poe. La trama

In “La Maschera della Morte Rossa” di Edgar Allan Poe è narrato con stile arzigogolato e ogivale il momento in cui una scabrosa epidemia si diffonde tra gli uomini. Era la peggiore che si fosse mai vista, attaccava la linfa vitale degli esseri viventi, il sangue, e per questo motivo ne guadagnava il sontuoso nome. Proprio mentre si vedevano costretti ad affrontare la terrificante piaga, un ricco principe decise di rifugiarsi con gli uomini della sua corte in un’abbazia chiudendo definitivamente ogni via di accesso al fortino. In questo modo sarebbero stati lontani da ogni disperazione al di là delle mura e, così facendo, avrebbero precluso agli ospiti le vie di fuga.

Successe che durante il quinto o sesto mese di isolamento, mentre fuori la pestilenza infieriva più che mai, il principe decise di organizzare il ballo in maschera più maestoso che fosse mai stato fatto. Vantava un gusto smodato per l’arte e la moda, nelle sette le stanze che lui stesso aveva progettato e che si snodavano in corridoi irregolari, la luce entrava dalle finestre in tema con le pareti, colorandone ognuna con colori diversi. Tra le sette stanze ce n’era una in particolare in cui gli ospiti non osavano addentrarsi. Le finestre rosso sangue proiettavano sanguigna sui lugubri tendaggi neri, così che le sfarzose maschere formavano strane ombre sul fondo delle pareti.

Il finale

E lì, in un angolo della stanza, un massiccio orologio a pendolo suonava ogni sessanta minuti provocando uno sgomento irrazionale in tutti gli ospiti. Si interrompevano i ballerini e l’orchestra, impallidendo dietro le bizzarre maschere. Ma subito dopo riprendevano a festeggiare anche più di prima, ridendo della loro paura inconscia, prima che lo spettacolo si ripetesse dopo un’ora esatta.
Ma ecco che allo scoccare dei dodici rintocchi, una maschera rossa di morte entrò nella stanza del principe. Offendeva perfino il suo gusto, e terrorizzava ogni altro sguardo. Era vestita con un drappo rosso, la maschera ritraeva il volto di un cadavere. Quand’anche il principe, vergognandosi della sua stessa esitazione lo inseguì per fermarlo, ciò che vide fu talmente orrendo da farlo rimanere senza vita: sotto la maschera non c’era nulla. Così uno ad uno i cortigiani si accasciarono al suolo, e la Morte Rossa riprese a regnare su ciò che le spettava.

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