La storia di Christopher Robin: l’amico reale di Winnie The Pooh

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La storia di Christopher Robin: l'amico reale di Winnie The Pooh

Nel 1926 viene dato alle stampe “Winnie The Pooh” di Alan Alexander Milne. È il primo romanzo di una serie che cela una storia tanto vera quanto dolorosa tra le pieghe delle pagine. Sono anni difficili in Europa quando Milne dà vita all’orsetto di pezza Winnie. A Londra la fine della Prima guerra mondiale non ha disteso gli animi, ancora troppo colpiti da un evento così epocale. Ansia e sospetto serpeggiano anche dopo che le ostilità cessano. I veterani reduci dal fronte sono ancora turbati e traumatizzati da una guerra lunga e moderna, inaspettata e logorante. Tra quest’ultimi si inserisce anche Milne, che dopo la Prima guerra mondiale scrive qualche romanzo e drammi teatrali.

Tuttavia il periodo storico lo spinge a produrre altro e a far evadere un pubblico speciale di lettori, i bambini. Ispirato dalla presenza e dai giochi di suo figlio, Christopher Robin, Milne abbraccia il mondo della letteratura per l’infanzia, regalando a tutti i piccoli del mondo una ventata d’aria fresca. Non solo. Anche i grandi tornano bambini sfogliando quelle pagine. “Winnie The Pooh” di Milne riesce a dare sollievo nei tempi del dopoguerra, a placare per il tempo della lettura gli orrori vissuti regalando un messaggio di bontà e speranza. Un ritorno alla purezza dell’infanzia e alla diversione a cuore aperto, dando sollievo e gioia in un mondo in cui era quasi impensabile.

La letteratura per bambini ha una magia ulteriore rispetto a quella classica. Quando il mondo della carta stampata prende vita acquista anche una speciale dolcezza. Una patina di velluto. Non è un caso che il primo capitolo del romanzo d’esordio “Winnie The Pooh” sia stato pubblicato il giorno di Natale. In un attimo le avventure del dolce orsetto ghiotto di miele si diffondono in tutto il mondo. Il successo è davvero planetario. Ma cosa ha realmente ispirato la vena artistica di Milne?

La vita reale di Christopher Robin. Il bambino di Winnie The Pooh

Nel 1920 nacque Christopher Robin, il figlio di A. A. Milne e Dorothy de Sélincourt. Se il nome non è nuovo, è perché ha suggerito il personaggio del bambino amico di Winnie The Pooh, che per il suo primo compleanno riceve proprio un orso di peluche. Lo scrittore attinge quasi completamente dal contesto della sua vita quotidiana e dai giochi che colorano le giornate di suo figlio.

Al regalo del primo compleanno segue quello di Natale, un asino di pezza. Così, i personaggi della serie di Winnie The Pooh – il triste asino Ih-Oh, il porcellino Pimpi, Tigro e gli altri – hanno davvero avuto un ruolo importante nell’infanzia di Christopher Robin. Sono stati compagni di giochi nella casa di campagna della famiglia, fonte di ispirazione per l’ambientazione del Bosco dei Cento Acri. Osservare la vita quotidiana con gli occhi di un bambino è un dono incantevole che Milne ha fatto al mondo. Ma la storia del vero Christopher Robin non è rosea come si potrebbe credere.

Nasce in una famiglia problematica circondata dai fantasmi del passato, che in breve tempo aleggeranno anche nella vita di Christopher. Quando era ancora incinta, la madre desiderava fortemente una femmina. Alle aspettative segue una cocente delusione, per questo non si sentirà mai realmente connessa a suo figlio. A complicare ancor di più la situazione interviene anche il successo del padre. Milne è ispirato dall’innocenza di suo figlio, ma pian piano sente che la sua insoddisfazione sta logorando il rapporto con lui. Sebbene lo scrittore guardi con ammirazione al mondo infantile, ben presto si sentirà incompleto come artista. Sente che è giunta l’ora di tornare a scrivere letteratura di un certo peso. Inoltre il successo lo soffoca. Non è l’unico ad avvertire questo senso di oppressione.

Nel mondo dopo il tempo dei giochi

Il piccolo Christopher Robin vive tra una tata e un collegio, mai davvero accolto e coccolato da una famiglia ormai in frantumi. È un bambino molto timido, vive in punta di piedi. A lui si richiede il compito arduo di vivere la sua intera vita all’ombra del padre e del suo successo, da cui è stato travolto inconsapevole. Volti estranei e fan dell’orsetto goloso si accalcano per conoscerlo, evento vissuto con estrema intensità da un bimbo timido e defraudato dei giochi e del vissuto personale della sua infanzia. Una volta cresciuto, la sua vita non si alleggerisce ed è costretto a convivere con un’eterna etichetta appiccicata addosso: il bambino amico di Winnie The Pooh.

Con gli anni i rapporti familiari non si distendono. La madre sceglie di ripudiare il figlio, ben deciso a sposare la cugina di primo grado. Ma soprattutto per aver deciso di non sposare Anne Darlington, amica d’infanzia, e simbolicamente la figlia che i suoi genitori non hanno mai avuto. Sul versante paterno, tutto tace. Quando Milne cede i diritti di Winnie The Pooh alla Disney, si allontana quasi automaticamente anche dalla vita del figlio. Christopher Robin non ha mai parlato in termini lusinghieri del padre o del suo progetto letterario, affermando di aver sofferto per un’infanzia quasi svaligiata. Certamente la vita di Christopher non dev’essere stata semplice. Se nei primi anni essere l’amico di Winnie ha allietato i pomeriggi di gioco, ben presto quando inizia a interfacciarsi a contesti diversi la situazione prende una piega differente. La sensazione di abbandono e di non appartenenza acuiscono la sua timidezza.

L’eredità sentimentale della famiglia Milne

Nonostante la storia personale di Christopher Robin sia stata tutt’altro che facile, è lecito pensare a un lieto fine. Dopo la riappacificazione con il bambino che era, una volta adulto, dona alla New York Public Library i peluche che gli hanno tenuto compagnia da piccolo. Nonostante manchi il cucciolo di canguro Roo, perduto intorno agli anni Trenta in un frutteto, i protagonisti delle serie sono tutti lì, a libera disposizione di grandi e bambini appassionati e curiosi. Inoltre con il ricavato dai libri di suo padre ha deciso di sostenere associazioni di beneficienza per disabili affetti da paralisi cerebrale, come la figlia Clare. Senza contare l’eredità sentimentale: grazie alla fervida fantasia di padre e figlio, tutti i bambini del mondo hanno potuto vivere in un mondo incantato e tenero.

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