La “Tosca” di Puccini. Opera tragica intimamente epica

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La "Tosca" di Puccini. Opera lirica

Nell’anno 1889 Giacomo Puccini era già famoso nel mondo dell’opera lirica quando al Teatro dei Filodrammatici di Milano aveva assistito alla rappresentazione del dramma “La Tosca”, ispirato dall’omonimo romanzo metastorico di Victorien Sardou. Nonostante protagonista non fosse l’eccelsa Sarah Bernhardt, Puccini fu colpito a tal punto da chiedere al suo editore Giulio Ricordi di acquistare i diritti dell’opera, cosa che avvenne soltanto nel 1893, per la ritrosia di Sardou a cederne i diritti. Nacque così la “Tosca” di Puccini.

Tosca era nel destino di Giacomo Puccini, che dal 1895 cominciò a lavorarci, assieme ai librettisti Luigi Illica e con la partecipazione di Giuseppe Giacosa, dandole un abile taglio drammatico. Fu fortemente ispirato da un’opera che lo stesso Verdi avrebbe voluto musicare – come confidò ad un suo biografo -.

La “Tosca” di Puccini

La “Tosca” musicata da Giacomo Puccini ha una forza dirompente, un fascino estremo che coinvolge appieno lo spettatore, anche quello meno esperto di musica lirica, che si appassiona alla vicenda, irretito dal travolgente ritmo musicale, dalle cifre stilistiche caratterizzanti i personaggi, dalle indimenticabili arie. Puccini diede una spallata all’opera magniloquente che tratta grandi eroismi ed avvenimenti storici. Qui gli avvenimenti storici fanno da sfondo alla vicenda di amore e morte di Tosca e Mario. È opera verista ma con sue specificità che la distanziano da questa corrente artistica: la raffinatezza di orchestrazione, la rapida e continua mutevolezza di frasi musicali, il ricorso a leitmotiv di wagneriana memoria (sono circa 70 i temi musicali ricorrenti).

L’opera è caratterizzata da una perfetta unità di tempo e luogo.La vicenda si svolge in 16 ore, da mezzogiorno alle 4 del mattino seguente, a Roma, in luoghi vicini tra loro e realmente esistenti (Sant’Andrea della Valle, Palazzo Farnese e Castel Sant’Angelo). L’azione priva di tempi morti, la riduzione del numero dei personaggi e la perfetta loro caratterizzazione, con personaggi secondari tra i più riusciti (il sacrestano e Spoletta), danno alla “Tosca” una particolare vivacità drammatica che cattura l’attenzione dello spettatore. Le musiche, tra le più belle del repertorio pucciniano, accompagnano il dipanarsi della tragedia.

“Tosca” in breve diventerà una delle opere più famose del Maestro lucchese e le sue arie immortali echeggiano ancora in tutto il mondo, a deliziare gli appassionati della lirica ma anche la gente comune. La stampa inizialmente criticò l’opera, che pareva discostarsi dalle precedenti opere pucciniane, ed anche la critica contestava una eccessiva facilità melodica. Ma immediato fu il successo di pubblico. La “Tosca” di Puccini venne rappresentata nei più importanti teatri lirici del mondo.

I Atto. Recondita armonia

Non vi è ouverture iniziale, il sipario si apre subito sul maestoso interno della chiesa di Sant’Andrea della Valle, in Roma. Il pittore Mario Cavaradossi dà gli ultimi ritocchi al quadro della Maddalena, alla quale ha dato i tratti della bella dama bionda che veniva a pregare in chiesa da qualche giorno. «Scherza ci fanti ma lascia stare i santi» bisbiglia il sacrestano. Sulle note struggenti della prima romanza, Mario Cavaradossi declama la «recondita armonia di bellezze diverse», che culmina con l’appassionata dichiarazione d’amore per Tosca dall’ «occhio nero» che lo ha affascinato. E Tosca arriva, con la trovata scenica che fa giungere prima la sua voce, aumentandone il fascino.

Tosca è freschezza, passione, sensualità, ma anche fede profonda in Dio e gelosia per l’amante. Tutto questo erompe dalle note fluenti e leggere che costituiscono la cifra musicale della bella cantante. In un duetto d’amore appassionato i giovani si confermano il loro amore, con un accenno alla gelosia di lei alla vista del ritratto della dama bionda, gelosia che trascinerà i protagonisti verso il dramma finale. 

La religione come strumento di potere

Mentre tutti si preparano al “Te Deum” per celebrare la vittoria austriaca a Marengo (falsa notizia, come si vedrà dopo), ecco entrare il diabolus ex machina della tragedia. Il mefistofelico, falsamente pio e ferocemente sensuale barone Scarpia è il famigerato capo della polizia papalina. Per catturare il fuggitivo Angelotti astutamente si serve della folle gelosia di Tosca, che cade in pieno nel tranello ordito a suo discapito.

Il finale d’atto è uno dei più riusciti di Puccini, con la scena piena di cantori, clericali e popolo che intonano un emozionante “Te Deum”, sfondo acustico con la sua magniloquente severità alla malvagità di Scarpia, che come serpe nel cuore della bella Tosca, persegue i suoi biechi fini. In Scarpia coesistono la (falsa) devozione religiosa e una diabolica malvagità e lussuria che sa ben mascherare.

II Atto. “Vissi d’arte, vissi d’amore”

La scena si apre a Palazzo Farnese, nell’appartamento dove Scarpia sta cenando. Le notizie non sono buone: non si trova ed il pittore, anche sotto tortura. E qui si svela apertamente la cifra di Scarpia, falsamente devoto e nascostamente lascivo, che si serve del potere e del terrore per perseguire i suoi malefici scopi, sotto la copertura di difendere il Regno del Papa. Dopo lo spettacolo, convoca Tosca nelle sue stanze e qui, con perversa sottigliezza, la fa assistere alle torture cui il Cavaradossi è sottoposto, affinché lei, per salvare l’amante, riveli il nascondiglio di Angelotti, cosa che puntualmente avviene. Contemporaneamente giunge la notizia del suicidio di Angelotti e la rivelazione della vittoria di Napoleone. Mario Cavaradossi inneggia al Grande Corso, guadagnandosi la condanna a morte per fucilazione, accanto al corpo del suicida.

A Tosca, che disperata invoca pietàm Scarpia, chiede che gli si conceda in cambio della grazia per il suo Mario. Dopo il turbine scenico e musicale si giunge al momento forse più drammatico dell’opera. Spaventata da un orrore più grande di lei, pronta al sacrificio, Tosca canta il suo accorato appello al Signore. «Vissi d’arte, vissi d’amore , non feci mi male ad anima viva», canta con sublime tensione, ma il Dio da lei sempre onorato e amato sembra ripagarla con questo abominio.

Apoteosi del dramma

È pena, dolore , rimprovero ma anche preghiera dolcissima che sale da un cuore esulcerato. Puccini avrebbe voluto togliere quest’aria, che pareva fermare la tensione drammatica ma, per ( nostra) fortun, non lo fece. In questo punto l’aria dilata il tempo psicologico, Tosca vede la vita scorrerle davanti. Cederà e Scarpia, d’intesa col suo sgherro, le fa credere di poter salvare l’amato. Quando tutto sembra già scritto, si giunge all’acme del dramma.

Scarpia si protende verso Tosca tanto desiderata, viene da lei trafitto ed ucciso con un coltello trovato sul tavolo. L’orchestra accompagna l’agonia con una progressione in fortissimo, che s’arresta solo allo spirare di Scarpia. Nel silenzio immoto risuonano terribili le parole di Tosca «E davanti a lui tremava tutta Roma». In un impeto di cristiana e paradossale pietà, colloca due candelabri accanto al defunto ed un crocifisso sul petto, mentre il rullo dei tamburi annuncia l’imminente esecuzione di Mario. Ci sono in queste scene effetti altamente teatrali quasi del tutto nuovi in un dramma lirico. Puccini si distingue perché oltre all’aspetto meramente compositivo, è interessato alla psicologia dei personaggi.

III Atto. “E lucevan le stelle”

C’è poca azione nell’ultimo atto della “Tosca” di Puccini, ma un turbine di emozioni e sentimenti i più differenti che si avviluppano con impressionante velocità. Si avvicina l’epilogo del dramma. Mentre s’appresta alla morte Mario Cavaradossi pensa alla sua donna, alla passione, all’amore che l’hanno legato a Tosca, costretto a lasciare senza un saluto. Prova a scrivere una lettera, ma il cielo costellato gli rapisce l’anima, ispirando una delle più belle romanze d’opera mai state scritte.

L’ultimo inganno di Scarpia

Si evidenzia il principale messaggio dell’arte pucciniana, che non si nutre di figure eroiche né di grandi tensioni come nelle opere verdiane, ma si rivolge alle sensazioni più reali dell’esistenza, alle pulsioni dell’animo del personaggio. Mario nel rivivere tutte le belle emozioni della sua vita, in particolare quell’amore grandioso che lo lega a Tosca, muore disperato e proprio nel momento sente di non aver «amato mai tanto la vita». Tosca irrompe sulla scena con un anelito di speranza. Crede, ingannata, che nulla sia perduto: la fucilazione sarà falsa, lui dovrà solo far finta di morire. Si eleva l’inno alla vita ed all’amore “O dolci mani”.

Con andamento processionale la musica accompagna l’arrivo del plotone di esecuzione. L’attesa angoscia Tosca che, quando Mario cade, sussurra «Ecco un artista», ma lo spettatore ormai sa che non è una finta. È tutto vero, anche la morte. Idea geniale di Puccini la fucilazione in scena, diversamente che nel dramma da Sardou. Tosca realizza la verità solo quando invano chiama l’amato, mentre Spoletta e gli sbirri si apprestano a catturare l’assassina di Scarpia. Disperata Tosca si lancia dal bastione di Castel Sant’Angelo, non prima di aver gridato il suo addio alla vita “O Scarpia, avanti a Dio”. L’ultimo pensiero al malefico autore della tragica beffa, ma soprattutto a Dio al quale pare chiedere pace e perdono.

Il successo della “Tosca” di Puccini con Maria Callas

Numerose furono le rappresentazioni della “Tosca” di Puccini nei maggiori teatri lirici del mondo. Tra queste, memorabile quella del 21 agosto 1953 alla Scala di Milano con interpreti Maria Callas (Tosca), Giuseppe di Stefano (Cavaradossi), Tito Gobbi (Scarpia), con la direzione d’orchestra di Victor de Sabata. La Callas ripetè il successo nel 1964 al Covent Garden di Londra.

Inarrivabile la Tosca di Maria Callas, nella quale passione, sensualità, gelosia, fede e devozione sincera si fondono nella sua superba voce. Alla potenza vocale ed alla perfezione stilistica si uniscono un grande vigore espressivo ed interpretativo. L’aria “Vissi d’arte” è stata considerata il manifesto personale della Callas. Indimenticabile lo sguardo acuto d’odio che rivolge a Scarpia. Dopo più di un secolo “Tosca” continua ad affascinare il pubblico del teatro lirico, i cultori come i semplici appassionati, e le sue repliche registrano sempre il tutto esaurito.

La "Tosca" di Puccini. Opera lirica
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