La zattera della Medusa di Théodore Géricault. Arte alla deriva

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"La zattera della Medusa" di Théodore Géricault

“La zattera della Medusa” di Théodore Géricault rappresenta il naufragio della fregata francese Méduse lungo le coste della Mauritania il 2 luglio 1816. Il dipinto è un maestoso olio su tela realizzato nello stesso anno, oggi esposto al Louvre di Parigi. Capace di colpire a fondo l’emotività dello spettatore, si inserisce a pieno titolo all’interno del Romanticismo. Il soggetto scelto dall’artista francese è tratto dalla cronaca a lui contemporanea.

A bordo c’erano circa 400 passeggeri che tentarono di raggiungere le 6 imbarcazioni di salvataggio. Le rimanenti persone, quasi 150, furono destinate alla zattera della Méduse, trascinata dalle altre barche. Ad un certo punto, però, la zattera si staccò dirigendosi verso la deriva.

“La zattera della Medusa” di Théodore Géricault. Toni scuri e piramidi per rendere la tragedia

Géricalt mette in scena il momento in cui i sopravvissuti scorgono una nave che potrebbe trarli in salvo, ma non riescono a farsi notare. La zattera si erge maestosa in primo piano e pullula di figure umane. Molti sono i cadaveri, uno di essi è poggiato tra le ginocchia del vecchio pensante seduto vicino la vela. Dietro di lui ci sono altri uomini in ginocchio o seduti: sono stremati, ma ridestati dall’apparizione della nave. Tra le figure in piedi si distingue il giovane di colore che sventola una camicia rossa nel tentativo di farsi vedere.

I colori utilizzati sono in prevalenza scuri. La gran parte delle tonalità tende verso il marrone allo scopo di evidenziare lo strazio della scena. Per i corpi umani Géricault si serve di toni pallidi che rendono in maniera eccellente l’incarnato degli uomini, soprattutto quello dei cadaveri. L’unica zona luminosa è l’orizzonte in cui si intravede la nave. Il chiarore simboleggia la speranza e la salvezza, creando un forte contrasto con l’oscurità della zattera, simbolo della tragedia.

Ne “La zattera della Medusa” di Theodore Géricault ci sono due piramidi all’interno delle quali si iscrive il dipinto. La prima, più grande, è quella che ha come base l’intera zattera e come vertice l’albero dell’imbarcazione, mentre la seconda ha come base quasi tutti i morti e si eleva verso l’uomo che sventola l’indumento. Inoltre si individuano anche due diagonali. La prima oscilla verso l’albero della zattera, la seconda verso la camicia.

Le diagonali rendono il senso del movimento che purtroppo allontana la zattera dalla nave avvistata. Ciò è accentuato dal movimento minaccioso del mare, infatti come si può intuire dal gonfiore della vela è in arrivo una tempesta. Nel cielo si scorgono dei riflessi rossi che indicano l’imminente tramonto ma, in questo contesto, si caricano di un ulteriore significato drammatico: la malconcia zattera verrà travolta dalle onde. La resa tridimensionale dello spazio è enfatizzata dall’utilizzo del chiaroscuro nonché dalla prospettiva aerea. Tra l’altro la posizione della zattera è in obliquo allo scopo di suggerire un maggiore senso di profondità.

Dal Neoclassicismo verso il Romanticismo

La preparazione del dipinto è stata lunga. Géricault ha compiuto diversi viaggi lungo la costa francese per poter osservare da vicino eventuali tempeste e maremoti, allo stesso tempo ha avuto modo di visionare il movimento delle onde. In realtà quando si verificò l’incidente della Méduse il mare non era in tempesta, ma il pittore modificà questo dettaglio al fine di attribuire maggiore drammaticità all’opera.

I corpi degli uomini sono imponenti e curati nei dettagli anatomici. Géricault visitò diversi obitori allo scopo di guardare dal vivo le membra dei defunti, a testimonianza di questo ci sono i numerosi studi preparatori noti come “Frammenti anatomici”. La monumentalità dei corpi richiama Michelangelo. L’artista francese aveva visitato più volte l’Italia ed era rimasto affascinato dalla grandezza pittorica del Buonarroti. Soprattutto la visione de “Il giudizio universale” e de “La trasfigurazione di Raffaello” hanno influenzato la realizzazione dei corpi umani che, di conseguenza, conservano ancora tanto dell’arte classica.

«C’è ancora qualcosa di accademico nelle figure, che non sembrano sufficientemente indebolite dalle privazioni, dalle malattie e dalla lotta contro la morte.» – Richard Muther

L’arte romantica fa capolino nell’opera di Géricault con la resa degli stati d’animo. Il pittore aveva incontrato personalmente due sopravissuti della tragedia che gli avevano raccontato la loro esperienza emotiva. L’artista riuscì a riportare il tutto su tela in maniera magistrale. Tanti, infatti, sono gli stati d’animo che si colgono alla vista. Un’altra novità importante consiste nella scelta di uno stile epico per rappresentare una vicenda né storica né mitologica, ma semplicemente un fatto di cronaca contemporaneo al pittore. Un avvenimento che ha per protagonisti non eroi, ma uomini comuni.

Un personaggio famoso è ritratto tra i cadaveri della zattera della Medusa…

Un dettaglio macabro del naufragio è quello del cannibalismo. I superstiti della zattera, dopo circa 9 giorni, debilitati, cominciarono a mangiare i resti dei loro compagni morti. L’uomo coperto dal mantello rosso viene identificato come Ugolino della Gherardesca, il noto personaggio della Divina Commedia che si era appunto macchiato del peccato di cannibalismo nei confronti dei propri figli. In molti, però, hanno letto nei connotati dell’uomo la figura di un altro importante pittore contemporaneo a Géricault: Eugène Delacroix. Ciò potrebbe essere plausibile perché Géricault per la resa delle figure umane aveva avuto come modelli anche amici e conoscenti.

«La zattera condusse i sopravvissuti alle frontiere dell’esperienza umana. Impazziti, assetati e affamati, scannarono gli ammutinati, mangiarono i loro compagni morti e uccisero i più deboli.» – Jonathan Miles

Allegoria politica ed universale. Lo scandalo de “La zattera della Medusa” di Théodore Géricault

Sebbene Géricault abbia voluto raffigurare un fatto di cronaca, molti critici hanno interpretato il dipinto in chiave politica. Il capitano della nave sarebbe, secondo questa interpretazione, un esule monarchico rientrato in Francia alla caduta del regime napoleonico. L’uomo venne accusato di negligenza e l’opposizione politica ne approfittò per denigrare l’intera monarchia francese, rinata in quel frangente di tempo. Per tanti francesi era ancora vivo il ricordo di Napoleone e la restaurazione della monarchia rappresentava una sconfitta.

«È la Francia stessa, è la nostra società intera che si imbarca su quella zattera.» – Jules Michelet

La citazione risale al 1847 e per molti storici non va limitata soltanto alla Francia ma all’intera umanità, è così che l’immagine della zattera diviene il simbolo universale di un’umanità afflitta da morte e sofferenza. Quando la prima volta il quadro fu esposto suscitò pareri contrastanti. Molti non apprezzavano il distacco dall’arte classica, pur presente nei corpi umani, e la scena appariva priva di ordine a causa delle molte figure presenti. Tuttavia l’orrore e la sofferenza presenti sono resi in maniera così accurata da colpire la sensibilità dello spettatore, e questo è uno dei compiti più belli dell’arte.

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