Le Cariatidi di Modigliani. Art Nègre e il valore della spiritualità

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Le Cariatidi di Modigliani

Nei primi anni del ‘900 si consolida sempre di più l’interesse per quella che venne definita l’Art Nègre, soprattutto per quegli artisti che ricercavano la purezza ascetica e allegorica. Un’arte diversa dalle innovative avanguardie contemporanee e precedenti. Un’arte dalle origini lontane che fonda il suo valore non tanto sulle forme e sull’aspetto estetico, ma sul significato trasmissibile, sulla valenza rituale e religiosa. Una nuova corrente artistica circola tra le strade di Parigi, che a quel tempo rappresentava il punto centrale per l’arte, per gli innovativi ideali artistici che davano spunto a nuove opere. Tutto questo è facilmente individuabile in scultura con le Cariatidi di Modigliani.

La scultura di Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani, a partire dal 1912, si dedica ad un particolare tema: quello delle Cariatidi. Parliamo di un gruppo di sculture create dal 1912 al 1914, rese protagoniste anche di una decina di oli, create con le tonalità del rosso, della terracotta e del nero e ideate come dei fregi. Per questa esperienza artistica il pittore livornese risente sicuramente del contatto precedente con Brancusi e della sua concezione artistica.

Il rapporto con lo scultore romeno risale al 1909, quando Modigliani, affascinato dalle sue opere e dall’arte primitiva, decise di dedicarsi alla scultura. Questa parentesi artistica si concluse molto presto a causa dell’intolleranza alla polvere del procedimento scultoreo, nociva ai polmoni di Modigliani. Tuttavia prima della forzata interruzione, produsse molte rappresentazioni grafiche aventi per soggetto le Cariatidi, oltre alcuni dipinti ad olio che confermano l’ascendente della statuaria antica e l’avvicinamento alla nuova arte tribale.

Il critico e mercante d’arte Adolphe Basler parlava di Modigliani come di un artista completamente catturato dalla scultura, ossessionato in particolar modo da quella africana e dall’arte di Picasso così vicina alle forme nigeriane. L’Art Nègre entra nelle opere di Modigliani e prende il posto della pittura, dei ritratti di uomini che hanno dato fama al pittore. Era affascinato non solo dalla spiritualità, dal mondo esoterico, ma anche dalla forma degli oggetti di tradizione “negra” e della statuaria oceanica. Si può scoprire un altro Amedeo, un grande scultore, che lavorava la materia direttamente sul blocco e che, purtroppo, lasciò troppo presto questa tecnica.

Le Cariatidi di Modigliani. Mademoiselle Grain De Café

“Mademoiselle Grain de Café” è il nome dato a questa prima cariatide, dipinta ad olio, tra il 1911 e 1912. L’appellativo fu scelto da Paul Alexandre, amico del pittore, colui che lo introdusse al nuovo ideale artistico di arte africana e gli fece scoprire probabilmente il museo etnografico del Trocadéro.

Secondo Enrico Mascelloni, queste cariatidi rimandano a quelle di Yoruba, provenienti dalla Nigeria o a quelle dell’Oriente, in particolar modo a quelle egiziane, dalle quali Modigliani era molto affascinato. Questa particolare attenzione per le forme dell’antico Egitto è testimoniata anche dalla poetessa russa Anna Achmatova. Raccontando della visita al Louvre in compagnia di Modigliani, si sofferma sul grande interesse nel mostrarle la sezione egizia, ritenuta dal pittore come la più affascinante. Per quanto concerne quest’opera la stessa poetessa russa potrebbe essere stata d’ispirazione e musa. “Mademoiselle Grain de Café” è una semplice cariatide che non viene meno al suo compito. È raffigurata con le braccia rivolte verso l’alto e con le gambe inginocchiate, la coscia destra è arricchita da un volto, mentre alle sue spalle è stata dipinta la figura di un uomo.

Cariaride in piedi

Con “Cariatide in piedi” nuovamente Amedeo Modigliani resta fedele al soggetto ripreso frontalmente e con le braccia rivolte verso l’alto per adempiere al suo compito di elemento architettonico. Non è una novità. Altri artisti raffigurarono queste celebri donne di Carie, antica città della Laconia, sostenitrici dei Persiani e fatte prigioniere dagli Ateniesi. Sono sempre poste a sostegno degli architravi e proprio per questo la cariatide viene intesa come elemento architettonico di sostegno.

La novità nelle Cariatidi di Modigliani non è nel soggetto, ma negli archetipi a cui si ispirò. Non riprende i soliti greci e romani, ma riscopre la statuaria etrusca e africana. Le solite sculture classiche vengono sostituite da forme essenziali, ma forti, espressive. I colori non sono quelli del marmo – di cui erano costituite le cariatidi portanti -, ma quelli della terra.

Il grande busto rosso

Con “Il grande busto rosso” l’artista livornese raffigura solo metà busto di color rosso e contornato da un blu elettrico su un fondale chiaro. L’opera dimostra non solo l’attrattiva dell’artista per l’arte “negra”, ma anche l’elaborazione di quell’ideale che così tanto lo aveva affascinato. Una ricerca per semplificare le forme, per raggiungere la purificazione assoluta della linea del corpo umano legandola con gli schemi della figura africana.

Le Cariatidi di Modigliani. Il fascino per l’arte africana

Tra il 1905 e il 1906 a Parigi, l’arte africana inizia ad affascinare sempre più gli artisti che, interessati, studiano e rielaborano le nuove forme proposte. Un ideale artistico già conosciuto fin dall’Ottocento, ma che solo in quegli anni prende piede. Modigliani, attratto dalla novità, esamina e riadatta l’arte africana, la fa propria. Estrapola i vari elementi e li unisce alla sua formazione classica per maturare un genere singolare, che va individuato nella sua vera suggestione: i ritratti.

Forme basiche e indotte fino alla loro essenza, volumi corpulenti e linee ben marcate sono i punti essenziali della sua produzione grafica e pittorica tra il 1909 e 1913. Per comprendere al meglio questa nuova arte, bisogna spogliarsi e tornare allo stato primitivo. Ecco cosa fecero Modigliani, Picasso, Brancusi, Matisse ed altri, che scoprirono e mostrano al pubblico la vera essenza dell’arte nera, quella più profonda, quella nascosta, che non riguarda la mera esteticità, ma un valore più radicato, quello spirituale, quello dell’anima.

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