Le Cattedrali di Rouen di Monet. L’importanza dell’indagine visiva

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Cattedrale di Rouen di Monet. In pieno sole
In pieno sole

Con il ciclo su “Le Cattedrali di Rouen” di Monet, il pittore impressionista dà vita ad una serie di tele con lo stesso soggetto ripetuto, soggetto studiato con differenti punti di vista e in differenti orari. Si tratta, precisamente, di una serie di oltre 50 dipinti, creati tra il 1892 e 1894. Lo stesso processo fu applicato per altre tematiche come la serie dei “Covoni”, in primis, e le “Ninfee” successivamente.

Ciclo delle Cattedrali di Monet

Tra febbraio e l’aprile del 1892, Monet inizia la creazione della serie delle “Cattedrali di Rouen”, progetto che lo occuperà fino al 1894. In questo ciclo, di oltre 50 pezzi, il pittore francese analizza in modo metodico la trasformazione dei colori nelle diverse ore dell’arco della giornata avvalendosi di punti di visione diversa. Il soggetto non cambia, resta sempre la possente facciata dell’architettura gotica, ma le tele differiscono di volta in volta. Con questa ricerca, applicata anche ad altri soggetti precedentemente e successivamente a questo ciclo, il pittore francese vuole dimostrare la volubilità della visione, la certezza che ogni punto di vista, per quanto diverso, dimostri comunque la realtà. Con una tecnica totalmente innovativa, il risultato conclusivo è meraviglioso: le gocce di pittura riempiono la superficie dando un effetto quasi spugnoso, i volumi della possente costruzione sembrano reali, facendo percepire all’osservatore la potenza della cattedrale.

La Cattedrale di Rouen. La sera e il Primo sole

In questa prima angolatura (La sera), Monet raffigura l’architettura, protagonista celebre del ciclo, durante le ore del tramonto. La cattedrale è immortala come affievolita, quasi vuota. I colori che emergono tendono ad andare, più che su toni squillanti e vivaci, su toni scuri, che contribuiscono a creare questo tipo di atmosfera. Anche le aree che sono illuminate dal sole, nel dipinto, sono rese con un tono di giallo non lucente, ma spento, quasi opaco. Il punto di vista è pressappoco frontale, accordando un buono spazio per la realizzazione delle porzioni di destra e di sinistra. Alla sommità, si possono osservare le due torri raffigurate in modo definito rispetto al cielo che funge da sfondo.

Nella versione del primo sole, la cattedrale viene raffigurata totalmente “immersa” con i toni dell’azzurro e del giallo. La luce viene riprodotta così come rischiara l’imponente architettura durante quelle ore. Non è totale, non invade i diversi punti della tela allo stesso modo, con la stessa intensità, ma cresce da sinistra verso destra, da un blu spento decade verso un giallo vibrante e trasparente. La sagoma non è ben definita. Il punto di osservazione, questa volta, è dal basso verso l’altro e concede all’osservatore una visione monumentale della facciata della cattedrale. Nelle zone maggiormente luminose vengono meno i contorni, mancando così un punto di confine tra superficie e cielo.

La Cattedrale di Rouen. Luce mattutina e in Pieno sole

La cattedrale viene raffigurata quando è illuminata dalla prima luce del mattino. Il punto di osservazione è frontale, la tela non contiene l’intera facciata. Anche questa volta, Monet dimostra l’innovatività della propria arte. Dà la sensazione di guardare l’architettura da vicino, molto vicino così tanto da non poter far entrare l’intera costruzione nello spazio della tela. Guardandola in prossimità, il pittore fa in modo di far percepire all’osservatore i vari volumi, il rapporto tra vuoti e pieni, i punti illuminati e quelli dove ci sono le ombre. Sembra, quasi, di essere lì davanti per ammirare in toto la bellezza del soggetto.

Nel caso della riproduzione in pieno sole, la cattedrale è illuminata dal sole del mezzogiorno. Un sole forte, accecante tale da modificarne le forme. Nelle zone più illuminate, i profili non sono molto definiti, chiari. Le zone ombreggiate, quella del portone e del rosone, dimostrano dei tratti più precisi, ben netti, dando un’idea della tridimensionalità della struttura. Anche in questa tela, come nella raffigurazione della cattedrale alla luce mattutina, Monet si avvicina molto al soggetto che vuole raffigurare. Di conseguenza, la torre della zona superiore e le porzioni laterali sono state escluse. Nuovamente, avvicinandosi, Monet fa percepire, allo spettatore, i volumi, i contorni, i colori usati.

Conclusioni sull’intero ciclo. Le Cattedrali di Rouen di Monet

«Lavoro moltissimo, ma non posso pensare di fare altro che la cattedrale. È un lavoro enorme».

In questo modo si esprimeva il pittore francese verso il mercante e amico Paul Durand-Ruel. Al tempo di questa confidenza, non è risaputo a quale tela il pittore stesse lavorando, ma niente lo appagava. Il soggetto delle “Cattedrali” rappresentò per il pittore francese un motivo costante di sconforto e di inappagamento dei risultati ottenuti. Evidentemente questo era il suo personale modo di approcciarsi all’arte, di vivere la pittura, di svolgere il proprio mestiere: anche durante gli anni in cui riscuote successo da parte di un pubblico, non esprime mai parole di compiacimento.

Eppure, questa specifica serie rappresenta un traguardo per la pittura più moderna. Con questa sequenza, Monet dimostrò l’importanza dell’indagine visiva del soggetto. Il soggetto, l’architettura gotica, la cattedrale diviene il mezzo per dimostrare il potere della pittura nel raffigurare il dinamismo della luce che contribuisce a rendere vivido, vibrante, animato una struttura di pietra, qualcosa di così indifferente ed esanime. Sicuramente non fu facile raffigurare un soggetto del genere, cangiante per giunta a seconda del tempo, della luce del momento scelto, della presenza o meno del sole o di nuvole. Fu dunque un lavoro esasperante, come lo stesso affermò più volte, stanco dell’elaborazione soprattutto trattandosi di qualcosa per lui quasi inafferrabile. Lo sforzo, però, ha portato i suoi frutti: Monet fu in grado di raffigurare il tempo e la sua mutazione continua, spingendolo ad andare oltre, a non soffermarsi soltanto a ciò che i suoi occhi vedevano, facendo diventare una vera poesia ciò che era una semplice impressione.

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