“Le cinque persone che incontri in cielo” di Mitch Albom sulla vita

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"Le cinque persone che incontri in cielo" di Mitch Albom

Quando la vita ci pone davanti a dei bivi e a dei dubbi, spesso i nostri interrogativi non trovano soddisfazione. E così ci si arrovella e si riversano le incertezze sul quotidiano; queste creano ulteriori difficoltà. È una ruota che gira incessantemente e che si ripete in maniera continua. È tutto questo “Le cinque persone che incontri in cielo” di Mitch Albom.

La ruota della vita e la morte metafora d’impatto

La ruota è una delle simbologie che guidano il romanzo. Il protagonista Eddie, un irriducibile ottuagenario, lavora nel parco divertimenti “Ruby Pier” in cui si occupa della manutenzione dei macchinari. Ha alle spalle una vita lunga e travagliata, consumata dai sacrifici da un lato e alleviata da piccole gioie dall’altro. Ma ha vissuto ogni momento fino in fondo? Ha dominato un’esistenza spesso imbizzarrita e inafferrabile? Si chiede se i suoi ottantatré anni lo abbiano soddisfatto. Tuttavia, Eddie non ha tempo per rispondere alle domande. Muore all’inizio del romanzo a causa di un incidente sul luogo di lavoro, sacrificando la sua vita per salvare una bambina. L’inizio è certamente d’effetto e lascia una forte impronta nel lettore.

«Questa è la storia di un uomo chiamato Eddie e comincia dalla fine, con Eddie che muore sotto il sole. Potrebbe sembrare strano iniziare una storia dal finale, ma ogni fine è anche un principio. Solo che, quando sopraggiunge, lo si ignora.»

Non è un incipit canonico, ma si rivela essere funzionale al prosieguo del romanzo. Quando la morte sta per cogliere il protagonista, Albom ritrae alcuni momenti quotidiani di un uomo ignaro della sorte a lui riservata e li comunica al lettore, che invece sa. Questo iniziale procedimento fa sì che il tragico evento sia ancora più inaspettato e che l’impatto su chi legge sia più incisivo. Eddie non se l’aspetta e continua a lavorare normalmente. Non c’è un’attesa solenne della fine o un’eroica reazione prima della ingiusta, ma gloriosa resa. Nel momento in cui l’incidente avviene, prima di morire, il protagonista ha un breve attimo di lucidità, il tempo di porsi altri interrogativi per poi spegnersi. 

“Le cinque persone che incontri in cielo” di Mitch Albom. La struttura del Paradiso

Il succo del romanzo ha luogo da questo fatale episodio. Eddie raggiunge un suo personale Paradiso: l’articolazione è abbastanza inconsueta, non tanto per i livelli che attendono il defunto, ma quanto perché ogni diverso ambiente corrisponde ad un luogo che ha realmente segnato l’esistenza del protagonista. Inoltre, al suo interno l’uomo dialoga con cinque personaggi già conosciuti in vita e che in questo frangente fungono da guide.

Tale costruzione acquisisce un profondo significato sia perché rimanda ad una struttura molto diffusa del regno celeste, sia perché connette ogni tappa raggiunta ad un piccolo frammento di saggezza in più. Infatti, se nel primo incontro con l’Uomo Blu che lo accoglie all’ingresso del suo paradiso, Eddie è sconvolto e confuso, nell’ultimo toccante viaggio con la quinta persona troverà un filo conduttore con la causa e la dinamica della sua morte. 

I legami della vita e la contemplazione di sé del mondo

Nel mezzo di questa esperienza ogni incontro gli farà capire una verità insondabile. Ogni gesto commesso o parola pronunciata ha lasciato un solco profondo, una traccia nell’esistenza altrui, anche se non ne siamo consapevoli. La saggezza di questo romanzo risiede proprio nel messaggio espresso a chiare lettere dall’autore: la vita è basata sui legami che intessiamo con il resto del mondo.

«Ogni persona ne influenza un’altra, e questa ne influenza un’altra ancora, e il mondo è pieno di storie, che in realtà sono sempre la stessa

Per quanto la morte colpisca Eddie all’improvviso e violentemente, il messaggio di Mitch Albom non tende a voler reprimere gli interrogativi che ogni giorno ci si pone. Non è una perdita di tempo contemplare il mondo e il proprio ruolo all’interno di esso, bensì è uno dei momenti più solenni. Il viaggio di Eddie nulla ha a che vedere col Paradiso cristiano e non apre spinose questioni religiose, ma si limita a toccare lievemente le corde più trascendenti presenti in chiunque. Infatti, ogni tappa è simbolo di un messaggio dal respiro ampio che esplora i recessi più intimi dell’anima e della coscienza.

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