Le “Lettere a Lucilio” di Seneca ridonano all’uomo tempo e libertà

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Le "Epistulae morales ad Lucilium - Lettere a Lucilio" di Seneca
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Le “Epistulae morales ad Lucilium – Lettere a Lucilio” di Seneca sono considerate il suo grande capolavoro. Si tratta di 124 lettere divise in 20 libri e indirizzate al suo caro amico e discepolo Lucilio. Il giovane era un cavaliere romano, originario della Campania e, al tempo della composizione dell’opera – 62 d.C. -, da poco governatore della Sicilia.

“Lettere a Lucilio” di Seneca. Testamento spirituale per i giovani di tutti i tempi

In realtà sembra che l’epistolario sia stato concepito come opera e che quindi la corrispondenza scritta sia stata solo un espediente letterario per veicolare nel migliore dei modi il suo contenuto. I temi trattati infatti abbracciano tutte le sfumature dell’esistenza umana riflettendo sui significati della vita e del tempo, sulla morte, sull’anima e sui comportamenti dell’uomo – moralità, distacco dalle passioni, fragilità umana, amicizia e molto altro -, cercando al tempo stesso di fornire degli insegnamenti.

Le “Epistole a Lucilio” non sono solo per il suo discepolo, ma sono destinate ai giovani di tutti i tempi, perchè la materia trattata ha una validità eterna come la natura umana e la vita del mondo. Più che un epistolario è una sorta di testamento letterario. Le Epistole contengono le riflessioni di una vita e sulla vita, sono il lascito di un “papà” per aiutare un figlio ideale a muovere i suoi passi nel mondo con saggezza e consapevolezza. E il figlio sono i suoi discepoli, come Lucilio, e i suoi lettori al di là del tempo.

L’espediente epistolare e lo stile informale adempiono perfettamente al compito di trasmettere un contenuto filosofico e moraleggiante in una forma che rompe la lontananza accademica e rende Seneca vicino e accessibile. Per sfiorare i vari aspetti del vivere umano, il saggio latino ricorre alle vicende del giovane discepolo Lucilio e, con il pretesto di aiutarlo nel suo nuovo incarico di governatore, introduce i vari temi trattati. Questo continuo riferimento alle vicende private di Lucilio ha fatto pensare alla critica che effettivamente potrebbe essere avvenuto anche un reale e privato scambio espistolare tra i due.

La filosofia per Seneca. Un’eterna ricerca

Seneca aveva una concezione molto alta della filosofia: la considerava la teoria e la pratica del vivere bene. Lo scopo principale è quello di mettere ordine nell’animo del singolo al fine di integrarlo all’interno della società. La perfezione dell’io è considerata una forma di ascesi spirituale, definita verticale perché destinata ad incrociarsi con l’ascesi orizzontale, che riguarda la moltitudine degli uomini presenti nella società.

Per Seneca è fondamentale l’analisi del mondo interiore dell’individuo, proprio questo lo porta a scegliere il mezzo epistolare. La lettera permette di mettere in rilievo i moti interiori della persona senza l’utilizzo di alcun filtro, ma Seneca fa molto di più: eleva la semplicità dell’epistola mediante la grandezza filosofica degli argomenti trattati. Fondamentale anche l’utilizzo di metafore e similitudini. Il riferimento ad elementi concreti della realtà consente a chiunque di comprendere meglio concetti complessi come quelli filosofici, mentre nella letteratura precedente tali espedienti erano semplicemente abbellimenti stilistici nelle “Epistole a Lucilio” si trasformano in strumenti di conoscenza. In più il periodo è spesso frammentato dal punto di vista sintattico, proprio come accade molto spesso in una comunissima missiva.

La centralità del tempo nelle Epistole a Lucilio

Uno dei temi centrali dell’opera è quello del tempo, presente fin dalla prima lettera. Secondo Seneca l’uomo può giungere verso la sapienza liberandosi dalle passioni terrene e l’inizio di tale processo si ha con la riappropriazione di sé stessi, da qui la famosa esortazione «Vindica te tibi», ossia rivendica a te stesso. Tale processo può avere inizio monitorando il tempo che si ha a disposizione. Il tempo scorre via veloce, di conseguenza l’uomo deve essere abile a custodirlo.

Purtroppo l’uomo non sempre attribuisce il giusto valore al tempo, al punto da trascorrere parte della vita ad oziare o  peggio ancora a fare del male agli altri. I giorni passano veloci, ma gli uomini rimandano ogni cosa pensando erroneamente di avere tanto tempo a disposizione. Eppure non è così e sulla vita delle persone incombe la morte, pertanto Seneca esorta a vivere l’oggi e a non curarsi del domani, in quanto il giorno successivo potrebbe non vedere la luce. Esemplari alcuni passi tratti dalla prima epistola.

«Fa così, mio Lucilio: rivendica a te stesso la proprietà di te stesso, e il tempo che finora o ti veniva portato via o ti veniva sottratto o ti sfuggiva, raccoglilo e custodiscilo. [] In questo ci sbagliamo, che guardiamo la morte lontano avanti a noi: invece gran parte di lei è già alle nostre spalle. Tutto il tempo dietro a noi, lo tiene in pugno la morte. [] Infatti, come è sembrato ai nostri antichi, è troppo tardi risparmiare quando si è al fondo. Al fondo non resta solo la parte minore, ma anche la peggiore.»

L’inesorabile scorrere del tempo 

Molto efficace la massima finale della lettera in cui Seneca paragona la fine della vita alla botte del vino quasi vuota. È importante risparmiare il vino quando la botte è ancora piena, altrimenti alla fine rimangono solo i detriti; la stessa cosa vale per la vita. L’uomo deve saper organizzare il proprio tempo al fine di vivere pienamente la vita e di migliorarla sempre. Questo è  fondamentale anche per liberare l’essere umano dall’ansia per il futuro, a tal proposito appare pregnante il passo 8 dell’epistola 101.

«Non rinviamo niente; saldiamo ogni giorno i conti con la vita. Uno dei più grandi errori nella vita sta nel fatto che rimane sempre incompiuta, che qualcosa di essa viene differito. Chi dà ogni giorno l’ultima mano alla sua vita, non ha bisogno di tempo: invece da questa mancanza nasce il timore e l’avidità di futuro, che rode lo spirito.» 

 “Lettere a Lucilio” di Seneca. Libertà morale messa a rischio…

Dal momento che il perfezionamento individuale è un momento molto delicato, è importante che il singolo individuo non si lasci contagiare dalle idee della massa, soprattutto dalle persone oziose e dalla gente corrotta. In particolare l’attacco di Seneca era rivolto agli assidui frequentatori degli spettacoli dei gladiatori, pratica assolutamente mal vista dal filosofo romano. Secondo Seneca tali persone non erano in grado di migliorare sé stessi e gli altri, in quanto sempre propensi a scatenarsi liberando i loro istinti peggiori. Questa massa corrotta finisce per influenzare negativamente il singolo, che diventerà nuovamente avido di piaceri finendo per essere crudele e inumano. Una semplice frase tratta dall’epistola 7 riassume tutto questo.

«Non torno mai a casa con lo stesso stato d’animo con cui ne sono uscito.» – Epistole a Lucilio

…dalla folla e dalla schiavitù

La moralità dell’individuo è legata anche al problema sociale della schiavitù. Nell’epistola 47 Seneca loda Lucilio perché quest’ultimo ha semplicemente rimproverato verbalmente un suo schiavo piuttosto che punirlo corporalmente. Il filoso romano sostiene che la crudeltà non può avere effetti positivi, anzi in questo modo i servi possono diventare dei pericolosi nemici, se invece vengono trattati con moderazione possono essere dei fedeli alleati. In quegli anni erano frequenti le rivolte di alcuni gruppi di schiavi a causa dei maltrattamenti subiti, Seneca appoggia le loro rivendicazioni tanto che all’interno dell’epistola ribadisce, a coloro che etichettano in maniera dispregiativa gli schiavi, che non sono servi ma uomini e coinquilini. Con quest’ultimo termine, in particolare, Seneca allude al fatto che ricchi e poveri, sulla terra, sono in realtà uguali perché accomunati dalla stessa sorte in quanto anche gli uomini liberi sono ugualmente schiavi.

«Uno è schiavo del piacere, un altro dell’avidità, un altro dell’ambizione, tutti dell’aspettativa, tutti della paura.»

Al contrario chi è giuridicamente schiavo può essere libero interiormente. Questo ci fa comprendere che un problema sociale quale quello della schiavitù non interessasse a Seneca come questione concreta, ma come un problema morale. Così anche la questione della schiavitù si riallaccia al problema della moralità dell’individuo. Quello delle “Lettere a Lucilio” di Seneca è sicuramente un testo accattivante soprattutto perché, nonostante sia stato scritto moltissimi secoli fa, si presenta fortemente attuale. Del resto l’intento di Seneca era proprio quello di comporre un’opera utile per l’intera umanità.

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