“Le piccole libertà” di Lorenza Gentile rompe le attese della vita

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"Le piccole libertà" di Lorenza Gentile

Oliva è il nome della protagonista in “Le piccole libertà” di Lorenza Gentile. L’autrice trasmette attraverso tutto il suo amore per la città di Parigi da sempre nota per le sue bellezze artistiche, per le prelibatezze della pâtisserie e per i paesaggi che rapiscono l’anima.

Lo fa attraverso Oliva, la protagonista e la voce narrante di questa storia. L’arco temporale è di circa due settimane e ogni capitolo porta il nome in francese dei giorni della settimana. Oliva ci porta con sé per le strade di Parigi, rendendoci partecipi della sua storia, delle nuove amicizie, dei nuovi amori ma soprattutto della sua vita, che dopo questo vacanza non sarà più la stessa. Perché come diceva Hemingway: «Ci sono solo due posti al mondo dove possiamo vivere felicemente: a casa e a Parigi».

“Le piccole libertà” di Lorenza Gentile gravita intorno le attese. Paris est toujours Paris

«L’unica vera responsabilità che abbiamo è essere felici.»

Una volta che si respira la libertà non se ne può più fare a meno. È questa la prima lezione che Oliva apprende appena mette piede a Parigi. Scopre che esiste un modo molto diverso di stare al mondo. Quando si sta in pace con se stessi i problemi sembrano più leggeri e si riesce anche a fare del bene agli altri. 

«Ci sono piccole libertà che ci cambiano per sempre. Perché tante piccole libertà ne fanno una grande.»

Un tema ricorrente in tutto il romanzo è quello dell’attesa. L’attesa dell’eccentrica zia Vivienne che per giorni non si farà trovare. L’attesa del clochard John che tra un pensiero filosofico e un libro di poesie attende la sua amata. Oliva che attende di ritrovare se stessa e nel frattempo pensa alla decisione giusta da prende. Questa comune condizione umana dell’attesa richiama alla mente una delle più celebri opere teatrali di Samuel Beckett, “Aspettando Godot”.

«Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.»

Tutto ha inizio da una lettera

Oliva ha 30 anni, è “nel mezzo del cammino” della vita, quell’età in cui si comincia a mettere tutto in discussione. Quell’età in cui sei troppo giovane per accontentarti, ma neanche tanto per fare scelte azzardate; quell’età in cui non sei più disposto a fare ciò che non ti va fare, di tollerare ciò che non ti fa stare bene soltanto per accontentare gli altri.

«Non ho più certezze, anzi una ce l’ho. Non dirò più sì quando voglio dire no, non sorriderò più se ho voglia di piangere, non farò più niente solo perché qualcuno se lo aspetta da me, non forzerò più me stessa per compiacere gli altri.»

La sua vita scorre quasi del tutto serenamente. Verrebbe da pensare che tutto procede bene, ma nessuno immagina che Oliva soffre di insonnia e di tachicardia, che viene seguita da una psicologa e che a volte sente dentro un vuoto incolmabile. La vita è un mare in tempesta, basta imparare a tenersi in equilibrio sulla tavola da surf. Eppure Oliva si sente costantemente sotto esame, fuori tempo, fuori forma. Ma ecco che arriva una lettera, da questo momento nulla sarà più come prima.

Come un mare in tempesta, la sua vita viene stravolta, si susseguono pensieri discordanti. Da un lato la felicità eccentrica, libera e improvvisa. Dall’altro lato il senso del dovere, quel restare nei “tempi giusti”. Ma se fare le “cose giuste” renderebbe felici solo le vite degli altri, allora sono davvero le scelte giuste? Olivia rimette in discussione la sua vita e le sue scelte, guidando il lettore in un turbine di riflessioni e tensioni che, senza troppi strappi, si sposta dalla scrittura di Lorenza Gentile al flusso interiore di chi legge, in un dialogo che arricchisce vicendevolmente.

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