Trentasei vedute del monte Fuji di Hokusai. Divina indifferenza

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La grande onda di Hokusai. Trentasei vedute del monte Fuji
La grande onda di Kanagawa

È il 1831 quando il grande pittore giapponese Katsushika Hokusai dipinge le “Trentasei vedute del monte Fuji” – negli anni successivi saranno conosciuti anche in Occidente – realizzando una pittura statica e incantando i grandi autori occidentali come MonetDegas, van Gogh e Gauguin. Il pittore ha 70 anni ed ancora non si sente un vero artista. 

«Dall’età di sei anni ho sentito il desiderio di dipingere qualsiasi cosa vedessi intorno a me, ma solo adesso all’età di 73 anni, ho parzialmente capito la vera forma e il carattere di uccelli, pesci e piante… a novanta riuscirò a penetrare nel vero, intimo, significato delle cose… a 100 riuscirò a raggiungere un alto livello di perfezione e solo a 110 anni sarò un vero artista.»

Non li raggiugerà mai, in quanto morirà a 89 anni, ma malgrado ciò, sicuramente ci ha lasciato una raffinata produzione artistica.

Sono anni particolari per l’artista, ha da poco perso la moglie e vive in ristrette economiche. Nel Giappone vige ancora un “regime feudale” e ci si trova a combattere contro la paura di essere annientati dall’invasione culturale ed economica occidentale. La fine dell’isolamento si fa coincidere con il 1853, anno in cui vengono sottoscritti trattati di scambi reciproci con le potenze occidentali. Così il Paese si avvia ad una serrata innovazione industriale, economica, culturale. I dipinti di Hokusai arrivano in Europa per la prima volta sotto forma di involti, usati per proteggere oggetti di porcellana. I grandi artisti ne sono letteralmente rapiti. Il dipinto la “Grande Onda” è ancora oggi, una delle icone delle pittura mondiale, conosciuto anche al grande pubblico alla pari di dipinti come la “Monna Lisa” o la “Notte Stellata” di van Gogh.

“La grande onda di Kanagawa”. Analisi

Tra le “Trentasei vedute del monte Fuji” di Hokusai si annovera il ritratto di una grande onda che si abbatte sui pescatori come una piovra rabbiosa, facendo vacillare le misere imbarcazioni. Questa xilografia è la prima della raccolta e ha fortemente contribuito a rendere mondiale la fama di Hokusai. Seppur di piccole dimensioni, raffigura una scena di grande impatto visivo, acuita dall’uso dei colori in cui domina il blu di Prussia. Qui il monte sembra perdersi tra le onde del mare tempestoso. Forte è il contrasto tra la violenta dinamicità delle acque e la solenne staticità del monte sullo sfondo. Ne risulta una natura incurante dell’uomo, dotata di una forza inarrivabile e divina. L’onda è ritratta quasi antropomorfizzata, divenendo una enorme mano che sembra artigliare le imbarcazioni. Da lontano assiste alla scena il monte Fuji, impassibile, sotto un cielo placido e luminoso, incurante della sorte umana.

Mentre l’onda sta per abbattersi si coglie l’equilibrio perenne dell’universo, in bilico tra i simboli eterni dello yin e dello yang, del bene e del male. Sembra sintetizzare lo spirito religioso che anima il Giappone: la fugacità delle cose del buddismo unita all’onnipotenza della natura nello scintoismo. La Grande Onda si alza gigantesca in un fragore di spruzzi e ricorda la fragilità umana di fronte alla forza e all’onnipotenza della natura. L’onda, manifestazione della natura e della violenza del mare in tempesta, scaglia i suoi flutti mentre le piccole imbarcazioni arrancano, senza possibilità di salvezza.

Il sacro e solenne monte. Le “Trentasei vedute del monte Fuji”

Le “Trentasei vedute del monte Fuji” di Hokusai, divenute poi 46 dopo il successo che ne seguì, sono xilografie, incisioni sul legno, tutte raffiguranti il monte Fuji, definito monte «senza pari», montagna sacra per lo schintoismo (la religione giapponese), ma anche per il buddismo e il taoismo. Il monte, in verità, è un vulcano parzialmente inattivo che non erutta da circa 300 anni. È alto circa 3780 metri ed è la più alta cima del Giappone, sorge nella parte centrale dell’isola di Honshu, vicino alla capitale Tokyo. Meta di pellegrini ancora oggi, lungo i suoi pendii sorgono importanti templi e secondo una leggenda è la dimora della dea depositaria dell’elisir della vita, la sorgente del segreto dell’immortalità.

Nelle xilografie dedicate al monte Fuji Hokusai ritrae il monte rappresentandolo ora in primo piano, ora appena intravisto, nel variare delle stagioni e delle ore del giorno. Ai piedi dell’elegante cono si svolge la vita dell’uomo, ritratto mentre lavora, sale al monte stesso o ne discende. Accanto al monte il pittore ritrae ampi squarci della natura, profonda passione dell’artista che rende attraverso sapienti tratti. Il monte sembra osservare gelido l’affannarsi dell’uomo, con le sue cime perennemente innevate, immobile, come una sorta di idolo.

Con “Il Fuji in rosso” il monte si può ammirare in tutto il suo fulgore, i colori netti e l’immagine statica rende la sua solennità e maestosità. In “Il temporale sotto la cima” lo si vede invece con la sua cima innevata che fa capolino tra le nuvole, ritenute segno visibile di buon augurio e del respiro della natura. Particolarmente bella è “Umegawa nella provincia di Sagami” in cui si nota ai piedi del vulcano una laguna con stormi di tsuru, le leggiadri gru giapponesi simbolo di fedeltà, longevità e salute, spesso presenti nel corredo dei samurai e nelle leggende orientali. In “Ejiri nella provincia di Suruga” la scena non è più statica, un dinamismo allora sconosciuto nella pittura occidentale anima fa volare in cielo fogli di carta e smuove le vesti delle persone. Ma tra tutte le “Trentasei vedute del monte Fuji” di Hokusai è con “La grande onda di Kanagawa” che il Maestro dà il meglio di sé.

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