“L’enigma dell’ora” di Giorgio De Chirico. Il tempo dell’inconscio

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"L'enigma dell’ora" di Giorgio De Chirico

“L’enigma dell’ora” di Giorgio De Chirico (1911) si pone tra i quadri più emblematici della sua ricerca spirituale e artistica. In questa tela è rappresentato il tema – già affrontato dai cubisti – dello spazio pittorico sviluppato da molteplici punti di vista, colti simultaneamente. Nella tela De Chirico utilizza due differenti prospettive: nella figura in primo piano il punto di vista è centrale, mentre le arcate del portico sono viste da destra verso sinistra.

L’ambientazione, che richiama le “Tre arcate in un paesaggio” di Bocklin (1872), richiama il centro storico di Torino, che ha fornito diverse scenografie ai suoi quadri e di cui si riconosce proprio l’orologio al centro dell’attenzione. Il dipinto infatti si colloca nella serie delle opere “Piazze d’Italia”. Tra le arcate della stazione, compaiono, oltre l’orologio, anche tre figure umane. Una donna di spalle in primo piano, un uomo nella seconda arcata di destra e una terza persona affacciata al primo piano. Nessun elemento permette di capire l’identità, il ruolo, i rapporti. La pittura di De Chirico è quasi una scrittura di sogni.

“L’enigma dell’ora” di Giorgio De Chirico

Il dipinto ad un primo colpo d’occhio rassicura. Il paesaggio è quotidiano, monotono, quasi noioso nella sua cadenzata ripetibilità. Anche l’archittettura non ha rischi o eccessi, lineare e strutturata si inserisce con i suoi archi e le sue facciate in un’ordinarietà di base. Non è la prima volta che Giorgio De Chirico ricorre a queste ambientazioni, ma sopra questa calma apparente, in un altro livello della percezione, si innalza un mondo spirituale completamente diverso da quanto arriva alla sola vita.

Il pittore in questo modo riesce ad esprimere la vastità, la solitudine e incomunicabilità della condizione umana, soprattutto un senso di dolce malinconia. L’opera è aperta all’inconscio, svela il mondo altro e profondo della psiche, un mondo enigmatico, senza appigli e senza mappe.

«De Chirico usa il trompe l’oleil, così come un criminale rassicura la vittima: non abbia paura. Ecco, qui c’è un campanello, la finestra è una vera finestra, la porta è aperta, basta chiamare… ma inganna lo spirito. […] De Chirico usa la realtà nella sua forma più fredda e in una esteriorità credibile, sottilmente, corrodendo all’interno l’opera stessa e il senso della sua apparenza. Picasso smonta per riassemblare, de Chirico assembla per smontare, in una ricerca della vera sostanza dei fenomeni e dell’esistere.» – Jean Cocteau

De Chirico mostra la realtà dell’ombra, dell’altro aspetto dell’Io. Il quadro, tratteggiato con l’uso sapiente di colori cupi – tra cui un giallo con tonalità marrone – richiama l’atmosfera dei romanzi gialli o dei film polizieschi. 

Jung e De Chirico sul mistero dell’incoscio

“L’enigma dell’ora” di Giorgio De Chirico, come le altre sue opere su questa scia, lo rendono il pittore di misteri. Ha l’abilità di rendere immobili sulla tela figure ed elementi, inquietudini e stati d’animo perturbanti. Realizza composizioni misurate e ferme, da cui scaturiscono emozioni istintive e gravemente remote. Trasmette il senso di sgomento di fronte alla desolazione e all’angoscia dell’uomo. Giorgio De Chirico mostra la lucidità che sorge dal profondo, dall’astrattezza del dubbio, dalla rassegnazione nell’impossibilità dell’uomo ad approssimarsi alla verità. 

«De Chirico è un mistico per temperamento, un ricercatore tragico che non è mai riuscito a trovare l’oggetto delle sue ricerche. Sul suo autoritratto egli scrisse: “Et quid amabo nisi quod aenigma est? (Che cosa amerò se non l’enigma?). » – Jung

Non ci si aspetterebbe altro dal fondatore della pittura metafisica. Come nota Jung nei suoi scritti, De Chirico nella sua rappresentazione onirica della realtà ha subito certamente l’influenza di Nietzsche. Il filosofo torna nella visione di una vita senza un profondo significato, dominata dall’insensatezza e dal vuoto.  Ecco che nel riportare questa percezione, “L’enigma dell’ora” suscita in chi lo vede reazioni contrastanti: sconcerto, imbarazzo o repulsione.

Ogni oggetto presenta due aspetti: quello comune che tutti scorgono e quello spirituale e metafisico, che solo pochi individui riescono a vedere. Cosi l’orologio – oggetto caro già a i surrealisti per la sua portata simbolica –  catalizza l’attenzione e congela il tempo. Con le sue lancette ferme, non si capisce se sia un orologio funzionante o rotto. Di certo trasmette la sensazione di un limbo, una dimensione senza tempo, dove tutto è in attesa, in potenza, immobile. L’angoscia di un’aspettativa, che in realtà non si conosce, scandisce il ritmo di un tempo metafisico, quello che regola l’incoscio.

«Se si dà libero sfogo alle attività dell’inconscio si corre il rischio che i contenuti inconsci acquistino il sopravvento, o manifestano il loro aspetto negativo o distruttivo.» – Jung

Cosa rappresenta “L’enigma dell’ora”? Probabilmente, come sostiene Jung, l’ora e il tempo delle visioni dell’inconscio.

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