“Gli amanti” di Magritte. Impossibilità o perfezione d’amore

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Les amants - Gli amanti di Magritte
Les amants – Gli amanti di Magritte. Seconda versione 1928

Ai due anonimi protagonisti de “Les Amants – Gli Amanti” di Magritte accade un po’ quanto dipinge con le sue parole G. García Marquez.

«Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi più fare a meno… e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantatré anni sette mesi e undici giorni notti comprese» – “L’amore ai tempi del colera” di Gabriel García Marquez

La versione del 1928 è quella più famosa, ritorna spesso nell’arte di questi anni ed al momento è conservata al Moma di New York. In altre versioni, gli amanti sono raffigurati a viso scoperto o uniti da un gesto tenero. In questo caso il pittore belga decide di adagiare sulle due figure un lenzuolo candido, color bianco, che avvolge i loro capi, celando le identità. Un comune drappeggio, che diviene un vero e proprio schermo per lo spettatore. Quest’ultimo è quasi “bendato”, deve comprendere cosa ha davanti, deve percepirne il messaggio, ascoltando soltanto la propria interiorità.  Tuttavia, per quanto il lenzuolo candido copra i volti e le espressioni dei due personaggi, è reso con un estremo realismo tale da rendere “vivi” i due soggetti.

“Les Amants – Gli Amanti” di Magritte. L’impossibilità dell’amore

Nella versione newyorkese, su di uno sfondo completamente “anonimo” e decorato da un semplice elemento architettonico, sono delineate due figure. Al centro si stagliano i due amanti, l’uno tende verso l’altro, cercando di sfiorarsi, ma il bacio resta lì oscillante tra i corpi. I due amanti sono uniti da una travolgente passione, i loro volti sono coperti da un panno bianco che cela le loro individualità. Un bacio quasi “impossibile”, un bacio passionale, quanto tormentato. I due amanti consumano un amore silente, tacitamente uniti, adoperano e comunicano soltanto con il linguaggio fisico, quello più viscerale radicato in ognuno di noi.

Siamo di fronte ad una delle principali opere surrealiste con cui è più facile entrare in connessione, una sensazione che si può sentire addosso, la possibilità di vestire i panni di quegli amanti che vediamo davanti a noi. Il senso di impossibilità è quello che pervade l’intero dipinto, un filone idealistico adoperato per la creazione dei dettagli come le linee inconciliabili, l’uso emblematico della cromia, fino al messaggio intrinseco. È un’aspettativa mancata, un’unione che tende a tardare e accresce maggiormente la disillusione. Il panneggio latteo, quasi marmoreo, copre i capi e sottolinea questo messaggio dell’impossibilità, del fallimento della congiunzione, dell’insuccesso dell’unione e di un morbido e caldo contatto. In questo caso, l’attaccamento si trasforma in attese, in desiderio, nell’aspettativa, ma non nella fusione dei due corpi. Lo stesso spettatore vive queste emozioni, immediatamente, non appena si presentano i due davanti ai suoi occhi.

Si avverte una vera e propria rottura tra ciò che è celato e ciò che è visibile, tra il desiderio di unirsi e la sua irrealizzabilità, tra l’idea del non finito e la completezza dello scenario. Una scena sospesa in un’atmosfera attuale, un ricordo vivido è ciò che rendono questo dipinto un capolavoro. “Les Amants” diventa il manifesto dei sentimenti di attesa, della disperazione, dell’amore così uterino dell’essere umano che ricerca senza sosta e che mai rinuncerà a voler vivere.

Le origini del velo bianco nel ricordo della madre. “La storia centrale” di Magritte

L’uso del panneggio coprente ricorre spesso nella carriera artistica di Magritte. Di questa opera esiste un’ulteriore versione, conservata al National Gallery di Canberra in Australia. Gli amanti, questa volta, sono stati raffigurati con i visi vicini, uniti, ma il loro volto è ancora bendato. A tal proposito è necessario citare la “Storia Centrale” di Magritte del 1928, perché è l’opera del pittore considerata da David Sylvester come quella in cui riaffiora maggiormente il collegamento con il suicidio della madre.

A soli 12 anni, Magritte visse in prima persona un grave lutto, la morte della madre suicida gettatasi in un fiume. Al ritrovamento del corpo, la vestaglia le copriva il volto, alla medesima maniera adottata nella descrizione degli innamorati che raffigurò posteriormente. Tuttavia, lo stesso Sylvester ipotizzò che l’uso dei visi velati sia, sì, collegabile alla violenta morte della madre, ma che tale episodio non sia all’origine della riproduzione dei volti nascosti. La visione delle fisionomie coperte inoltre si inserisce in un filone ideale del nesso visibile-invisibile, così caro al pittore belga e spesso presente nelle sue opere. Il tema rimanda al filone dell’indugio: non è immediato, non si mostra a prima vista al nostro sguardo. Anzi, ci spinge ad andare oltre, a ricercare il significato scavando nel profondo, sviscerando il vero messaggio. Come lo stesso affermava, nel “Le parole e le immagini” nel 1929:

«Un oggetto può implicare chi vi siano altri oggetti dietro di esso.»

Un amore impossibile o il migliore?

Quale messaggio si può cogliere dall’opera? Oltre l’angoscia, l’impossibilità della congiunzione carnale e non solo, si può leggere il destino dei due amanti con una diversa chiave? E se il pittore surrealista avesse voluto dimostrare la solidità dell’amore, un amore così forte e stabile che non necessita di percepire, di avvertire, di sfiorare? Magritte nuovamente lascia libera interpretazione allo spettatore, preso dalle proprie emozioni. Cosa si trova dinnanzi? Un amore fermo al capolinea, che non riesce, non può, anche se vorrebbe, continuare la sua corsa? Oppure un amore così impossibile da diventare il più bello da poter vivere? Ancora una volta, è lo spettatore a decidere, ascoltando soltanto il proprio inconscio, è la possibilità che anche a distanza di anni il grande pittore surrealista regala ai suoi affezionati osservatori.

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