“L’esclusa” di Luigi Pirandello. La parabola del disfacimento

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"L'esclusa" di Luigi Pirandello

“L’esclusa” di Luigi Pirandello è il suo primo romanzo. Il titolo inizialmente pensato da Pirandello è “Marta Ajala”, ma quando il romanzo viene pubblicato nel 1901 sulle pagine della rivista “La tribuna”, prende il nome de “L’esclusa”. La pubblicazione in volume è del 1908, Pirandello lavora al testo anche negli anni seguenti per arrivare alla stesura definitiva del 1927.

Sebbene in apparenza la storia segua il modello naturalista fondato sul nesso causa-effetto in ordine cronologico, in realtà anticipa le caratteristiche degli altri romanzi pirandelliani e di gran parte della letteratura che viene fuori tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Abbiamo quindi temi come la crisi d’identità, il contrasto realtà/apparenza e soprattutto il relativismo. Nulla è più certo nella realtà in cui si vive, si pensa di possedere la verità assoluta, ma non è affatto così.

“L’esclusa” di Luigi Pirandello fra descrizione naturalista e introspezione psicologica

Le sequenze narrative non predominano all’interno del romanzo, al contrario prevalgono quelle descrittive e riflessive. Se le prime richiamano il modo di narrare dei naturalisti, attenti alla resa dei minimi particolari, le seconde anticipano il romanzo del Novecento. Le descrizioni sono molto accurate, soprattutto quelle dei personaggi approfonditi nell’aspetto psicologico, sociale e culturale attraverso rispettivamente le abitudini, gli interessi e gli ideali. La scrittura di Pirandello deve la sua incisività al ricorso di numerose similitudini e metafore.

Tutti i fatti presentati seguono una logica per cui ad ogni causa corrisponde un effetto, tuttavia nello stesso tempo ogni avvenimento della vita di Marta è determinato da una serie di sfortunate circostanze casuali che finiscono per rendere reale ciò che in realtà è falso. Marta, nonostante tutto, è un personaggio forte e non vuole assolutamente mostrarsi fragile di fronte agli altri. Una volta esclusa dal paese in cui vive, prova ad emanciparsi attraverso il lavoro, si ribella alle regole soffocanti del suo piccolo paese. Il tentativo di ricostruire la sua vita a Palermo fallisce col ritorno al paese d’origine e il ristabilimento dell’ordine iniziale. Non a caso il romanzo presenta una struttura a parabola: la vita di Marta dopo aver raggiunto l’ascesa palermitana subisce una brusca discesa che la riporta al punto di partenza, al piccolo paese asfissiante. Il finale è chiuso, caratteristica ancora tipica dei romanzi ottocenteschi.

La visione della società

La storia di Marta può essere letta non solo come espressione di una società fortemente arretrata, legata a determinate convenzioni sociali e familiari, ma soprattutto patriarcale, a tal proposito sono significative le parole pronunciate da Francesco Ajala, il padre di Marta:

«Giusto è che una figlia insudici il nome del padre! Che si faccia scacciare come una sgualdrina dal marito, e poi venga ad insegnarne l’arte alla sorella minore!» – Francesco Ajala, capitolo III

È probabile che l’atteggiamento di Francesco, di Rocco e dell’intero paese sarebbe stato diverso se il presunto adulterio fosse stato consumato dal marito piuttosto che dalla moglie. Da questo punto di vista il romanzo è molto attuale, ancora oggi purtroppo nella nostra società ci sono realtà marcatamente patriarcali. Cambiano gli usi e costumi, ma molte mentalità sono chiuse e poco inclini al cambiamento. Restano eterne  le tematiche relative alla frantumazione dell’io e all’incomunicabilità umana.  Conoscere, leggere, approfondire e comprendere gli scritti di Luigi Pirandello significa anche immergersi nel nucleo della società, oggi come allora. 

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