“Lezioni Americane” di Italo Calvino: un dono per il futuro

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"Lezioni Americane" di Italo Calvino

Nel 1985 viene pubblicato postumo “Lezioni Americane” di Italo Calvino. Lo scrittore avrebbe dovuto tenere un ciclo di conferenze presso l’università di Harvard in materia di critica letteraria, ma la morte lo coglie ancora impegnato nella stesura del suo saggio. L’opera è impareggiabile per la qualità di passi, autori e spunti dotti. Al tempo stesso è anche un prezioso dono che l’autore ha offerto ai lettori.

In ben sei appuntamenti l’autore avrebbe dovuto parlare del ruolo della letteratura nel terzo millennio. Proprio per questo “Lezioni Americane” è un saggio originale, un prodotto del sapere accademico che però parla anche a un pubblico di lettori più vasto. Ogni lezione inizia da una caratteristica particolare che rende la letteratura tale, ma pian piano si allarga in una rete di connessioni davvero interessanti. Parola per parola dà ritmo a un cuore pulsante di consigli e richiami anche molto tecnici. Ciascuna conferenza è legata all’altra da un filo sottile, così come ogni caratteristica della letteratura non può esistere senza l’altra.

Incipit. “Lezioni Americane” di Calvino tra la leggerezza di Mercurio e la rapidità di Vulcano

Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e consistencyl’incompiuto dal titolo non tradotto sono gli spunti delle sei lezioni. Queste qualità sono certamente utili per comporre una scrittura di livello. Il che vuol dire anche dar voce a un’individualità o a una collettività presente, passata e futura. Con i sei strumenti a nostra disposizione, le riflessioni e i componimenti di letteratura acquistano un senso. Tuttavia lo scrittore non parla solo agli addetti ai lavori o agli studenti. Quest’opera è una raccolta di saggi fruibile da chiunque, tra le cui righe è possibile leggere anche dei consigli per il vivere quotidiano.

Sulla leggerezza Calvino come intellettuale fornisce degli esempi preziosi e complessi. Ma in quanto scrittore ci conduce in una dimensione impalpabile, quasi eterea. Con il suo stile compositivo sempre limpido e cristallino, trasmette la stessa sensazione di purezza a chi legge. La stessa cosa accade quando si arriva alle pagine dedicate alla rapidità o alla visibilità. Senso del ritmo e un lavoro di immaginazione visiva impegnano il lettore. Leggere “Lezioni Americane” è una vera esperienza sinestetica.

La prima lezione riguarda la leggerezza. Questa  non contrasta con una cultura impegnata, non è sinonimo di assenza di contenuti. Al contrario è un valido strumento per reagire al peso della vita e per dotarsi di un punto di vista diverso. Questa virtù aiuta Mercurio, dotato di ali ai piedi, a tenere insieme il mondo umano e divino. A far parte dell’uno e dell’altro.  Al primo incontro accademico si unisce il secondo dedicato alla rapidità. Le digressioni narrative sono stimolanti, ma ogni narrazione ha bisogno di arrivare al succo. Di dare ritmo e disinvoltura per saper gestire anche le dilatazioni narrative senza brusche interruzioni. A Mercurio si accompagna – e non si oppone! – Vulcano simbolo di focalità, centralità produttiva.

Il progetto ambizioso della letteratura

Altre due immagini popolano il mondo sconfinato di “Letture Americane”, il cristallo e la fiamma. La rigorosa precisione e la costanza. Queste rappresentano l’esattezza e l’uso icastico della lingua, alla quale si unisce la visibilità. Solo con un uso giusto e consapevole delle parole la letteratura può farsi immagine, prodotto della fantasia. Nella mente dell’autore e del lettore ogni dialogo, scena o personaggio letterario deve corrispondere a un’immagine visiva, fisica, fino a diventare reale. Il ciclo di conferenze sta per volgere al termine e chi legge se ne rende conto man mano. Il quinto appuntamento riguarda la molteplicità, il sigillo definitivo per consacrare un’opera. Nulla è eccessivo, troppo smisurato o impossibile per chi scrive. La letteratura è ambizione.

«Magari fosse possibile un’opera concepita al di fuori del self […] per far parlare ciò che non ha parola, l’uccello che si posa sulla grondaia, l’albero in primavera e l’albero in autunno, la pietra, il cemento, la plastica… Non era forse questo il punto d’arrivo cui tendeva Ovidio nel raccontare la continuità delle forme, il punto d’arrivo cui tendeva Lucrezio nell’identificarsi con la natura comune a tutte le cose?» – “Lezioni Americane” di Italo Calvino

È con la consistency che Calvino avrebbe voluto terminare le sue lezioni. Si potrebbe dire che questa sia la dote della concretezza, il sapere come iniziare e finire un romanzo o un racconto. E se di concretezza si parla non sfugge a chi legge che Calvino fa riferimenti a più riprese ai suoi stessi romanzi, che contengono ognuna di queste proposte di letteratura.

La scrittura come gesto di generosità per il futuro 

Il Secondo Millennio è stato memorabile, nel vero senso della parola. Degno di esser ricordato. Nuove culture hanno modificato quelle passate, si sono mescolate fino a creare linguaggi innovativi e rivoluzioni. Sconvolgenti eventi storici, scientifici e culturali sono al centro della progressione umana. Ma nel passaggio da “memorabile” a “impressa nella memoria” c’è solo un fattore che può intervenire. La scrittura: di qualunque argomento o genere. Bisogna incidere nella memoria collettiva ogni passo in avanti o indietro e solo con una scrittura consapevole questo è possibile. Probabilmente Calvino avrebbe potuto annoverare tra gli altri attributi letterari anche l’attualità. Affinché la memoria si attivi c’è bisogno di sentirsi coinvolti, di credere profondamente che ciò che si legge sia attuale, a noi vicino. Da Dante a Proust ogni palpitazione, pensiero profondo come anche progresso tecnologico è inscritto nell’eternità. Così, anche “Lezioni Americane” di Italo Calvino ha il sapore di una di quelle opere imprescindibili, un atto di generosità per i lettori del domani.

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