“I Passages di Parigi” di Walter Benjamin: leggere la città e i suoi personaggi come un testo

Il punto prospettico di osservazione è la caratteristica principale di Walter Benjamin ne “I Passages di Parigi” quando si rapporta alla città. Ricerca i punti critici, le incrinature. Lo sguardo è collegato alla flânerie, al metodo micrologico, al mosaico e al montaggio del materiale. Non solo anche alla sua concezione del tempo.

Il Dandy, il flâneur e il blasé di Walter Benjamin in risposta alla città moderna

Con lo sviluppo della società borghese dell’800 si sviluppano anche varie tipologie umane: il dandy, il flâneur e il blasé che rispondono in maniera diversa alla frenesia della modernità. Queste diverse tipologie prendono la forma di vere e proprie fisionomie metropolitane, perché si legano al modo di abitare la città. In “I Passages di Parigi” di Walter Benjamin la città è il luogo in cui la vista diviene preminente rispetto agli altri sensi. Dalla contemplazione della natura si passa all’ osservazione della città: il flâneur è un botanico del marciapiede, il dandy ripugna il naturale e adora l’artificio. Leggere la città come un testo è quello che fa il Walter Benjamin turista.

Il flâneur minimizza l’irrequietezza. Il dandy guarda alla superficie

Nel capitolo dei Passages di Parigi intitolato “Il flâneur”, Benjamin commenta Simmel e mette in evidenza il fatto che passeggiando in città, si vede l’altro senza sentirlo e questo è all’origine di queste fisionomie che tendono a minimizzare l’irrequietezza. Dunque la stimolazione percettiva, che aumenta per l’abitante di città rispetto a colui che risiede in una cittadina di provincia, produce diverse reazioni che fungono da anestetizzanti, ma al contempo genera la necessità di cogliere al primo sguardo chi si ha di fronte: il suo carattere e il suo ceto vengono dedotti dal modo di presentarsi, dall’abbigliamento, dalla gestualità. L’apparire e la superficie sono importanti: di questa idea la massima espressione è data dal dandy.

Il blasé impertubabile nella metropoli

Simmel ne “Le metropoli e la vita dello spirito” si concentra sulla figura del blasé che ha un modo peculiare di gestire questa continua sollecitazione nervosa di stimoli contraddittori. Tenta di neutralizzare questi stimoli con l’arma dell’imperturbabilità, riflettendo la sostanziale indifferenza che tutti i beni hanno di fronte al denaro. Il sistema produttivo si basa sull’intellettualismo e cerca di proteggersi dalle relazioni sociali e dai sentimenti.

Simmel, operando una distinzione tra intelletto e ragione, connota la ragione come principio che mette in ordine le conoscenze empiriche in base al loro senso, che non rinuncia alle domande sulla vita e sul valore, interrogandosi sui sentimenti. L’intelletto è invece una facoltà logica che si basa sul calcolo, che si riflette anche nelle relazioni umane e che predomina nell’età moderna. L’intelletto non si cura delle differenze qualitative, ma si occupa solo di quelle quantitative, rifuggendo ogni giudizio di valore, come il denaro è indifferente alle qualità dei beni di cui permette lo scambio.

Il denaro, infatti, riduce le differenze qualitative, concerne solo le quantità e ciò che è comune ad ogni prodotto: il valore di scambio. La sensibilità del blasé è attutita dinanzi alle cose che hanno tutte il medesimo peso specifico e il medesimo colore grigio, indifferenziato. Evita che ciò che vede gli risuoni all’interno. Le cose vengono scolorite dal denaro. Gli schemi temporali della vita moderna impediscono al singolo individuo di dare la forma voluta alla propria vita, impulsi primari e istinti vengono, se non repressi, fortemente regolamentati.

La differenza tra flâneur e blasé

Simmel sostiene inoltre che nelle città prepondera l’intelletto sulla ragione, il calcolo sulla sentimentalità. E il blasé esprime al massimo proprio questa preminenza. La quantità di reazioni interiori nella metropoli, dove si incontra un’infinità di persone, deve essere inferiore rispetto alla quantità di reazioni che possiamo permetterci nella città di provincia. Alla luce di tale circostanza, il comportamento del blasé risulta comprensibile.

Soluzione all’eccesso di stimoli diversa dall’indifferenza è quella che trova il flâneur che fiuta le soglie, senza invischiarsi troppo nella realtà, mantenendo una certa distanza dall’oggetto osservato. Il setaccio, attraverso il quale il flâneur si interfaccia al mondo, trattiene nelle sue maglie immagini che gli altri lasciano scorrere via. Una delle differenze risiede nell’atteggiamento, che per il blasé è disincantato, come colui che ha già visto tutto, mentre per il flâneur è costantemente curioso, ha una coscienza che desidera il risveglio dell’illuminazione.

L’idea della corrispondenza tra flâneur e il dandy per Walter Benjamin

Come Walter Benjamin ne “I Passages di Parigi”, Simmel ragiona sulla modernità cercando di costruire costellazioni, ed entrambi al concetto di causa preferiscono l’idea della corrispondenza: trovare le similitudini in ciò che è dissimile si configura come uno dei compiti del filosofo.

La preminenza dell’inutile

Nella dialettica tra utile e inutile, non solo per il flâneur ma anche per il dandy, è l’inutile ad avere la preminenza. Il dandy ha il sacro orrore verso ogni tipo di utilità. Il suo ideale è la forma esteriore, l’eleganza, si appropria di aspetti che erano prettamente femminili, come il fascino e la ricerca del dettaglio. Il dandy come il blasé fa dell’indifferenza la sua cifra esistenziale. Mostrare meraviglia, trasporto, eccitazione verso qualcosa o qualcuno, significa per il dandy essere sottomesso, piuttosto la sua è una forma di dominio, vuole sentirsi superiore.

Come osserva Simmel, i rapporti sociali sono connotati da brevità e rarità degli incontri, rispetto alle relazioni quotidiane della piccola città. Pertanto c’è la tentazione di presentarsi in modo arguto, conciso, possibilmente caratteristico, in modo tale da dare un’immagine inequivocabile della propria personalità. La volontà di essere originali è, quindi, una caratteristica generale di chi vive lo spazio urbano, ma il dandy porta questo aspetto al massimo della sua manifestazione. Nella città c’è la necessità di cogliere quante più informazioni possibili dal modo di presentarsi dell’altro: l’apparenza conta.

La moda e la raffinatezza come segno di originalità

Ma per il dandy conta solo la propria apparenza, ne fa segno di distinzione, è tutto rivolto verso se stesso e nei confronti dei problemi sociali è freddamente ironico e sarcastico. Non raggiunge mai la forma, la sua vita è un’aspirazione alla forma. Rifugge l’elemento della trasformazione politica, vive nelle regole sociali senza volerle cambiare, la democrazia si accompagna a una democratizzazione del gusto che il dandy ripugna, la produzione in serie e le boutique tolgono al dandy quello che lo rende speciale: la moda e la raffinatezza.

Non viene creato un prodotto e poi diventa accidentalmente di moda, al contrario il prodotto è già pensato per divenire di moda. La suprema ricercatezza però deve risultare sublime senza interruzione, sensazionale senza sforzo, come cosa non realmente voluta. Walter Benjamin ne “I Passages di Parigi”, riprendendo Simmel, evidenzia come anche i viaggi nella società borghese diventino moda.

Il passeggiare del flaneur come posizione filosofica

Il viaggio divide il tempo dell’anno in periodi più brevi, scandisce la vita, l’attenzione si sposta dall’esperienza del viaggio, ai momenti della partenza e dell’arrivo, in cui si travalicano i confini. A questo si oppone il flaneur: la strada lo conduce attraverso un tempo scomparso. Per lui ogni strada è scoscesa, lo conduce in basso, se non proprio alle Madri, tuttavia in un passato che non è il passato suo proprio, privato. Eppure resta sempre il tempo di un’infanzia. Sull’asfalto, dove egli cammina, i suoi passi destano una sorprendente risonanza. Il lampione a gas che illumina il selciato getta una luce ambigua su questo doppio fondo.

Da Hessel riprende quella fiaba allegorica che non ha la pretesa di essere foriera di una “morale” che confermi il senso comune, ma che anzi tende a metterlo in crisi evidenziandone le contraddizioni. Gli occhi sono, così, colpiti da fenomeni di superficie, l’apparenza viene riabilitata acquistando dignità filosofica e la città in quanto luogo di esteriorità e teatro di comportamenti rappresenta lo spazio migliore per capire il proprio tempo.

L’ “inutilità” del passeggiare senza uno scopo apparente diviene un atteggiamento filosofico in un mondo in cui tutto sembra andare nella direzione della ricerca dell’“utile”. Passeggiare non è un piacere specificamente borghese, anzi è quasi un privilegio del povero. Assumono rilevanza quelle che Hessel chiama seconde circostanze.

La città si esprime attraverso i dettagli e i modi di vivere

Diventano interessanti i caratteri minuziosi, le architetture, le strade labirintiche, i caffè, i trasporti, la moda, i modelli di vita borghese, la mercificazione, la pubblicità, la proprietà borghese. La città è stimolante perché consente al filosofo di guardare ai processi e alle dinamiche del proprio tempo, per comprenderlo. Potenzialmente visitare una città è un processo infinito a livello intensivo, pur essendo un luogo delimitato e finito a livello estensivo.

L’attenzione di Benjamin si concentra, inoltre, sui modi di vivere. L’esame fisiognomico muove dalla convinzione che siano più le cose a determinare la maniera di agire delle persone, anziché il contrario. L’intento è leggere la vita nelle forme apparentemente secondarie e perdute nel tempo. La città è il posto in cui arcaico e moderno coesistono, in cui il tempo non scorre ma si sedimenta e in cui le immagini dialettiche emergono alla vista di chi sappia coglierle.

Le metafore filosofiche di Walter Benjamin: mosaico e montaggio

Mosaico e montaggio sono due metafore che Benjamin utilizza per spiegare il proprio lavoro. Il mosaico si basa sulla capacità di ritagliare elementi minuscoli della realtà che lo circonda per poi assemblarli, creando costellazioni inedite. Questa capacità è correlata all’esigenza di creare connessioni. C’è una messa in questione del principio di causa e effetto, nella realtà vanno costruite e ricercate delle corrispondenze, delle correlazioni. Il montaggio si basa anche sull’idea di fermoimmagine, creando istantanee fotografiche della realtà per poi metterle insieme. Le immagini dialettiche nascono dalla capacità di cogliere le polarità all’interno del reale e costruirne una fotografia anche attraverso il procedimento dell’allegoria. Il montaggio del materiale è finalizzato a uno choc.

Lo sguardo non pretende di abbracciare l’assoluto o di giungere a una totalità. È il modo di guardare a essere cambiato, l’intera ottica: attraverso la tecnica dell’ingrandimento, l’irrigidito si muove e ciò che è mosso si ferma. Il metodo si concretizza, quindi, in una tecnica che consiste in una sorta di fermo-immagine: la produzione di un’istantanea fotografica, attraverso uno “sguardo di Medusa”.

L’immagine dialettica va cercata là dove la tensione tra gli opposti dialettici è al massimo. La cura nel costruire immagini avvicina il filosofo all’artista. La rappresentazione, ne “I Passages di Parigi” di Walter Benjamin ha il carattere discontinuo del mosaico. La critica che si sofferma sul dettaglio, sul tassello, lavora sulla differenziazione dell’oggetto e solo così, differenziandosi, rinuncia a comprenderne la totalità.

L’esatto opposto di una philosophia perennis, l’unico perenne è il transeunte. Un collage che non occulta il materiale ma che lo mette in evidenza, lasciando che si vedano i contorni delle immagini montate insieme. Una sorta di patchwork: testo e tessile condividono la stessa radice etimologica, il testo va intessuto. Il momento tessile della stesura prevede il taglio degli “stracci”, e in questo risuona la funzione della citazione.

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I Passages di Parigi
I Passages di Parigi di Walter Benjamin

Il punto prospettico di osservazione è la caratteristica principale di Walter Benjamin ne "I Passages di Parigi" quando si rapporta alla città. Ricerca i punti critici, le incrinature. Lo sguardo è collegato alla flânerie, al metodo micrologico, al mosaico e al montaggio del materiale. Non solo anche alla sua concezione del tempo.

URL: https://www.einaudi.it/catalogo-libri/critica-letteraria-e-linguistica/filologia-e-critica-letteraria/i-passages-di-parigi-walter-benjamin-9788806203061/

Autore: Walter Benjamin

Autore: Einaudi Editore

ISBN: 9788806203061

Formato: https://schema.org/Paperback

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