“L’anno del pensiero magico” di Joan Didion: adattarsi alla marea della vita

“L’anno del pensiero magico” di Joan Didion è un analisi del lutto e del dolore a partire da un avvenimento personale traumatico e sopraggiunto nel momento peggiore. Messa alle strette, Didion si trova a dover fare i conti con se stessa e i cambiamenti della vita in un testo profondo e spirituale.

L’evento che la induce a scrivere “L’anno del pensiero magico” è la morte di suo marito, lo scrittore John Dunne. Il 30 gennaio 2003, a causa di un infarto improvviso, l’uomo si accascia sulla cena per non riprendersi mai più. Didion non può non collegare il malore fulminante del marito allo stato di salute della loro figlia Quintana, la quale, mentre il padre muore, è ricoverata in ospedale per le conseguenze di una polmonite.

«La vita cambia in fretta. La vita cambia in un istante», scrive più volte tra le pagine quasi come memento per se stessa. Lo scrive sistematicamente, a più riprese per sé ma anche, in un certo senso, per chi legge: durante il suo resoconto doloroso ma anche analitico, avverte il lettore dei passaggi chiave e dei segnali che la vita le ha dato e lei non ha saputo leggere.

Racconta il suo punto di vista sulla malattia della figlia, sul suo matrimonio e sul momento della morte di John. Il suo resoconto è tanto denso di dettagli, anche minimi, e così di cuore che non risparmia nulla e là dove ha la mente ancora confusa dall’avvenimento lo ammette candidamente. D’altronde è lei stessa a parlare del dolore come di ondate, tutt’altro che staticità sempre uguale. Forte umanità e senso di impotenza è quel che emerge nelle prime battute del libro.

“L’anno del pensiero magico” e le fasi dopo la morte

L’esperienza diretta della morte è di grande impatto, ma Didion sa che non si esaurirà con il passare del tempo. Anzi, più trascorre e più ne avrà prove diverse e dalle forme varie. Così passa ad esaminare le fasi del suo post-mortem, dal proprio personalissimo punto di vista. Per far ciò inserisce con la stessa credibilità informazioni autorevoli, studi scientifici ed umanistici, e pensieri personali.

Accade persino con i flussi di coscienza, spesso disordinati e confusi. Vale tutto se si parla di morte: è tanto complessa e difficile da accettare che può capitare di confondersi. Ma quando si sofferma sulla natura del lutto e su quella del dolore, fa pace con l’idea di cambiamento.

In quel periodo indeterminato che chiamano lutto potremmo essere dentro un sottomarino, silenziosi sul fondo dell’oceano, consapevoli delle cariche di profondità che, ora vicine e ora lontane, ci bombardano di ricordi

Il dolore è diverso. Il dolore non tiene le distanze. Il dolore arriva a ondate, parossismi, ansie improvvise che ti tagliano le gambe e ti accecano e cancellano la quotidianità della vita. 

All’inizio, subito dopo il fatto, sopraggiunge il lutto, statico e fisso, che ci sprofonda in un ambiente ovattato. Ma poi è il turno del dolore, con il quale si deve imparare a convivere, che arriva senza avvisare e allo stesso modo va via, in un flusso intermittente e violento. Proprio l’idea del cammino, del movimento, è abbastanza presente in tutto lo scritto e lo dimostra il fatto che Didion racconta a chi legge del suo passato – gli anni del matrimonio, la maternità, il proprio lavoro e il rapporto di collegialità con il marito – e di come tutti questi elementi si ripropongano anche nel suo presente, ma in forme diverse: un marito che non c’è più, un lavoro che svolgerà sempre da sola, una figlia in fin di vita.

La necessità di Didion di adattarsi al cambiamento

L’adattamento passa anche per ragionamenti e flussi di pensiero, nonché per atti di forza che lei interpreta come tradimenti verso il defunto. Ma passa anche per una nuova prova che la vita le pone dinnanzi. Ne “L’anno del pensiero magico” c’è quasi una seconda parte in cui Didion tratta più estesamente delle condizioni di salute di sua figlia Quintana, della ripresa dalla malattia, delle ricadute e della sua fragilità, quasi come se intuisse o si stesse preparando ad un secondo enorme lutto.

L’ipotesi di abitudine al cambiamento è, però, contraddetta da un pensiero che si infila nella mente di Joan Didion e che dà il titolo al testo. Lei stessa ammette di sentirsi a disagio con la concreta ipotesi che la dipartita di John possa essere eterna, perciò cova dentro di sé la possibilità che lui ritorni.

Così, conserva le scarpe, gli fa il funerale quasi per invocarlo e richiamarlo a sé piuttosto che dargli l’estremo saluto. Gli dà come nome «anno del pensiero magico», quello cioè di transizione dal pensiero del ritorno del marito all’adattamento alla marea, senza la paura di rimanere indietro o sbagliare direzione.

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L'anno del pensiero magico
Lanno del pensiero magico di Joan Didion

"L'anno del pensiero magico" di Joan Didion è un analisi del lutto e del dolore a partire da un avvenimento personale traumatico e sopraggiunto nel momento peggiore. Messa alle strette, Didion si trova a dover fare i conti con se stessa e i cambiamenti della vita in un testo profondo e spirituale.

URL: https://www.ilsaggiatore.com/libro/lanno-del-pensiero-magico

Autore: Joan Didion

Autore: ilSaggiatore Editore

ISBN: 9788856500066

Formato: https://schema.org/Paperback

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