Life On Mars? di David Bowie. Alienazione e critica from Frankie

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"Life On Mars?" di David Bowie

Il 22 giugno 1973 viene pubblicato “Life On Mars?” di David Bowie, il 45 giri con uno dei brani più iconici e simbolici della sua intera carriera, entrato con gli anni nella cultura di massa.

“Life On Mars?” di David Bowie inspired by Frankie

L’origine di “Life On Mars?” è precedente però alla sua pubblicazione. Alla fine degli anni ’60, Bowie lavorava come autore presso una casa discografica e aveva il compito di preparare adattamenti di testi di canzoni provenienti dal mercato estero. Nel 1968 gli fu affidato il compito di lavorare ad una versione inglese del brano “Comme D’Habitude” di un cantautore francese. Scrisse così una canzone dal titolo “Even a Fool Learns to Love” che non venne accettata dal produttore della casa discografica.

Il riadattamento venne affidato a Paul che reinterpretò il brano intitolandolo “My Way”, reso celebre dall’interpretazione di Frank Sinatra. Qualche anno dopo, Bowie che aveva ancora l’amaro in bocca per il rifiuto del suo testo da parte dell’editore, utilizzando quasi gli stessi accordi ma con tempi e arrangiamenti diversi, tornò a lavorare su quella canzone generando così “Life On Mars?”. Proprio per questa ispirazione a My Way, la copertina dell’album, aveva l’annotazione “Inspired by Frankie”. Durante un’intervista nel 2008, David Bowie raccontò come nacque effettivamente questo brano.

«Me la sono fatta a piedi da Beckenham High Street per prendere un autobus fino a Lewisham e comprarmi delle scarpe e delle camicie, ma non riuscivo a togliermi quel motivo dalla testa. Sono saltato giù dopo solo due fermate e più o meno ho corricchiato in salita fino a casa percorrendo la Southend Road. (…) Ho iniziato a lavorarci al pianoforte e già intorno al tardo pomeriggio avevo finito sia il testo che la melodia. Non male.»

Singolare è il video della canzone che nonostante fosse stato registrato e montato in soli due giorni con un costo di circa 350 sterline, ha lanciato una delle più famose immagini di David Bowie in completo color turchese e truccato di un celeste abbagliante.

La non troppo celata critica sociale e politica

Al tema di fondo si intrecciano alcuni pensieri che David Bowie aveva maturato durante il suo soggiorno in America e facilmente rintracciabili nella seconda strofa della canzone. Mickey Mouse viene infatti presentato come il simbolo dell’avidità hollywoodiana, che si alimenta solo di soldi. John Lennon accusato di utilizzare la rivoluzione del rock per accrescere la sua fama piuttosto che per difendere i diritti umani. La borghesia inglese tacciata di superficialità intenta ad ascoltare all’infinito “Rule Britannia!”. 

Sono affermazioni forti, da cui non resta immune lo stesso Bowie, che in modo più o meno incisivo aveva contribuito alla decadenza di quella società che considerava come un macello culturale e artistico. Una società a cui importa poco il significato di quel che viene diffuso tramite i media, l’importante è che diventi un prodotto per essere venduto e spremuto per ricavarne fino all’ultimo centesimo.

Decadimento della società, declino dei valori e anche alienazione, sono quindi i temi portanti della canzone. Ma c’è anche chi ha trovato nel testo allusioni e riferimenti politici, vedendo così nel comportamento di Mickey Mouse la denuncia dell’atteggiamento imperialista dell’America; nel successo di Lennon il dilagare del consumismo di massa e nel richiamo al pianeta rosso uno strizzare l’occhio alla Russia e al regime comunista. Ma forse questa è un’interpretazione troppa fantasiosa, e nella domanda sibillina della ragazza adolescente “C’è vita su Marte?”, c’è solo la necessità di credere che in un luogo indefinito, astratto o ideale, esista una vita migliore, una vita diversa da quella che si conduce.

Rimandi cinematografici

Nei libri e film di fantascienza Marte è sempre stato uno dei pianeti più popolari come ambientazione e soprattutto come luogo di provenienza di extraterrestri. “Life On Mars?” di David Bowie oltre quindi a richiamare un significato cinematografico, dà un’enfasi maggiore al desiderio della protagonista di fuggire da quella routine noiosa, fatta di film visti al grande schermo decine e decine di volte.

Le prime parole del brano ci calano subito in un clima teso: una lite familiare tra marito e moglie e una ragazzina adolescente dai mousy hair – che non sono capelli color topo, ma di un castano molto chiaro, e probabilmente poco curati -. Non avendo vicino il suo amico per confidarsi e sfuggire al cattivo umore, decide di andare a vedere un film al cinema. Il film però è noioso, la ragazza che cercava una fuga dalla realtà si trova a vedere qualcosa di già visto più e più volte.

Il ritornello è composto da una serie di immagini cinematografiche non legate tra loro, come quelle che si trovano facendo zapping alla televisione: scene di marinai che lottano, cavernicoli, poliziotti che se la prendono con l’uomo sbagliato; la linea tra realtà e finzione perde così sempre più consistenza, fino a chiedersi se il protagonista sullo schermo sappia di essere all’interno di un film. Perché non è più chiaro se si stia parlando di finzione o di vita reale.

C’è vita su Marte?

Il brano prosegue con un’atra sequenza di immagini apparentemente slegate che vanno da John Lennon a Mickey Mouse, da Ibiza ai Norfolk Broads fino all’inno patriottico “Rule, Britannia!”. Una specie di caleidoscopio contrapposto alla grigia esistenza della protagonista che si rifugia nelle immagini sempre diverse e colorate dei vari canali televisivi, in cerca di una via di fuga dai suoi litigiosi genitori. Bowie stesso ha parlato del brano.

«È la reazione di una ragazza sensibile al mondo dei media. Penso che si senta tradita, che sia delusa dalla realtà. Penso che, pur vivendo una realtà deprimente, sia convinta che in un luogo imprecisato c’è una vita che vale la pena di vivere e che sia amaramente insoddisfatta per il fatto di non avervi accesso.»

La ragazza dai mousy hair incarna quindi quello che prova la maggior parte degli adolescenti, delusi e traditi da una realtà vuota e deprimente in cui si fa fatica a sognare e sperare in un futuro più roseo. Cerca una via di fuga per una realtà fittizia, forse più affascinante e gradevole, dove tutto potrebbe essere più semplice e bello.

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