Lo stagno delle ninfee, armonia verde di Monet. Oasi di pace

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Lo stagno delle ninfee, armonia verde di Monet

Il dipinto in olio “Lo stagno delle ninfee, armonia verde” su tela rientra nella corrente impressionista per l’uso del colore e l’attenzione alla luce. Raffigura una zona del terreno stagnante dominata dal verde in tutte le sue varie sfaccettature di colore. Claude Monet ha realizzato questo quadro nel 1899 e, nonostante lo abbia terminato nel giro di pochi giorni, è estremamente ammirato e considerato il frutto di un lavoro accurato e minuziosamente dettagliato. Il “Musèe d’Orsay” di Parigi lo custodisce oggi, dopo una lunga permanenza presso il “Jeu de Paume”, che raccoglieva una splendida raccolta delle ninfee di Monet.

In un primo momento il Comune non approvò il progetto di realizzazione dello stagno delle ninfee110. Monet non si arrese e decise di fargli causa, avendo la meglio e riuscendo infine nel suo intento: la pianificazione e la realizzazione del giardino acquatico dei suoi sogni.  Le ninfee sono fiori d’acqua senza radici che si muovono continuamente sulla superficie dei fiumi e degli stagni. Sono qui il simbolo di una realtà che viene ritratta dall’artista in un continuo movimento e mai fissa. In questa composizione le tonalità che prevalgono il dipinto sono i colori chiari che, grazie alla loro combinazione, creano un’armonia perfetta di pace e tranquillità.

L’ascolto della natura, connubio perfetto di un’armonia equilibrata nel giardino delle ninfee

Nel dipinto “Lo stagno delle ninfee, armonia verde”, Claude Monet lascia intravedere nella scelta degli elementi raffigurati, la continua mutazione degli elementi naturali, che vivono in simbiosi tra loro. La sua necessità di voler far pittura, intesa non come una semplice attività artistica, ma un vero e proprio bisogno, una fonte di ispirazione. Non a caso il pittore, negli ultimi anni della sua vita, si ritirava quasi tutti i giorni nel suo giardino delle ninfee di Giverny in stile giapponese per cogliere le infinite sfumature naturali e le innumerevoli variazioni della luce del sole all’aria aperta.

Coltivava diverse tipologie di piante esotiche – salici, canne, nasturzi, e gladioli – che decoravano un ponticello di legno accanto ad un laghetto. Proprio l’elemento architettonico del ponte divide la rappresentazione orizzontalmente in due parti, permettendo a Monet di riprodurre quasi sempre lo stesso angolo in una serie di dipinti simili con lo stesso soggetto, ma cambiandone di poco il punto di vista o le ore della luce. Il giardino delle ninfee e il bacino saranno il suo unico punto di riferimento fino alla morte avvenuta nel 1926. L’artista confessa:

«Ho di nuovo intrapreso cose impossibili da compiere: acqua e piante che oscillano nel fondo. Fatta eccezione per la pittura e il giardinaggio non sono buono a nulla. Il mio capolavoro meglio riuscito è il mio giardino.» 

‘Lo stagno delle ninfee, armonia verde’ di Monet. Il continuo specchiarsi di mille colori

«Ogni colore che noi vediamo nasce dall’influenza del suo vicino.»

Una prima parte della raffigurazione è caratterizzata dagli alberi, dalle verdi frasche, numerose foglie, e da una serie di cespugli selvatici, il cui riflesso nell’acqua restituisce un miscuglio di diversi colori spontanei e inafferrabili per la loro continua trasformazione. Dal basso si può osservare il potere suggestivo dei fiori e degli effetti che generano questi paesaggi d’acqua. Attraverso una serie di colori come il rosso, il giallo e l’azzurro, le ninfee al centro del dipinto sono capaci di colpire immediatamente lo sguardo dello spettatore.

In “Lo stagno delle ninfee, armonia verde” di Claude Monet viene generato un effetto impareggiabile, come soltanto la natura è in grado di poter fare. La luce verdastra delle varie piante da origine ad una sensazione di frescura, che si somma ai vari gradi di colore che si creano sull’acqua dello stagno. L’atmosfera che ne deriva può essere paragonabile a quella di una fiaba, nel giardino delle ninfee tutto sembra incantato e il mondo della realtà non sussiste minimamente.

«Sono costretto a continue trasformazioni, perché tutto cresce e rinverdisce. Insomma, a forza di trasformazioni, io seguo la natura senza poterla afferrare.» – Claude Monet

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