“L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón. Un atto d’amore ai libri

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"L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafón

“L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón segna il suo esordio nel 2001. Subito la Spagna lo accoglie a braccia aperte. Poco dopo diventa un vero successo planetario. Imbevuto dell’atmosfera gotica tipica dei romanzi novecenteschi, ha colpito milioni di lettori per l’unione tra suspense mozzafiato e una storia d’amore dolcissima. L’opinione di Stephen King su “L’ombra del vento” parla chiaro: «Bisogna essere dei veri romantici per apprezzarlo pienamente»

Ma il romanzo non parla solo d’amore. Anzi, il mistero occupa uno spazio importante e tinge di noir anche i passi più rosa della narrazione.  Solo per questa unione dei due generi l’opera è una fonte inesauribile di spunti. Con un inchiostro denso e deciso la penna di Zafón lega la storia principale a una serie di altre collaterali e sinistramente parallele. Ogni personaggio ne richiama un altro e insieme rievocano uno o più luoghi simbolici, situazioni segnanti e ricordi ulteriori. La struttura principale fa da base per varie strutture secondarie. Il risultato è un labirinto di misteri talmente fitti da sembrare insolubili. Non è un caso che dopo la pubblicazione del fortunato romanzo, l’autore ne abbia pubblicato il prequel “Il gioco dell’angelo” (2008) e il sequel “Il prigioniero del cielo” (2011).

Barcellona e le sue storie segrete.”L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón

La tensione narrativa è così forte che viene avvertita sin dalla prima pagina, quando accanto ai protagonisti si affianca la città di Barcellona. Siamo nel 1945 – la precisazione temporale acuisce la sensazione di ansia – e la città spagnola è annebbiata da un cielo nebuloso e plumbeo. Barcellona è la vera protagonista del giallo di Zafón. La descrizione così minuziosa delle sue strade, come anche dei percorsi sul tram è davvero vivida e realistica. A volte è amica, altre custode di segreti tetri e spaventosi. I personaggi del romanzo ne battono i vicoli e le vie come ispirati dalla città stessa. La puntualità spaziale e temporale de “L’ombra del vento” non fa che aumentare la suspense. Se nulla è lasciato al caso, se il lettore conosce sempre più dettagli, non ci sono possibilità di perdersi in vaghi riferimenti. Dunque più si è informati, più si è nel pieno della storia. Così, la cupezza di una Barcellona in tempi bui arriva sino al lettore, coinvolto dall’inizio alla fine della storia.

Si raggiunge il medesimo scopo con la presentazione di un numero sempre crescente di personaggi, che non riescono a stare nelle retrovie della storia. Zafón li conosce tutti molto bene. Di alcuni dice tutto, di altri mostra solo alcuni flash del loro passato, mentre altri ancora sembrano solo di passaggio. Chi legge viene attirato in questa rete di nomi e toponimi che si intreccia in nodi sempre più stretti. D’altronde è anche il destino del protagonista quello di risolvere il giallo che si cela dietro al suo romanzo preferito. Daniel Sempere è un ragazzino quando perde la madre. Figlio di un libraio noto a Barcellona, viene iniziato alla lettura come antidoto alla solitudine. Si imbatte per caso in un romanzo custodito nel Cimitero dei Libri Dimenticati, “L’ombra del vento” di Julián Carax. Più lo legge e più si appassiona. La parola scritta lo porta in un mondo del tutto nuovo, più audace e affascinante. Daniel non sa che sin da quando ha aperto quel libro la sua vita è appesa a un filo.

Il ricordo come chiave di lettura del libro e della vita 

Così come per Daniel la lettura del romanzo di Carax costituisce un enigma da dover risolvere, anche per il lettore di Zafón ogni pagina infittisce la trama. Non può stupire dunque l’uso di un titolo omonimo a quello della storia fittizia. La scrittura così suggestiva e fascinosa si arricchisce con il ricorso ad artifici letterari di forte impatto. All’interno della struttura a matassa in cui ogni filo si intreccia con un altro, c’è un faro nella notte. Nonostante una Barcellona dall’aspetto tetro, c’è ancora una speranza. Il ricordo. Daniel comprende che solo sforzando la propria memoria può rievocare alla vita chi non c’è più o non lasciare solo con se stesso chi vive ancora.

«Nei libri di Julián c’è un’idea che ho sempre sentito mia: continuiamo a vivere nel ricordo di chi ci ama. […] Ricordami, Daniel, anche se in segreto, in un angolo del tuo cuore. Non permettere che me ne vada per sempre. » – Carlos Ruiz Zafón 

Il coinvolgimento è al massimo quando l’autore si serve di scambi epistolari o di racconti in flashback affidati al resoconto orale o a confidenze scritte. Daniel si perde nell’intrico di parole e fatti. Più legge e più acquista qualcosa. Somma un ricordo ad un altro, raccoglie i suoi e quelli altrui. La lettura di qualunque cosa gli capiti per le mani è pieno sentimento. Chi legge avverte su di sé l’onda di quelle emozioni che solo le pagine di un libro possono offrire. La lettura è un’attività che coinvolge tutto di noi, ogni piccolo anfratto. Per questo è l’antidoto giusto all’oblio. Zafón, conscio di ciò, regala ai suoi lettori il modo per aprirsi a un mondo nuovo in ogni storia che inserisce tra le pieghe di quella principale. “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón celebra così l’universo letterario, prodotto dei ricordi sommati, di dimensioni nascoste e verità non dette.

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