Luis Sepúlveda racconta il mondo con occhi di sognatore

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Luis Sepúlveda

Il 16 aprile ci ha salutato il grande poeta cileno Luis Sepúlveda. Tra sorrisi amari e le lacrime dei suoi innumerevoli lettori, lo scrittore sudamericano non svanisce però dalla nostra memoria: lascia traccia di sé e del suo animo appassionato attraverso le sue opere, storie per grandi e piccini che nascondono tra le parole insegnamenti di vita tutt’altro che convenzionali.

Di convenzionale Lucho – così soprannominato dagli amici più stretti, poiché da sempre impegnato nella lotta politica – non presentava assolutamente nulla. Gli eventi della sua vita travagliata e a tratti rocambolesca si intrecciano con fantasia e leggenda, legandosi saldamente alla vocazione narrativa che l’autore non ha mai messo da parte, nemmeno durante i momenti più bui, nella reminiscenza degli anni di prigione a seguito del golpe di Pinochet.

Il poeta combattente

Sepúlveda fu guerriero socialista, irremovibile nelle proprie convinzioni, sempre schierato dalla parte della giustizia, dalla parte dei più deboli, il che non costò poco. Ciò che più conta non è dove finisca la realtà e inizi il mito, ma la capacità di Sepúlveda di trasformare le sue vicissitudini e quelle degli altri in quel flusso di parole dirette e incisive che rappresentano i suoi racconti. Ne prendeva le distanze, da inguaribile sognatore, voleva che le sue opere affondassero le radici in una «magica realtà», piuttosto che farne un romanzo psicologico. Al fianco di Greenpeace e impegnato in lotte sociali e ambientali, continuò a scrivere e inventare, secondo l’esempio dei suoi scrittori ispiranti – Verne, Coloane, Melville – . Usando le parole di Hemingway, non si alzava dalla sedia «prima di sapere come sarebbe andata a finire la storia.»

Le opere di Luis Sepúlveda

Dopo i primi tentativi di scrittura – a soli vent’anni aveva visto la luce il suo primo libro, Crònicas de Pedro Nadie, grazie al quale vince una borsa di studio per la Russia – l’immenso successo arriva in Francia con l’opera “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”. Pubblicata nel 1989 e distribuita in diciotto milioni di copie in tutto il mondo, la storia racconta di uno dei problemi più preoccupanti che affligge la sua patria. Si sottolinea all’interno la distruzione della foresta ecuadoriana, causata dall’ingordigia di uomini senza scrupoli, che non sanno come trattare il prezioso patrimonio che senza alcun dubbio essa rappresenta.

Tra le numerosissime opere, un altro capolavoro indiscusso è “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”. Scritta sì come favola per bambini, ma al contempo è un altro chiaro appello alla generosità e al rispetto dell’ambiente. Da qui si entra nella chiara visione del mondo per l’artista. Una realtà senza differenze che supera gli apparenti conformismi e divergenze di ogni genere. Più che una storia, una parabola. Come un moderno Esopo, presta la voce alle creature più spontanee, gli animali, per infondere un insegnamento tanto giusto quanto sottovalutato.

«È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo.»

Le poesie d’amore

Da vera anima romantica, si può dire che Sepúlveda abbia vissuto l’amore più bello che la letteratura possa avere la fortuna di ricordare. Durante la sua vita, lo scrittore ebbe modo di incrociare più volte la strada della poetessa Carmen Yáñez, ma lo stesso destino li tenne lontani per la maggior parte del tempo. Si erano conosciuti da ragazzini nel loro paese natale, Luis ricorda «Era di una bellezza straordinaria». Tra due giovani, provenienti da mondi così diversi – lei benestante, lui quasi un hippie con una visione utopica del mondo – nasce subito un forte legame che sfocia in una felice gravidanza e subito dopo, appena ventenni, un matrimonio.

Poco dopo, Lucho viene catturato dalla furiosa dittatura militare, poi tocca anche a Carmen. Per anni sono costretti a una dolorosa separazione, fatta di prigionia e tortura, e invano il poeta tenta di salvare la moglie, che riesce a scappare solo perché creduta morta. Luis stesso la crede morta, e quando i due si rincontrano lui è ormai risposato e con due figli. Ma tra di loro l’amore non è mai finito. Lucho e Pelusa – così affettuosamente soprannominata – si ritrovano in Svezia a scriversi lunghe lettere, a chiamarsi in piena notte, chiacchierando fino all’alba. Perfino la moglie, Margarita, comprende che i due sono ancora follemente innamorati come da diciottenni. Durante la separazione – celebrata come una sorta di festa – Margarita invita proprio Carmen e i due si rincontrano dopo molti anni. Da quel momento non si sono più lasciati. È a lei che Sepúlveda dedica alcune delle sue poesie più mozzafiato.

«Così, ancora una volta
facilmente come nasce una rosa
o si morde la coda una stella cadente,
seppi che la mia opera era scritta
perché La Più Bella Storia d’Amore
è possibile solo
nella serena e inquietante
calligrafia dei tuoi occhi»
“La più bella storia d’amore” di Luis Sepúlveda

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