‘Lungo petalo di mare’ di Isabel Allende tra storia e meraviglia

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Lungo petalo di mare di Isabel Allende

Spagna, 1938. Nella piena guerra civile tra nazionalisti e repubblicani, che avrebbe anticipato la dittatura del caudillo Francisco Franco nonché la Seconda Guerra Mondiale, ha inizio l’ultimo scritto: “Lungo petalo di mare” di Isabel Allende

Il romanzo si apre con un tremendo scenario di guerra: lo studente di medicina Vìctor Dalmau è impegnato a soccorrere i feriti degli scontri. Tra gli spazi narrativi creati dall’autrice, si insinua una digressione sulla famiglia Dalmau, al completo con l’“adozione” della pastorella Roser Bruguera da parte del patriarca Marcel Lluìs. La bimba dimostra uno straordinario talento per il pianoforte e, con gli anni, una propensione all’accudimento della famiglia.

‘Lungo petalo di mare’ di Isabel Allende celebra i viaggi per mare ed il piroscafo Winnipeg

In quel periodo, però, la Spagna non è tranquilla, e dopo difficili vicissitudini, gli antifascisti Vìctor e Roser sono costretti a fuggire dalla madrepatria, attraversando a fatica le intemperie ed assistendo ad atrocità. Oltre i Pirenei a Bordeaux, i due insieme a circa 2000 esiliati spagnoli si imbattono in un’opportunità rara: il piroscafo Winnipeg. Infatti il poeta Pablo Neruda aveva ottenuto dal governo cileno il permesso di imbarcare alcuni esuli. Così, il 3 settembre 1939 Valparaìso ospita i traghettati del Winnipeg, garantendo loro una tempestiva integrazione. Per Vìctor e Roser inizia una nuova vita in una terra sconosciuta, che, in breve tempo, diventa un porto sicuro.

Ormai stanziatisi da anni a Santiago, cardiochirurgo lui e affermata musicista lei, amano profondamente il Cile, loro nuova casa. Eppure il destino scopre il suo lato più amaro: l’11 settembre 1973 il golpe del generale Augusto Pinochet impone una dittatura militare ferocissima. L’intero Paese è sconvolto e nel caos, preda di una repressione violenta, che durerà fino ai primi anni ’80. Per Vìctor e Roser è nuovamente giunto il momento di andar via e di affrontare un altro trasferimento, stavolta in Venezuela. Tuttavia, le ombre e le luci del passato riemergono sempre, ma se si ha la pazienza di attendere, ogni questione sospesa potrà trovare risoluzione.

“Lungo petalo di mare” di Isabel Allende. Il realismo magico

Ogni volta che ci si trova davanti ad un romanzo di Isabel Allende bisogna mettere in conto un coinvolgimento assoluto, totale, nei riguardi della storia narrata e dei protagonisti. L’inconfondibile profondità della sua scrittura spazia tra tempi e luoghi che si stendono su pagine pulsanti e vive. Con la complicità di uno sfondo storico preciso, desunto da esperienze autoptiche, la vicenda prende forma quasi spontaneamente, con assoluta naturalezza. Sono Vìctor e Roser le vere gemme preziose della storia, i loro due temperamenti opposti a rendere dinamica l’impalcatura messa su dalla penna dell’autrice. Da un lato, un uomo mite e tranquillo, con un forte senso del dovere ed una serietà rara; dall’altro, una donna fiera, risoluta, ma anche scanzonata e disinvolta. Eppure, nonostante le forti divergenze, costituiscono pilastri solidi di anni di sventure e peripezie.

«La legge naturale che regola l’universo è l’entropia, tutto tende al disordine, a frammentarsi, a sparpagliarsi, la gente si perde, bastava pensare a quanti era successo durante la Retirada, i sentimenti sbiadiscono e l’oblio si insinua nelle vite come foschia. Ci vuole una volontà eroica per mantenere tutto al proprio posto.»

Nel turbinio delle loro appassionanti vite, entrano in gioco forze esterne – la politica e la cultura di più di mezzo secolo – ed anche traversie altrui, come quella della famiglia Del Solar, creando un intreccio letterariamente perfetto.

Infatti, ogni personaggio ha con sé una sfumatura particolare e tutta sua, che approfondisce il senso di calore e connessione che si innesca inevitabilmente nel lettore. Le descrizioni, i soggetti, i luoghi, rientrano nella sfera di realismo magico che l’autrice porta con sé come tratto distintivo. Ognuno di loro è in carne e ossa, ed i loro contorni ben definiti; tuttavia, possiedono quel tocco di magia quasi inspiegabile, che li trasporta in situazioni prodigiose ed incantevoli.

Gli omaggi al Cile

“Lungo petalo di mare” di Isabel Allende è, inoltre, anche un’occasione, da un lato, per tessere le lodi del Cile, sua patria, dall’altro per sottolinearne l’ardore, ancora attualissimo. Il titolo, così evocativo, è già un programma. «Lungo petalo di mare» sono, infatti, le parole con cui Pablo Neruda descrive il Cile, una lingua stretta ed estesa. Le opinioni stesse dei due protagonisti sulla terra che li ospita manifestano un forte amore verso quello stesso Paese, che ha dato i natali all’autrice e dalla quale è dovuta scappar via. Un simile memoriale è portato alla luce anche da un aspetto editoriale, che non può essere ignorato. In ogni incipit di capitoli, in forma di omaggio, la scrittrice ha apposto frammenti di componimenti di Neruda sull’esilio, il mare, l’amore, dando, così, un risvolto poetico alla storia narrata.

«Poesia è quel che rimane nella testa e non si dimentica»

Proprio grazie a queste parole dell’Allende la funzione conservatrice della poesia è espressa a chiare lettere. Inoltre, vengono rievocate altre figure chiave del Cile degli anni della dittatura, come, per esempio, quella di Vìctor Jara, musicista e poeta, preso prigioniero nell’Estadio Nacional de Chile ed assassinato, dopo tremende torture. In più, L’accuratezza editoriale emerge maggiormente sfogliando le prime e le ultime pagine del romanzo, laddove sono state inserite fotografie documentarie dell’epoca.

La memorialistica 

Tra queste pagine prendono vita le storie di giovani speranzosi, vecchi padri di famiglia e nuove generazioni. L’intento di Isabel Allende è ben più sottile di una semplice narrazione romanzesca, perché fissa il ricordo di un lungo e fitto periodo storico. Oggi più che mai “Lungo petalo di mare” dovrebbe farci capire il ruolo della memoria. I viaggi per mare, l’immigrazione, sono temi odierni e discussi; così come i disordini in Cile, attualmente imperversanti in tutto il Paese, che denuncia le tremende diseguaglianze sociali, eredità della dittatura di Pinochet. La memoria è depositaria di esperienze lontane e moderne, di retaggi antichi. Per questo non accetta di essere ignorata troppo a lungo e scuote le coscienze collettive.

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