“Madama Butterfly” di Puccini. Una delicata tragedia giapponese

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"Madama Butterfly" di Puccini

“Madama Butterfly” di Puccini è un’opera lirica, originariamente in due atti e poi suddivisa in tre. Nello spartito e nel libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, viene definita una “tragedia giapponese”. L’opera fa riferimento all’omonimo dramma americano del commediografo David Belasco che, a sua volta, aveva tratto ispirazione dal racconto di John Luther Long. Forte è anche l’influenza del romanzo di Pierre Loti, “Madame Chrysanthème”, che ha contribuito per le suggestioni fortemente orientaleggianti.

“Madama Butterfly” di Puccini. L’indagine psicologica

Giacomo Puccini, dopo aver assistito al dramma di Belasco, fu conquistato dalla storia della protagonista. L’affascinante figura della geisha sedotta, abbandonata e poi suicida, il sottofondo esotico e un indubbio interesse per l’ambientazione asiatica – presente già nel suo precedente lavoro con la “Turandot” – lo convinsero a documentarsi meglio su musiche, sui e costumi giapponesi. Fondamentale a tal proposito fu la collaborazione con la nota attrice Sada Yakko e con la moglie dell’ambasciatore giapponese in Italia.

A Long si deve il cambiamento del carattere della geisha da dolce e spiritosa, probabilmente davvero esistita, a sciocca, frivola e innamorata con la smania di voler fare l’americana. Ma è tutto di Puccini il merito della profonda indagine psicologica in Madama Butterfly dei personaggi. Leu è una giovane donna ingenua e fragile che si innamora, diviene donna ed è costretta ad affrontare il suo fato; la musica ne accompagna il processo di formazione e maturazione, passando da toni leggeri a sempre più profondi.

Una storia d’amore fragile come le ali di una farfalla

La storia inizia con il primo atto ambientato a Nagasaki, in Giappone, agli inizi del ‘900. All’ufficiale della marina americana Pinkerton viene data in sposa una geisha di 15 anni, la bellissima Cio-Cio-San, che dopo il matrimonio si farà chiamare dagli altri personaggi Madama Butterfly. Prima di convolare a nozze, i due sposi fanno un accordo: qualora il comandante si fosse innamorato di una donna americana e avesse deciso di risposarsi, avrebbe avuto il diritto di divorziare immediatamente dalla sua moglie nipponica. Ma mentre l’uomo non prova nessun sentimento, la giovane invece è molto innamorata e felice delle nozze. Il giorno del matrimonio, durante i festeggiamenti per le nozze, viene interrotto dallo zio di Cio-Cio-San che, deluso dal fatto che la nipote aveva rinnegato la religione e le tradizioni di famiglia, lancia una maledizione sui giovani sposi. Consolata la piccola sposa, Pinkerton si unisce a lei in un lungo duetto d’amore.

La prima parte del primo atto il coro descrive la vicenda e introduce i personaggi, quindi è caratterizzata da una vaga piattezza espressiva – “Dovunque al mondo” di Pinkerton, “Quanto cielo! Quanto mar!”  -. Nella seconda parte sboccia l’amore, e l’attenzione viene rapita dal duetto di Butterfly e Pinkerton – espressive sono anche le aree “Bimba, bimba non piangere”, “Bimba dagli occhi pieni di malia”, “Stolta paura” e in chiusura “Viene la sera…Ah dolce notte” -.

Pinkerton
Dammi ch’io baci le tue mani care.
Mia Butterfly! come t’han ben nomata tenue farfalla…

Butterfly
Dicon che oltre mare
se cade in man dell’uom,
ogni farfalla da uno spillo è trafitta
ed in travola infitta!

Pinkerton
Un po’ di vero c’è.
E tu lo sai perché?
Perché non fugga più.

Io t’ho ghermita.
Ti serro palpitante.
Sei mia.

Butterfly
Sì, per la vita.

Pinkerton
Vieni, vieni!
Via dall’anima in pena
l’angoscia paurosa.
È notte serena!
Guarda: dorme ogni cosa!

Butterfly
Ah! Dolce notte!

Secondo atto. L’inizio della fine

Nel secondo atto, Pinkerton torna in America lasciando la donna al suo triste destino, ma la dolce Butterfly continua ad amare il suo uomo e ad avere un incrollabile fede verso in lui e nel suo ritorno, nonostante siano ormai trascorsi tre anni. Invece l’ufficiale convola nuovamente a nozze nel suo continente con una donna americana, Kate, e chiede al console americano su territorio nipponico, il sig. Sharpless, di spiegare la situazione all’ingenua geisha. Quindi Butterfly apprende la drammatica notizia, sente il suo cuore morire lentamente ma non è ancora tutto finito. Infatti Pinkerton era ancora ignaro di avere un bel figlio riccioluto e biondo, frutto proprio del matrimonio che voleva annullare. L’atto si conclude con la giovane che prepara la casa, fiduciosa e pronta ad accogliere il ritorno del suo amato.

Durante questa parte della narrazione, molte sono le brevi pause musicali che vogliono esprimere i dubbi che in fondo al cuore Butterfly nutre. “Un bel dì vedremo” e “Coro a bocca chiusa” ben rappresentano la fase iniziale, con gli archi che accompagnano pianissimo e breve frasi. La situazione cambia con la nuova sicurezza della geisha e l’appassionata orchestra.

Nel terzo ed ultimo atto, Pinkerton torna accompagnato da Kate. Decide di recarsi dalla moglie giapponese, ma gli manca il coraggio. Giunge nella casa dove era stato prima tanto felice –  “Addio fiorito asil” interrotta spesso dal sig. Sharpless – ma tentenna nel rivedere la geisha. D’improvviso Butterfly irrompe nella stanza e trova innanzi a lei non il suo amato, bensì una donna straniera, Kate. Scopre la verità. L’ufficiale non progetta un ritorno e vuole prendere il figlio per portarlo con sé in America. Dopo aver promesso di consegnare il figlio solo a Pinkerton in persona, guadagna tempo per dare l’ultimo saluto al bimbo – “Tu, tu piccolo iddio!” – bendandogli gli occhi. Poi si inginocchia, si getta sul coltello del padre recante la frase «Con onor muore chi non può serbar la vita con onore». Cala il sipario su Madama Butterfly e gli altri personaggi di Puccini.

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