Maja desnuda e Maja vestida di Francisco Goya. Armonia di nudo

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La Maja desnuda e vestida di Francisco Goya

“Maja desnuda” e “Maja vestida” di Francisco Goya sono due tele realizzate tra la fine del ‘700 e l’inizio del secolo successivo. Oggi entrambi i quadri sono esposti al Museo del Prado di Madrid. Non è semplice individuare la corrente esatta in cui inserire i due dipinti perché, secondo i critici, sono presenti elementi tipici del Neoclassicismo e soprattutto del Romanticismo e del Realismo.

“Maja desnuda” di Francisco Goya. La resa armonica del nudo femminile

Tra i due, il primo olio su tela di Francisco Goya è la “Maja desnuda” che in una Spagna cattolica e terrorizzata dall’inquisizione suscitò un enorme scandalo. All’epoca il nudo femminile non era considerato scandaloso soltanto se realizzato sotto forma di allegoria mitologica. Goya però non ritrae una dea, ma una donna vera, sensuale ed audace. Diverse sono le fonti pittoriche a cui l’artista spagnolo si ispira per il suo nudo, in particolare molti sono i riferimenti alle opere di Tiziano come “La Danae” e “Venere e Adone”.

La giovane donna è sdraiata su un divano di colore verde scuro, a sua volta coperto da un lenzuolo bianco piuttosto stropicciato e da due grossi cuscini. La donna è totalmente nuda, guarda maliziosa in direzione dello spettatore con occhi molto espressivi. Le guance rosee e il chiarore del viso sono messi in risalto dai ricci corvini e dalla delicatezza del corpo, ben delineato in tutti i particolari. La luminosità è molto evidente all’altezza dei seni. Ciò crea il contrasto tra la chiara figura femminile e il resto dell’ambiente più scuro. Due sono gli elementi che rendono l’opera scabrosa per l’epoca: la resa dei peli pubici e la linea nigra che collega la vulva all’ombelico. I particolari sono resi in maniera meticolosa e precisa.

«Imitare con la massima fedeltà l’espressione naturale.» – Francisco Goya

Nel quadro la spalliera del divano delinea la profondità dell’ambiente, anche la posa delle gambe contribuisce a rendere l’idea della tridimensionalità. L’opera provoca un immediato scalpore che ha poi portato all’elaborazione della “vestida”, all’apparenza un dipinto più decoroso.

Il finto decoro della “Maja vestida” di Francisco Goya

Nella “Maja vestida” di Francisco Goya la posa della donna è uguale a quella della “Maja desnuda”. Ha le braccia poste dietro la nuca ed è sdraiata sul divano, lo sfondo è molto scuro. I particolari dell’ambiente sono meno perfetti, le pennellate danno l’impressione di essere state eseguite in maniera frettolosa.

La donna indossa una veste bianca, una giacchetta e delle scarpe a punta tendenti all’arancione. I fianchi sono circondati da una fascia di seta chiara e luminosa. Questo particolare stringe il corpo della donna facendo risaltare il seno rendendo la “Maja vestida” più maliziosa della “Maja desnuda”. Il volto è colorito, questa volta però si tratta di una conseguenza del trucco marcato che fa risultare il viso, meno naturale di quello della “desnuda”, ma più provocante.

In questo dipinto l’idea della tridimensionalità è meno evidente. Entrambe le tele hanno un impianto orizzontale allo scopo di rendere al meglio il corpo femminile. È quasi certo che a commissionare i due quadri sia stato Manuel Godov, il primo ministro spagnolo; un personaggio molto potente nonché uno dei pochi a potersi permettere di sfidare i divieti ecclesiastici.

Chi era la Maja desnuda di Francisco Goya?

Per quanto concerne l’identità della modella, numerose testimonianze dell’epoca identificano la donna con la duchessa d’Alba, ossia Maria Teresa Cayetana de Silva. La duchessa ospitava spesso, presso la propria residenza, politici e personalità di spicco nell’ambito della cultura, tra questi Francisco Goya. I due ben presto iniziano una relazione sentimentale, infatti il pittore spagnolo ha immortalato il volto della donna in molti suoi dipinti, nonché in alcuni disegni che formano l’album di Sanlùcar. Il nome della raccolta proviene dalla cittadina di Sanlùcar, posta nei pressi di Cadice, nel sud della Spagna dove villeggiava spesso anche la duchessa ritratta da Goya in diverse scene di vita quotidiana.

In realtà questa ipotesi non convince i critici che ritengono più plausibile che la donna ritratta sia Pepita Tudò, storica amante di Manuel Godov. Attenti studi sostengono che nella “Maja desnuda” non vi è armonia tra il corpo e il volto della donna, ciò rafforza l’ipotesi secondo cui il viso che noi oggi ammiriamo sia servito in realtà per coprire quello sottostante. Si tratterebbe in tal caso di un ritratto dell’amante Pepita, ma dopo aver ritenuto sconveniente esporre un quadro dell’amante nuda in casa, avrebbe sostituito la faccia di Pepita Tudò con quella di un’altra donna, probabilmente la stessa modella della “vestida”. È plausibile che Goya, durante la realizzazione dell’opera, avesse di fronte Pepita o un’altra modella sconosciuta, ma che le abbia attribuito i lineamenti dell’amata duchessa d’Alba, una donna che lo aveva stregato come testimoniano le sue stesse confidenze.

«Non c’era in lei un capello che non emanasse fascino.» – Francisco Goya

Il destino tortuoso del nudo di Goya

Godov, oltre alle due “Maja”, possedeva altri nudi tra cui”La venere allo specchio” di Velàzquez. Nel 1807, però, il ministro spagnolo cade in disgrazia e il re Ferdinando VII confiscò tutti i dipinti del Godov.

Entrambi i dipinti di Francisco Goya vennero condannati come osceni dall’Inquisizione, tuttavia non furono distrutti, ma trovano collocazione presso la Real Academia de San Fernardo. In realtà solo la “Maja vestida” era accessibile a tutti, mentre la “desnuda” venne posta con altri nudi in una piccola stanza ad accesso limitato. Nel 1815 l’Inquisizione convocò Francisco Goya per il caso della “Maja desnuda”. Il pittore non solo dovette ammettere di aver realizzato il dipinto, ma soprattutto dovette giustificare il perché di una simile “oscenità”. Purtroppo non si conosce la deposizione del pittore spagnolo, ma riuscì ad evitare la condanna grazie all’intercessione del potente cardinale Luigi Maria di Borbone.

Le disavventure della “Maja desnuda” non finirono qui. Negli anni ’30 del Novecento la Spagna coniò un francobollo con la “Maja desnuda” di Goya. La reazione di diversi Stati – tra cui gli Stati Uniti – fu di rifiutare la posta spagnola, ritenendo il francobollo un insulto alla decenza.

Eppure, nonostante le peripezie e gli insulti ricevuti, a livello artistico la “Maja desnuda” di Francisco Goya è più armoniosa della “Maja vestida” ed oggi è considerata uno dei nudi artistici più emblematici della storia dell’arte.

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