I Måneskin. Il glam rock al chiaro di luna ribelle e fluido

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Måneskin il glam rock dalla sessualità fluida

Il 2021 è un anno di grazia per l’Italia non solo nello sport. Anche il rock’n’roll made in Italy riecheggia grazie alla musica di 4 ragazzi romani. È il fenomeno Måneskin, esploso dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2021 e ormai riferimento della Generazione Z. La band è formata da quattro 20enni anticonformisti, irrequieti e abbastanza spudorati, anche se il nome richiama un’immagine più romantica. Måneskin è una parola danese che significa chiaro di luna, scelta dalla bassista Victoria, di origine danese e unica donna del gruppo.

«Il nome è nato quasi per caso, Måneskin era una parola bella e alla fine abbiamo deciso di lasciare quello come il nome ufficiale della band» – Victoria De Angelis

Il fenomeno Måneskin. Il chiaro di luna dai bordi della strada

Il gruppo affonda le proprie radici tra i quartieri romani di Monteverde e Bravetta e comincia l’attività suonando in luoghi di fortuna: centri sociali, piccoli locali della capitale e anche strade. Sono soliti esibirsi, infatti, davanti i negozi di via del Corso, facendo a gara con gli altri artisti di strada per accaparrarsi il miglior posto. Con le monetine raccolte incidono il primo singolo, ma il successo arriva con la partecipazione a X-Factor sotto l’attenta guida di Manuel Agnelli

«Ho visto in loro qualcosa che non si può imparare. La personalità… La loro immagine è una grande parte di quello che sono, la loro sensualità, il loro carisma, i loro corpi. È parte del rock, è parte della performance» – Manuel Agnelli

 “Il ballo della vita” dei Måneskin. Chi è Marlena?

Con il loro stile che va dal reggae al rock passando anche dal pop e jazz, il tutto sempre accompagnato dalla stridente voce di Damiano, convincono presto pubblico e critica. Infatti, dopo la firma di un contratto con un’etichetta musicale e qualche apparizione televisiva, arriva la pubblicazione del primo album in studio: “Il ballo della vita” dei Måneskin. Per essere un album d’esordio è denso di contenuti: testi italiani e in inglese, ballate e pezzi che spaziano tra il rock e il folk. Quello che colpisce è la sintonia musicale tra i ragazzi, il loro essere perfettamente in simbiosi ognuno con il suo compito. Il disco è stato presentato, proiettando in alcuni cinema italiani il documentario “This Is Måneskin” che racconta la nascita dell’album, registrato dai musicisti con le loro Go Pro.

«Non è la celebrazione della nostra grande carriera. Siamo in giro da un anno, fare un film sulla nostra ‘splendida’ carriera sarebbe stato ridicolo. Volevamo raccontare cosa significa per 4 ventenni scrivere un disco ed è stato un modo per far vedere com’è il nostro gruppo al di là dei palchi, della televisione. La cosa che ci ha più colpito guardando il montato è stata la trasparenza, la genuinità con cui si è raccontato questo periodo della nostra vita. Un periodo unico, che non dimenticheremo mai perché il primo disco non si dimentica mai» – Damiano David dei Måneskin

“Il ballo della vita” celebra la giovinezza e la libertà. Perché il ballo alla fine è un’azione che avvicina le persone, le fa liberare da maschere e apparenze e ne fa uscire la parte più spontanea. Può essere considerato una sorta di concept album perché incentrato sulla vita della misteriosa protagonista Marlena che troviamo in ben 5 pezzi. Non si tratta di una persona in carne ed ossa o di un amore finito male, per i 4 ragazzi Marlena è una specie di loro alter ego che rappresenta un’ideale di bellezza, passione e libertà, scelte, attitudini e stile.

«Marlena è la venere del gruppo, la personificazione della nostra libertà, creatività, vita. “Torna a casa” è un pezzo da ascoltare ad occhi chiusi e mente aperta. Aprite la mente per tornare a casa.» – Måneskin

“Zitti e buoni” dei Måneskin li lancia verso il successo

A marzo del 2021 il gruppo approda al 71° Festival di Sanremo e infiammando il palco dell’Ariston vince la kermesse con il brano “Zitti e buoni”.  Ma perché il successo di questa canzone è così dirompente?

La canzone è piena di rabbia. È una sfida contro i pregiudizi, un invito a reagire ai cliché della società e a considerare la propria diversità come un punto di forza anziché difetto. Dalle parole viene fuori una critica piuttosto esplicita verso chi non comprende e non valorizza i giovani, costretti quindi a doversi incanalare in vecchi stereotipi e a modificare pesantemente il proprio modo di essere per riuscire ad emergere. È un pezzo che stimola e incoraggia il cambiamento, senza preoccuparsi di ciò che pensano gli altri. Autobiografico o meno, è la storia di una persona che con impegno riesce a raggiungere il successo, senza però snaturare la propria personalità, diventando così “fuori di testa”, ma “diverso da loro”.

Il pezzo nasce nel 2016 come una ballata e in seguito rielaborata in chiave più rock. Abbandona definitivamente il pop per dare spazio alla potenza della chitarra elettrica. I ragazzi l’hanno tenuta nascosta aspettando «l’occasione giusta per tirarla fuori». Come diverse canzoni di successo, anche questo brano non è avulso dall’accusa di plagio. Alcuni critici avrebbero riscontrato somiglianze tra il ritornello del brano e quello di F.D.T. dei piemontesi Anthony Laszlo; accusa smentita dalla casa discografica sia per quanto riguarda la melodia sia che per la struttura musicale.

Look. Il glam rock della sessualità fluida

La voglia di essere “diversi da loro” è fortemente espressa dalla band anche attraverso l’immagine. Gli eccentrici look sono un mix di anime: gipsy, hippie, glam, e vintage. Lo stile è svincolato da stereotipi di genere, quindi genderless e fluido. Tutti i componenti indossano con naturale disinvoltura pantaloni a zampa, jumpsuit attillate e trasparenti, stampe animalier, pelle, borchie, corsetti e camicie bohémien. Seguono però un codice estetico ben definito. Una volta scelto il tema dell’outfit, ognuno lo interpreta secondo la propria personalità. Anche il make-up è maniacalmente curato: occhi con smokey eye dark, abbondante mascara e smalto scuro alle unghie per tutti. Passano così con sicurezza da poeti maledetti, a musicanti gitani, da rock band a coniglietti rosa.

Già, perché nell’esibizione al Lotta på Liseberg a Goteborg, una specie di karaoke svedese, la band ha sfoggiato un look “cotton candy”. Sono saliti sul palco tutti vestiti di rosa shokking, ovviamente interpretando ognuno il tema in base alla propria inclinazione. Giocando con elementi maschili e femminili hanno creato un genere in cui tutto è possibile, tenendo a precisare che in quella occasione – ma anche in generale – il loro modo di essere è apertamente a sostegno delle persone LGBTIQ. Anche al Festival musicale di Ronquieres, in Belgio, con Damiano in shorts di lattice attillati e cortissimi e Victoria praticamente a seno nudo – con solo dei cerotti neri a coprire i capezzoli – hanno trasmesso energia attraverso la loro fisicità, sottolineando sempre che è giusto essere sé stessi e amare chi si vuole.

Secondo il New York Times, la vera forza dei Maneskin sta proprio nell’essere una band di controtendenza per l’assoluta “disinvoltura androgina, curata ed elegante, con cui abbattono le barriere di genere e sottolineano l’importanza dell’auto-espressione”. Se il loro genere musicale è definito, quello sessuale è difficile da decifrare, per questo hanno parlato di “sessualità fluida”.

«Che poi in fondo siamo tutti diversi non perché vogliamo essere alternativi ma perché davvero nessuno è uguale. Giustizia è essere giudicati in base a ciò che si fa e non ciò che si è. Giustizia è parità, rispetto, bellezza». – Ethan Torchio

Diventano così il simbolo di una generazione libera, rifiutando ogni tipo di etichetta sia nella vita che sul palco. Attraverso la musica e i loro corpi abbattono ogni stereotipo.

Duetti rock. I Måneskin con Iggy Pop e Manuel Agnelli

È ormai chiaro che i 4 ragazzi dal palco regalano scariche di pura energia. Hanno suscitato forti emozioni anche quando hanno duettato con Manuel Agnelli interpretando il brano “Amandoti” dei CCCP e regalando una performance da brividi.

“È un grande onore duettare con Manuel Agnelli che ci ha spinto fin da subito a seguire la nostra strada e ad essere noi stessi. Un consiglio che abbiamo accolto con grande cura e che stiamo portando avanti nel nostro percorso artistico. Come canzone d’autore abbiamo scelto “Amandoti” dei CCCP, gruppo fondante della scena alternativa italiana. “Amandoti” è una perla del punk molto adatta alle nostre corde, che abbiamo riarrangiato con quelli che sono i nostri suoni, per un omaggio a una sottocultura fondamentale per la nostra formazione.” – Måneskin

Ma le collaborazioni travalicano anche i confini nazionali, ed ecco che li troviamo ad incidere una loro canzone “I wanna be your slave” con una delle più grandi icone del rock viventi: Iggy Pop. Il duetto, anche se registrato a distanza, non sembra la solita operazione di marketing, visto che il rocker ha affermato di essersi divertito e interviene in più passaggi del pezzo.

«Måneskin gave me a big hot buzz» – Iggy Pop

Il fenomeno Måneskin sembra quindi inarrestabile. Oltre a mettere a segno una collaborazione di tutto rispetto, si sono posizionati tra i 13 artisti più ascoltati al mondo su Spotify con più di 51 milioni di ascoltatori mensili e oltre 2 miliardi e mezzo di streaming totali su tutte le piattaforme digitali. Numeri che fanno impallidire anche le più grandi rockstar.

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