“Maniac”. La miniserie distopica scruta la verità dall’allucinazione

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Maniac miniserie Netflix con Emma Stone e Jonah Hill

Poche serie analizzano la complessità dell’inconscio come “Maniac”, la miniserie Netflix con Emma Stone e Jonah Hill. I 10 episodi di Cary Fukunaga indagano la mente umana, mettendone in luce le debolezze. Attraverso le storie dei protagonisti, “Maniac” si propone come un percorso catartico verso l’accettazione della realtà e la pace mentale. Alle storie dei due protagonisti fanno da contorno le vicende dei personaggi secondari, che completano il variegato quadro psicologico della serie.

Infatti anche Azumi Fujita, James Mantleray e sua madre Greta, pur essendo i dottori che conducono l’esperimento farmacologico –motore di tutta la narrazione- non sono psicologicamente sani. Oltre ad arricchire di sfumature la serie, analizzare la loro sfera emotiva evidenza il paradosso della condizione umana: chi somministra la cura ha ugualmente bisogno di essere curato.

«La mia mente non funziona bene. Io sono deviato.» – Owen
«Lo siamo tutti.» – Annie

“Maniac” è inequivocabilmente una serie distopica. Annie e Owen si sottopongono all’esperimento della casa farmaceutica Neberdine per motivi diversi, ma in qualche modo collegati. I traumi dei protagonisti hanno radici profonde che vanno al di là dei drammi personali. La depressione di Annie e la schizofrenia di Owen hanno ragioni sistemiche, che possono essere individuate anche nella società attuale. Le caratteristiche di ognuno dei personaggi consentono di analizzare una sfaccettatura diversa della realtà.

I personaggi di “Maniac” incarnano i problemi della società

Le vicende di Owen e Annie sono fondamentali per comprendere il modello di società presente in “Maniac”. Annie è sola nella sua battaglia per elaborare il lutto della perdita di sua sorella. Non riceve alcuna forma di supporto morale.  Il mondo che circonda Annie è troppo egoista per curarsi delle sue sofferenze. Per quanto riguarda Owen, anche lui è abbandonato dalla sua famiglia che non lo considera degno di farne parte. La crudeltà della famiglia Milgrim è specchio della società: chiunque si dimostri fragile viene lasciato indietro.

«Le persone mentono perché hanno paura.» – Annie

Per isolarsi dagli orrori del mondo, Owen e Annie creano una realtà alternativa dove poter essere felici. Owen si immagina come l’eroe designato per salvare l’universo. A guidarlo c’è una versione migliore di suo fratello, che Owen costruisce per non ammettere che Jed è, in realtà, un essere spregevole ed egoista. La realtà alternativa di Owen esprime il suo bisogno di essere accettato dal mondo in cui vive e di emergere come un vincente, degno di ammirazione. Dal canto suo, Annie dipende dal passato. Assumendo compulsivamente la pillola A rivive in sogno il giorno più brutto della sua vita, quello in cui sua sorella Ellie è morta. Nella sfera onirica Annie non deve affrontare il dolore della perdita. Il passato diventa un luogo sicuro in cui rifugiarsi per estraniarsi da una realtà infelice.

“Maniac” e tecnologia in pieno dilemma etico

La società presentata è, sotto alcuni aspetti, tecnologicamente avanzata. Offre numerosi servizi che mirano a sostituire le autentiche relazioni fra esseri umani. Tuttavia si tratta unicamente di illusioni. Il servizio “Trova un amico” è solo la pallida imitazione di un vero rapporto di amicizia e nasconde l’incapacità dell’uomo moderno di esporsi emotivamente per stabilire delle connessioni interpersonali. Il dottor Mantleray è un esempio di come anche la sfera romantica sia ormai automatizzata grazie all’uso della realtà aumentata.

Nonostante sia nata con lo scopo di unire gli esseri umani, la tecnologia diventa strumento di alienazione che intrappola l’uomo in un inferno di pixel. Tutto ciò che riguarda l’emotività può essere comprato o simulato. Il progresso tecnologico si somma quindi ad un capitalismo degenerato in cui ogni sforzo è teso a creare ricchezza. Se i sentimenti possono essere comprati, la produttività economica assume un ruolo dominante e può essere massimizzata.

«Cameratismo, comunione, famiglia, amicizia, amore e tutto il resto. Siamo persi senza connessioni.» – Narratore

Ad-buddy è un servizio che scatena un dilemma etico. Utilizzare come metodo di pagamento una persona che reciti a menadito annunci pubblicitari è allo stesso tempo disumanizzante e invadente. L’impiegato è relegato al ruolo di manifesto pubblicitario vivente perdendo la sua identità. L’uomo si ritrova a sacrificare la sua individualità in favore del profitto, sia personale che della persona che usufruisce dei suoi servizi. Contemporaneamente, l’impiegato di Ad-buddy mette in atto una strategia di profilazione del cliente estremamente precisa, volta ad offrire le pubblicità più pertinenti. In questo modo la vita di ogni consumatore è indagata minuziosamente al fine di rintracciare dettagli utili alla profilazione. Il cliente perde ogni diritto alla privacy pur di servirsi di Ad-buddy.

I riferimenti di “Maniac” ad Inception e Don Quijote

La miniserie è ricca di riferimenti ad altre opere, che diventano elementi ricorrenti nel corso delle puntate. Inception e “Maniac” sono due opere basate sull’inconscio. Pur analizzando il tema sotto punti di vista differenti hanno diversi punti in comune. I farmaci della Neberdine si ripropongono di curare i malesseri psicologici manipolando l’inconscio. Tuttavia, come in “Inception”, i meccanismi di difesa schierati dal personaggio intervengono nel bloccare il processo. In “Maniac” Annie e Owen sono spesso consapevoli di stare sognando e sono inseguiti dai fantasmi del passato, che cercano di trattenerli nell’oscurità della depressione. Infatti Annie è più vulnerabile di Owen, perchè il suo senso di colpa per la morte di Ellie è apparentemente insuperabile. I suoi meccanismi di difesa sono resi più forti dal non voler lasciare andare il ricordo della sorella, seppur doloroso.

«I sogni sembrano reali finché ci siamo dentro, non ti pare? Solo quando ci svegliamo ci rendiamo conto che c’era qualcosa di strano.» – Cobb

È palese anche l’importanza di “Don Quijote” di Cervantes. Non solo è nominato ripetutamente nella serie, ma è anche facile tracciare dei parallelismi fra il libro di Cervantes e i personaggi di “Maniac”. Come Don Quijote, Owen ha difficoltà nel riconoscere ciò che è reale da ciò che non lo è. Immagina un mondo fantastico in cui può vivere un’esistenza migliore. Annie sogna ingenuamente di poter evitare la morte di sua sorella impedendo la nascita dell’uomo che ha causato l’incidente.

In generale in “Maniac” si ricorre spesso a fantasie e visioni come espediente narrativo per analizzare la psicologia dei personaggi. Così come Don Quijote sogna un ritorno ai fasti del passato, anche nella miniserie Netflix con Emma Stone il passato è percepito come un periodo migliore rispetto al presente. Nelle visioni di Owen e Annie scompaiono tutti gli elementi tecnologici che richiamano la modernità, in favore di un’ambientazione antiquata. L’elogio al mondo prima dell’avvento della tecnologia è sintomo della volontà della serie di identificare nel progresso la vera causa dell’infelicità dei personaggi.

«Le tristezze non furono fatte per le bestie, bensì per gli uomini; ma se gli uomini ne soffrono troppo, diventano bestie.» – Don Quijote

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