Maria Callas. Anima, corpo e voce di donna e mito - il Chaos

Maria Callas. Anima, corpo e voce di donna e mito

Maria Callas

Chi era Maria Callas, vita e opere alla ricerca d’amore

Maria Callas è stata una delle più grandi soprano nella storia della lirica, una delle dive più amate, ma anche ferocemente criticate. La sua stessa vita diventa un’opera lirica, passionale e intensa come lei. Maria Anna Cecilia Sofia Kalogheropoulous -il nome all’anagrafe di Maria Callas- ha sempre cercato l’amore e l’approvazione, ma ha ricevuto solo delusioni e pallide copie di questi agognati sentimenti.

«Ci sono il prima Callas e il dopo Callas», diceva il regista Franco Zeffirelli, in un rispettoso accostamento all’era cristiana, evidenziando il grande cambiamento che la Divina avrebbe recato nel mondo della lirica.

Che origine aveva Maria Callas? «Dai miei genitori non ho avuto che infelicità»

Nasce a New York il 2 dicembre 1923 da una male assortita coppia di emigrati greci. È una delusione per la madre Evangelia Dimitriadis, che desiderava un maschio per sostituire l’adorato figlio che aveva perduto da poco. Per questo motivo inizialmente rifiuta la piccola Maria. Le preferisce poi la figlia maggiore Jackie, almeno fin quando si rende conto delle eccezionali doti vocali della piccola. Diventa subito un susseguirsi di insegnanti ed un turbine di lezioni in un crescendo di concerti, recitals ed opere che continuano in Grecia, dove madre e figlie si trasferiscono nel 1937. Maria Callas canta anche per gli occupanti tedeschi e per questo motivo viene tacciata di collaborazionismo.

Studia con instancabile volontà e ferrea determinazione, sacrificando infanzia e giovinezza al canto nel tentativo di farsi accettare ed amare dalla madre, che in gioventù aveva avuto velleità artistiche. Nella musica e nel canto cerca una valvola di sfogo per le sue sofferenze, dovute alla separazione dei genitori. Ma è soprattutto un modo per liberare la sua inestinguibile sete d’amore, che segnerà tutta la sua vita. Cerca figure paterne e protettive, intrecciando relazioni senza futuro con uomini più grandi di lei. Mangia disordinatamente e comincia ad ingrassare.

Dagli studi all’esordio di Maria Callas a Verona

Decisivo l’incontro con Elvira de Hidalgo, ex soprano di fama internazionale, che sà potenziare le doti canore di Maria, evidenziandone e coltivando il timbro vocale unico, il volume e l’estensione notevole, l’estrema duttilità vocale. Negli Stati Uniti studia e perfeziona il suo talento, alternando al bel canto l’attività di cameriera e baby-sitter. Nonostante non riesce ad essere scritturata al Teatro “Metropolitan” di New York, viene comunque in contatto con il tenore Nicola Rossi-Lemeni, che si interessa a lei e la mette in contatto con l’allore direttore artistico dell’Arena di Verona.

È il 2 agosto 1947 e, grazie a quest’incontro, col nome di Maria Kallas -poi mutato in Callas- debutta all’Arena di Verona, a soli 23 anni, ma già con molta esperienza alle spalle. Interpreta la “Gioconda”, sotto la direzione del grande Maestro Tullio Serafin -suo mentore negli anni a venire– e Beniamino Gigli. 

Chi era il primo marito della Callas? Amore paterno e manager

Finalmente in Italia, la Patria del Bel Canto, come le aveva a suo tempo consigliato, inascoltata, la de Hidalgo! È la sua fortuna, perché in Italia decolla la carriera, ma non solo. Nel 1949 Maria Callas sposa Giovanni Battista Meneghini -industriale veneto di 28 anni più anziano di lei- suo manager, che la impone nei più grandi teatri lirici.

Da allora sarà Maria Meneghini Callas fino all’altro decisivo incontro della sua vita, quello con Onassis. Se a Meneghini va dato il merito di aver favorito il salto di qualità nella carriera della Callas, è Maria, col suo studio, l’impegno e la dedizione a creare il suo mito.

Nasce il mito Maria Callas

La svolta nella carriera di Maria -adesso non più Kallas ma Callas- avviene il 19 gennaio 1949, con la sostituzione del soprano Margherita Carosio nel ruolo di Elvira ne “I Puritani”. È un enorme successo che porta la grande soprano greca ad inanellare una serie di magnifiche interpretazioni, che culminano con l’esordio di Maria Callas a La Scala di Milano nel 1951 con “I Vespri Siciliani”. Negli anni a seguire memorabili sono le sue interpretazioni di “Norma”, “Lucia di Lammermoor”, “I Puritani” , come testimoniano alcune registrazioni dal vivo.

Inizia il periodo d’oro di Maria Callas, che acquisisce anche visibilità dalla (vera o supposta) rivalità con Renata Tebaldi, la “voce d’angelo” contrapposta al forte e passionale timbro della soprano greco-americana (adesso italiana dopo le nozze con Meneghini).

Soprano drammatico di agilità. Una voce unica

La voce callasiana costituiva un quasi miracoloso connubio tra un timbro grave, scuro, possente ed una espressione acuta, sottile, cristallina, da soprano leggero. Per lei venne rispolverato il termine ottocentesco “soprano drammatico di agilità”. La sua voce unica le consentiva di interpretare vari personaggi, dando a ciascuno una potenza espressiva fino ad allora inimmaginabile, alla quale si univa un eccellente vigore attoriale. La Callas “creava” i personaggi che interpretava, rendendo Norma, Turandot, Evira, Brunilde quasi persone reali.

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Sempre nel 1951 a Firenze, ne “I Vespri Siciliani” di Verdi, Maria Callas si produce da un Fa diesis grave al Mi bemolle acuto: questo rappresenta uno spartiacque nella sua carriera! Numerose furono da questo momento le tournées in tutto il mondo, mentre anche la discografia si faceva avanti, con registrazioni memorabili ed uniche.

La straordinaria metamorfosi fisica: La Divina

Negli anni tra il 1952 ed il 1954 si ha la metamorfosi fisica di Maria Callas, dovuta ad una dieta ferrea -leggenda vuole che avesse inghiottito una larva di tenia dentro una coppa di champagne-. Dalla ragazzona goffa e sgraziata, il cui corpo massiccio ingabbiava la magnifica voce, crea una figura eterea ed elegante di inarrivabile fascino -ispirandosi ad Audrey Hepburn- grazie alla quale passa alla storia come la “Divina”.

Emblematica di questa formidabile trasformazione, la foto con la quale Cecil Beaton ritrae Maria Callas La Divina all’apice della sua carriera, bellissima ed intensa. La trasformazione fisica l’agevolò anche nelle movenze sceniche, per cui alla duttilità della voce si affiancò una splendida agilità di movimento.

Grazie alla Callas il soprano esce dalla sua staticità ed acquisisce un movimento attoriale, le doti interpretative si fondono con quelle canore. La soprano partecipa anima, corpo e voce alla rappresentazione. Maria Callas non interpreta Tosca, lei “è” Tosca, in una fusione completa con il personaggio.

Le opere liriche interpretate da Maria Callas, Casta Diva

Il pubblico scaligero adora la Callas, così come quello degli altri teatri mondiali, dove la ragazzina bisognosa d’affetto cerca ancora conferme ed apprezzamento, offrendo la sua voce unica ed irripetibile e la sua dedizione. Il suo perfezionismo nella preparazione dei ruoli è quasi maniacale. Emozionata ed emozionante, raggiunge i vertici dell’espressività vocale. I formidabili acuti e lo sguardo magnetico coinvolgono in modo ipnotico il pubblico. Alla perfezione canora ed espressiva, si unisce l’intensa ed appassionata partecipazione recitativa, che rende Maria Callas unica nel mondo della lirica

La Casta Diva della “Norma” di Bellini -uno dei suoi cavalli di battaglia- rivela al massimo grado la dolcezza e la potenza della sua voce. Lo sguardo dardeggiante di Tosca prima di uccidere Scarpia si scaglia appena dopo la commovente dolcezza del “Vissi d’arte, vissi d’amore”. E cosa dire dell’”Habanera”, dove interpreta una Carmen sensuale e maliziosa, superba evocatrice d’amore passionale. Magnifica la sua Cio-Cio-San che rende pienamente tangibile la speranza di rivedere l’amato Pinkertonnella struggente “Un bel dì vedremo”.

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Maria Callas La Divina è una voce unica, una diva amata ed osannata dal pubblico dell’élite e da quello popolare, che legge la sua vita nei rotocalchi. Anche le critiche sono utili alla creazione del personaggio ed alla definizione del mito-Callas, difesa dal mondo intellettuale in un dibattito vivace come non avveniva ormai da tanto tempo.

Luchino Visconti, amico e regista decisivo

Un altro incontro decisivo è quello tra Maria Callas e Luchino Visconti, che la dirige ne “La vestale”, “La sonnambula” , “La Traviata” , ed in altre famose opere. Maria era perfetta per le istanze del regista, che assieme all’aspetto eminentemente lirico associava la qualità interpretativa. È però molto criticata la scena veristica in cui Violetta si toglie le scarpe in scena. Per tale motivo alla fine della rappresentazione assieme ai fiori le lanciano anche alcuni ravanelli che lei, fortemente miope, accetta come fossero omaggi floreali.

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Cominciano purtroppo anche a manifestarsi le prime crepe nella splendida voce della Divina, forse causate dal repentino dimagrimento, più probabilmente dall’intensa attività canora. Nel 1956 finalmente la Callas approda al Teatro “Metropolitan” di New York, che anni prima l’aveva snobbata. Nel 1957 viene conferito a Maria Callas il titolo di Commendatore della Repubblica italiana, guadagnandosi nuove critiche invidiose, ma la sua carriera continua a procedere trionfalmente.

Afonia, critiche e pressioni. La malattia di Maria Callas è mancanza d’amore

Una prima grave battuta d’arresto si ha il 2 gennaio 1958, durante una serata di gala al Teatro dell’Opera di Roma alla presenza del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Maria Callas abbandona la scena dopo il primo atto della “Norma”. La perfezionista Divina, colpita da afonia ed irritata dalle voci critiche che le giungevano dal loggione, sentendo di non poter dare il meglio di sé, preferisce non concludere la rappresentazione. Questo le attira feroci critiche e dà un colpo durissimo alla sua carriera.

Nonostante i boicottaggi ed il divieto da parte del governo italiano di essere rappresentato dalla Callas nella tournée della Scala, nonostante la freddezza dell’ambiente scaligero, le invidie e le critiche, grandissimo è il successo in tutto gli altri teatri, soprattutto all’estero. In questo difficile momento ai tormenti artistici di Maria si aggiungono le accuse e le pretese economiche della madre.

Maria Callas e Onassis. Manovra politica e inizio della rovina

In questo contesto si inserisce l’incontro che nel bene, ma soprattutto nel male, segna la vita e la carriera di Maria Callas: quello con il ricchissimo e famoso armatore greco Aristotele Onassis. Nel 1959 il magnate organizza una cena in suo onore al “Dorchester Hotel”, in occasione della prima della “Medea” al “Covent Garden” di Londra. Quell’estate la Callas ed il marito, assieme ad altri personaggi del jet set internazionale sono invitati ad una crociera sullo yacht “Christina”. Se in Meneghini aveva creduto di trovare il padre amato e assente, Maria Callas crede di trovare in Onassis il vero amore passionale nello stravolgimento dei sensi.

La loro storia d’amore conquista le pagine dei rotocalchi, ma segna il tracollo nella carriera della grande Callas. I problemi già esistenti con la sua splendida voce, sono acuiti dalla mancanza di esercizio per gli impegni mondani che sono richiesti dalla sua nuova posizione. Il declino è inarrestabile, anche se il nome della Divina Callas continua ad attirare il numeroso pubblico, che nonostante tutto la idolatra sempre. Sul fronte sentimentale quello che sembrava un grande amore, si rivela per quello che forse era fin dall’inizio: un’abile manovra di Onassis per unire i due massimi rappresentanti della Grecia di quel tempo ed acquisire maggiore fama e visibilità.

Il tradimento. Dal lutto di Maria Callas, il figlio, al cinema

Neanche il piccolo Omero, morto subito dopo la nascita, riusce a rinsaldare la unione della coppia, mentre si infrange il desiderio di maternità di Maria. La relazione continua stancamente, nonostante i continui tradimenti di lui, fino al 1965. Dopo qualche tempo e senza avvisare Maria Callas, Aristotele Onassis sposa Jacqueline Bouvier Kennedy, la vedova più famosa del mondo.

Il colpo è stato forte. La carriera è allo sbando, ma la grande Callas non si abbatte e tenta la carta del cinema, con “Medea” diretto da Pier Paolo Pasolini, un altro per lei impossibile amore -il regista e poeta era infatti omosessuale-, ma amico sincero e con una grande intesa artistica. Il film non riscuote il successo sperato e finisce per diventare l’ennesima delusione.

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Il triste isolamento accompagnato dai ricordi

Dopo una serie di concerti in giro per il mondo nel 1974 con il tenore Giuseppe Di Stefano -anche amente per un periodo- e con una voce ormai sciupata ed il cuore spezzato, Maria Callas si ritira in un ferreo esilio volontario nell’appartamento al n. 26 di Avenue George Mandel a Parigi. Le fanno compagnia i ricordi di una immensa e sfolgorante carriera, i volti delle persone che ha amato, ma anche i tradimenti, gli sfruttamenti, i voltafaccia.

Nei due anni che precedono la sua morte piange la morte di Aristotele Onassis -con il quale il legame non s’era mai spezzato- l’assassinio feroce di Pierpaolo Pasolini ed infine la morte di Luchino Visconti, che più di ogni altro aveva saputo valorizzarla sulla scena.

La tomba di Maria Callas e come è morta

La Divina, la grande Maria Callas, la Diva osannata in tutto il mondo, muore in solitudine a soli 53 anni, nella notte tra il 15 ed il 16 settembre 1977. Controverse le cause della sua morte, forse dovuta ad abuso di sonniferi, o più verosimilmente ad un cuore che aveva invano cercato amore disinteressato ed aveva invece trovato solo tanto dolore.

Maria Callas diede disposizione che le sue ceneri fossero disperse sul Mare Egeo, per essere unita in morte al suo Aristo. Tuttavia esiste una lapide commemorativa per Maria Callas nel “Père Lachaise”, il cimitero parigino dei Grandi.

Le biografie di Maria Callas su retroscena scabrosi

Nel libro “La vera storia di Maria Callas” di Renzo Allegri (Mondadori, 1991), giornalista e scrittore,  ricorda un particolare che lo colpì molto. Maria Callas aveva conservato assieme ai suoi ricordi più cari ed importanti le lettere di insulti dei suoi detrattori ricevute negli anni dal 1954 al 1959, il suo periodo d’oro alla Scala di Milano, ed aveva invece eliminato quelle dei suoi devoti ammiratori. La spiegazione che si diede l’Autore su questo fatto potrebbe aiutare a comprendere meglio l’animo di Maria Callas. 

La Diva aveva affrontato sacrifici enormi per la sua carriera, aveva superato l’indifferenza materna, gli sberleffi per la sua mole agli inizi, le feroci critiche alla sua voce ancora non compresa nella sua splendida unicità. Ma non aveva avuto alle spalle il sostegno degli affetti come era avvenuto per altri grandi personaggi. Era stata una lotta solitaria

«In realtà, era soltanto un personaggio di cui tutti approfittavano per trarne vantaggi.» – Renzo Allegri

Il mito dell’eroina da tragedia greca

Al di là delle celebrità e dell’ammirazione del suo pubblico, quelle lettere rappresentavano l’ennesima ingiustizia nei suoi confronti. Secondo lo scrittore rappresentavano la sua esistenza, “una sequenza di insulti”, soprattutto morali, dai quali non era riuscita a difendersi del tutto.

Si incarna in Maria Callas un altro mito, quello delle eroine della tragedia greca, vittime di feroci ingiustizie e delle ire degli dei, invidiosi della sua fama e del suo successo. Osannata in tutto il mondo, adorata dai suoi ammiratori, non era riuscita a farsi amare da chi voleva essere amata, per quello che era, disinteressatamente.


Maria Callas di Cecile Beaton
Maria Callas © Cecil Beaton
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Laureata in lettere, unisco all’amore per l’arte, il teatro e la musica classica anche quello per la lettura e la scrittura che coltivo da parecchi anni.

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