“Mezzanotte” è l’ora di Ghemon. I singoli più belli dell’album

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Mezzanotte è il nuovo album di Ghemon

Dopo tredici anni di onorata carriera sulla scena hip-hop underground, il talentuoso artista avellinese Ghemon ha varcato le soglie del mainstream partecipando alla 69esima edizione del Festival di Saremo. Ha subito attirato su di sé gli occhi – e le orecchie – dei più scettici, grazie al perfetto mix di rap e cantautorato che mescola sapientemente con la sua voce cristallina ed impeccabile. Al secolo Giovanni Luca Picariello, classe ’82, vanta una laurea in giurisprudenza ed un curriculum di rime, lessico forbito e temi tutt’altro che banali. “Mezzanotte” di Ghemon è un esperimento musicale sorprendente.

Per nulla prevedibile, riesce in una particolarissima – e potenzialmente pericolosissima – opera di revival dei suoni caratteristici degli anni ’90, andando sotto alcuni aspetti ad anticipare quello che sta diventando il trend del momento soprattutto per i giovani trappersMa non solo, perché in ognuna delle 14 eterogenee tracce del disco, sono perfettamente riconoscibili quelli che negli anni sono diventati i generi di riferimento di Ghemon: jazz, soul, funky, r’n’b e anche sfumature tipiche del Bel Canto all’italiana.

La Mezzanotte di Ghemon ha inizio con “Un Temporale”

In anticipo di quattro giorni rispetto alla release del disco del 22 settembre, il primo singolo estratto da “Mezzanotte”. Si tratta di “Un Temporale”, brano dal sapore amaro, sorretto da un beat essenziale ed incisivo, in cui il racconto sofferto di Ghemon abbraccia i suoni dolci della chitarra sbocciando tra le note calde dei rhodes in sottofondo e andando a collidere con quelle più acide dei synth del bridge, inaspettato e incalzante.

Un instant classic per molti appassionati di r’n’b che ha immediatamente vissuto nuova popolarità anche grazie alla cover dei Maneskin durante la partecipazione alla 11° edizione di X-Factor Italia. “Un Temporale” è il racconto affranto di un periodo oscuro, dove trovano spazio fioche luci di speranza che tendono la mano a quello che per molti versi sarà il filone che ci accompagnerà per tutte le 14 tracce dell’album. Una lunga e profonda confessione di umanità e fragilità del poliedrico autore, che incarna pregi e difetti di un’anima in costante evoluzione, tra fuochi bruciano fin dentro l’anima ed altri che riscaldano anche il cuore più apatico.

«E provo a immaginare dove il fiume andrà | Costretto a digiunare per necessità | Per ritrovare me | Lo lascio scorrere.»

“Bellissimo” e “Quassù”, i singoli più intimi di Ghemon

Il secondo singolo di “Mezzanotte” è “Bellissimo“, la quinta delle tracce del disco. Dal ritmo decisamente più sostenuto rispetto al precedente, “Bellissimo” è uno sfacciato e fiero inno alla personalità, agli obiettivi, alla determinazione e ancora al coraggio di farcela e alla convinzione di poterci riuscire. Un messaggio chiaro e limpido di riscatto e di forza, di voglia e di predisposizione. Un’attitudine, nel ri-approcciarsi alla vita, che è la chiave della salvezza.

«Beh, è andato tutto storto e sono vivo | Quest’anno scorso in fondo è stato solo positivo […] Ho pianto forse, ma non sono mai pianto addosso | La vetta che voglio raggiungere ormai sfiora il cielo»

Ed è il caso di un altro singolo, il terzo, nonché brano a mio avviso tra i più emblematici del disco: “Quassù”, numero 6 della tracklist di “Mezzanotte”. Un incastro ritmico incalzante che sostiene la versione più melodica dell’espressione di Ghemon, con una serie di obbligati in simbiosi con il basso e le tastiere che aprono a «questa immensa luce in cui» l’autore si tuffa «quasi mi immergo | è un oceano» guardando ad un passato grigio con la forza e la positività – e le cicatrici – di chi sa che finalmente n’è uscito fuori, più vivo che mai. Un lucidissimo e consapevole compendio dei perché e degli errori, delle risposte e delle domande giuste  – «Perso come un diamante nel buio | Per sorridere di nuovo» – con un salto di semitono sul finale che è una metafora dello scatto compiuto per evadere dalle catene delle pessime abitudini.

“Mezzanotte” e “Dopo la Medicina”  catturano l’ascoltatore

Dai toni drasticamente più pesanti, cupi, è la traccia che dà il nome al disco. “Mezzanotte” di Ghemon, traccia 8 dell’omonimo LP, è un dialogo cinico, disilluso, nichilista – «In questa lotta dove in fondo non c’è in palio niente | Tu perdi la tua abitudine da vincente» – in cui Ghemon si rivolge al suo «Sole di mezzanotte» al quale confessa sommesso che «Ogni guerriero, ogni soldato vero | Delle volte deve andare giù» ammettendo la propria umanità, la propria fallibilità, accettando con il capo chino l’incontrollabilità degli eventi, con rabbia e risentimento ma al contempo con disinteresse e fastidio «Attendo la vendetta e mi rimetto a fumare».

Ma se c’è un brano con cui più di tutti Ghemon ha lasciato un segno indelebile, questo è sicuramente “Dopo la Medicina”. L’unisono di pianoforte e chitarra introducono allo sfogo rabbioso e sprezzante del rapper, che grida ad una partner del passato come le cose siano cambiate e urla tutto il proprio disagio nel momento di buio più totale. Avverte sulla propria pelle la distanza delle persone e l’esigenza di isolarsi come unico rimedio contro le incomprensioni e le difficoltà della vita, dalle quali, inevitabilmente, possiamo liberarci solamente da soli.

«Io non ti voglio vicina | Io sono un altro […] Vorrei assicurarti che ci penserò | Ma la priorità è stare in silenzio | Non voglio sentire nessuno parlare»

Ghemon con “Mezzanotte” crea un disco dalle molteplici sfaccettature e dalle molteplici letture, ha bisogno – e fa venir voglia – di molteplici ascolti. Sorprende, spiazza, abbraccia, colpisce dritto al cuore e allo stomaco. E quando il buon Giovanni Luca Picariello ha intenzione di fare tutte queste cose, state pur certi che ci riuscirà. Per questo noi non vediamo l’ora che lasci sbocciare altri fiori insieme alle sue “Rose Viola” dopo una “Mezzanotte” così brillante.

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