‘Michelangelo a colori’ riunisce i discepoli dell’artista

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Michelangelo a colori

La mostra dal titolo “Michelangelo a colori” è stata ospitata dal Palazzo Barberini di Roma. All’interno della sala sono esposte alcune riproduzioni dell’artista – uniche opere presenti in mostra- in facsimile: “Annunciazione”, “Cristo vivo sulla croce” e “L’Orazione nell’orto”. Michelangelo realizzò questi disegni tra Roma e Firenze quando era ancora molto giovane, si tratta per lo più di bozzetti e schizzi, eseguiti per farne dono ad amici e collezionisti, motivo per cui presentano un maggiore grado di amore e raffinatezza.

‘Michelangelo a colori’. Gli influssi esercitati dall’artista

Questi bozzetti ebbero nel corso del tempo un grande successo, così oggi risulta inevitabile lo studio per poter distinguere le copie riprodotte dagli originali del Buonarroti. Le opere rappresentate dimostrano il dialogo e il profondo legame tra il grande maestro e i suoi seguaci, mediante la riproduzione delle principali tematiche sacre da lui affrontate.

La sala che ospita la mostra è preceduta da una serie di sale antecedenti legate alla tematica religiosa e alle peculiarità fondamentali che caratterizzano la pittura umbra e toscana del XII e XIII secolo. Ma ad attirare l’attenzione del visitatore sono specialmente la meraviglia e lo splendore degli affreschi ispirati alla mitologia greca presenti sui soffitti. Tra i numerosi esponenti non potremmo non citare Niccolò di Pietro, Michele Giambono e Filippo Lippi. All’interno della sala sono presenti nove riproduzioni a colori di coloro che hanno seguito e intrapreso la strada di Michelangelo, cercando nei limiti del possibile di essergli fedele.

I discepoli. Marcello Venusti

Marcello Venusti è stato un artista italiano operante durante l’età rinascimentale. A stretto contatto con Michelangelo Buonarroti, dalle sue opere ne risulta evidente la forte e suggestiva influenza stilistica. È possibile notarlo ammirandone le creazioni che occupano gran parte di una sala dedicatagli.

L’“Annunciazione” racchiude un messaggio chiaro ed evidente. La Vergine viene interrotta durante la sua lettura a causa della visita improvvisa dell’arcangelo Gabriele. Sul tavolo possiamo ammirare una scultura con le tavole della Legge, il cui riferimento allude al congiungimento tra il Vecchio e il Nuovo Testamento. La scena è avvolta da una luce divina, i colori sono luminosi, l’effetto della luce è esplosivo. Le forme e i contorni sono stati trattati prestando attenzione ad ogni dettaglio. Le pieghe degli abiti, caratteristica evidente anche in altre opere, sono particolarmente accentuate e sottolineate con estrema meticolosità da suscitare stupore.

Con la riproduzione della “Deposizione di Cristo”, l’artista valtellinese mostra un chiaro riferimento allo stile e al modo di operare di Michelangelo, mediante la messa in atto del braccio abbandonato di Cristo, che chiaramente richiama la posa della “Pietà” del Buonarroti.

Modelli e riferimenti

“La Madonna del Silenzio” è rappresentata seduta, con le gambe incrociate che mantengono il bambino. Evidente è il richiamo alla “Madonna Medici” scolpita da Michelangelo per la nuova Sagrestia di Firenze. Alle sue spalle sono presenti San Giovannino e San Giuseppe, quest’ultimo richiama le sembianze del profeta Geremia, affrescato dal Buonarroti sulla volta della Cappella Sistina.  

Nella “Crocifissione con la Vergine e i santi Giovanni e Maria Maddalena” l’ambientazione si svolge sul monte Golgota, trasformandosi in un clima cupo e tetro. Cristo è in dialogo con l’eterno, i vari personaggi sono avvolti da un’ostentata agitazione, la tensione è perenne per quel che succederà.

“L’orazione nell’orto” viene realizzata dall’artista in due versioni. Nella prima è possibile cogliere una prorompente ricchezza di colori e la scelta di toni acidi in un clima drammatico. Il paesaggio è fiabesco e il cielo sembra voler preannunciare un temporale in arrivo. Il dipinto esprime lucentezza suscitando curiosità e una notevole reazione insolita agli occhi di chi guarda. Nella seconda i toni sono più leggeri e pacati, il cielo è mite e i toni sono esplicitamente meno intensi e ricalcati al minimo.

Lelio Orsi, Jacopino del Conte e Marco Pino

Lelio Orsi è stato un pittore, architetto e disegnatore italiano. Nell’eseguire l’Annunciazione utilizza colori e tonalità meno accese. In questa riproduzione la vergine Maria rivolge lo sguardo all’Angelo, ma indicando, nella gestualità dei suoi movimenti il dio eterno. Tra le particolarità possiamo intravedere una serva e un gatto accovacciato sotto il tavolo.

Jacopino del Conte è stato un pittore attivo specialmente tra Roma e Firenze durante il Manierismo. Esegue La Deposizione di Cristo, che prende ispirazione dalla pietà di Michelangelo realizzata in marmo. Il centro della scena è abbracciato da Maria, che è colta dallo strazio e dalla disperazione del tragico evento della deposizione. Maddalena abbraccia le sue gambe e Nicodemo lo sorregge dal busto. Il dettaglio della corona in basso a sinistra è la testimonianza tangibile di tutte le sue sofferenze e crudeltà subite.

Marco Pino realizza Cristo vivo sulla Croce come rielaborazione del Crocifisso realizzato da Michelangelo per la marchesa Vittoria Colonna. Il cristo emerge da uno sfondo buio e malinconico, il suo sguardo è rivolto verso l’alto nella speranza di raggiungere la salvezza. Non ci sono altri personaggi, il che rende il significato della composizione ancor più profondo e struggente.

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