Modigliani e l’avventura di Montparnasse in mostra per i 100 anni

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Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori dalle collezioni Netter e Alexandre

Una vita vissuta “sopra le righe” a Parigi, le tanti amanti, la sua energia, la giovinezza e la tragica morte precoce hanno contribuito a creare la leggenda romantica di pittore maledetto intorno al personaggio di Amedeo Modigliani. Come sua città natale, Livorno si sentiva in debito con questo pittore considerato uno dei più grandi artisti di tutti i tempi e attendeva da tempo l’occasione giusta per potergli rendere il dovuto omaggio e per riaffermare il profondo rapporto di filiazione che aveva con lui. Tale occasione è finalmente arrivata nell’anno del centenario della sua morte – avvenuta a Parigi il 24 gennaio 1920, all’età di 36 anni – con la mostra “Modigliani e l’avventura di Montparnasse”.

A Livorno, sua città natale, l’artista restò sempre legato, tanto da tornarci più volte nel corso della sua breve esistenza. Qui Amedeo, dotato di una specifica spiritualità ebraico-sefardita, si era formato intellettualmente e artisticamente, studiando prima al Ginnasio e poi alla scuola Macchiaiola livornese fino alla partenza per Parigi. Nel centro nevralgico della scena e del mercato dell’arte, immergendosi nell’avanguardia artistica del tempo, ebbe modo di esprimere il suo straordinario talento. La città di Livorno non si è davvero risparmiata a organizzare tutta una serie di eventi con l’obiettivo di celebrare questo suo illustre cittadino, che con il suo stile inconfondibile è riuscito non solo a rendere immortali amici e colleghi, compagne e amanti, collezionisti e volti ‘eroici’ delle notti parigine, ma anche a entrare nel nostro immaginario collettivo per sempre.

Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori dalle collezioni Netter e Alexandre

L’evento clou di queste manifestazioni è senza dubbio la mostra  “Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori dalle collezioni Netter e Alexandre”,  ospitata al Museo della Città. L’esposizione, organizzata dal Comune di Livorno insieme all’Istituto Restellini di Parigi con la partecipazione della Fondazione Livorno, è curata da Marc Restellini con il coordinamento di Sergio Risaliti ed offre al pubblico la possibilità di ammirare ben 14 dipinti e 12 disegni raramente esposti al pubblico.

 «A Livorno Amedeo Modigliani ha sviluppato la sua capacità creativa e lo spiritualismo ebraico e qui a Livorno mi auguro che la storia, e non solo il mercato, possano approfittare di questa meravigliosa opportunità per dargli la giusta posizione nella storia dell’arte occidentale» – Marc Restellini, curatore

Nelle sale del Museo della Città si vedono eccezionalmente riuniti i dipinti e i disegni appartenuti ai due collezionisti più importanti che lo hanno accompagnato e sostenuto nel corso della sua breve ma intensa vita. Primo fra tutti Paul Alexandre, che lo ha appoggiato al suo arrivo a Parigi e che lo ha aiutato nel progetto scultoreo delle “Cariatidi” oltre che durante i suoi ritorni a Livorno nel 1909 e 1913. Ma anche e soprattutto Jonas Netter che ha raccolto, da esperto e geniale collezionista qual era, i più bei capolavori del giovane livornese. Bello l’allestimento, con i quadri e i testi scritti ad altezza d’uomo e alla giusta distanza per una comoda osservazione delle opere e una lettura senza doversi arrampicare più di tanto. La mostra è accompagnata dal bel catalogo curato da Marc Restellini e pubblicato da Sillabe.

La passione per le mezze figure

Nei suoi celebri ritratti, che colpiscono per l’impassibilità e la solidità di chi posa immobile nel suo silenzio, Modigliani trasferiva gli aspetti psicologici dei personaggi che rappresentava, trascorrendo molte ore con i soggetti prima di dipingere, cercando, appunto, di capire il profilo interiore di chi aveva di fronte.

Predilige le mezze figure, come quella della giovane Elvira che appare in primissimo piano nel quadro “Elvire au col blanc (Elvire à la collerette)”, dipinto tra il ’18 e il ’19. La sua figura presenta una solida statuarietà, caratteristica che accomuna molti dei ritratti di Modigliani. La giovane, dipinta dall’artista ben quattro volte, due da vestita e due nuda, era conosciuta ed ammirata a Parigi per la sua folgorante bellezza e per il suo caldo temperamento italiano.  

È interessante notare che nella mezza figura di “Chaïm Soutine” del 1916,  – artista ebreo, nonché caro amico e compagno di bagordi e di miseria durante gli anni parigini più difficili – il soggetto occupa la quasi totalità dello spazio pittorico. È ritratto seduto con le mani appoggiate sulle ginocchia e presenta elementi che rimandano ad un impercettibile sistema referenziale giudaico. Si avverte la grande sintonia tra i due e la stima che Soutine provava per Modì. 

I ritratti

Non poteva mancare nella mostra “Modigliani e l’avventura di Montparnasse” la bella Jeanne Hébuterne. Artista di talento e ultimo grande amore di Amedeo, è presente nel ritratto “Jeune fille rousse (Jeanne Hébuterne)” del 1919. La composizione del quadro è ritagliata quasi esclusivamente sul volto che esprime un misto di timidezza e sensualità. Modigliani la riprende di tre quarti mentre si rivolge allo spettatore in un atteggiamento pieno di naturalezza ed eleganza, capace di catture l’attenzione con suoi profondi occhi azzurri.

Si tratta invece di una delle rare figure intere di Modigliani quella sbandierata in tutta la città sul poster che pubblicizza la mostra, presa dal dipinto intitolato “Fillette en Bleu” del 1918. L’opera, di grandi dimensioni, raffigura una bambina tra gli 8 e i 10 anni che emana dallo sguardo dolcezza e innocenza e il cui vestitino di un azzurro delicato rimanda agli occhi e al muro retrostante dello stesso colore sapientemente a contrasto con il rosso mattone delle guance e del pavimento. Il ritratto fu eseguito mentre si trovava a Nizza, dove sotto il sole del sud, la tavolozza subì un notevole schiarimento. L’artista prima della nascita della figlia Jeanne, cominciò a ritrarre bambini, ragazzi e adolescenti in maniera quasi esclusiva. 

I disegni

I disegni sono caratterizzati dalla linea continua e il segno è frutto di un’elaborazione mentale prima che pratica. Si parte dalla serie delle teste, eseguita tra il 1909 e il 1912, in cui Modigliani utilizza le forme del cerchio, dell’ovale, del rettangolo e del triangolo e basa la verticalità sulle linee del collo e del naso. Non possono essere considerate studi preparatori delle sculture, perché sono espressioni autonome della stessa ricerca. Segue la serie dei nudi ispirati alle Cariatidi, che appartengono ad una fase determinante per la ricerca di uno stile proprio. Tra questi la “Cariatide (bleue)” del 1913, con contorni più sfumati e colorati, si distingue per la rotondità delle forme che restituice femminilità e sensualità alla figura.  

Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Gli altri artisti dell’École de Paris

Insieme alle opere di Modigliani troviamo in esposizione, inoltre, un centinaio di altri capolavori rappresentativi della grande École de Paris, anch’essi collezionati da Jonas Netter a partire dal 1915, Tra queste opere si possono vedere quelle di Suzanne Valadon come le Trois nus à la campagne”, con donne nude in aperta campagna, tema molto caro a Renoir e a Cézanne. Un’intera sezione è dedicata  al suo più famoso figlio, Maurice Utrillo con i suoi paesaggi urbani, come Place de l’église à Montmagny”, “Rue Marcadet à Paris” e “Paysage de Corse”, dove gli spazi sono sereni, tutto è calmo e silenzioso e nulla traspare dei suoi soggiorni negli ospedali psichiatrici per tentati suicidi legati alla dipendenza dall’alcol. “Le Grand Bagneuses” è invece un’opera realizzata da Andrè Derain che viene considerata uno dei capisaldi dell’arte moderna.

Seguono quadri come “St.tropez e Portrait d’homme (Jonas Netter)” di Moïse Kisling, artista polacco che ci ha lasciato uno dei ritratti più emblematici del collezionista Jonas Netter. Nel nutrito settore riservato a Chaïm Soutine dipinti come L’Escalier rouge à Cagnes”, “La Folle” e “L’Homme au chapeau e Autoportrait au rideau”, eseguiti dal 1917 al 1920, rappresentano bene la poetica dell’artista e la sua maniera di rappresentare la realtà in modo atemporale e come espressione di tragedia interiore. Nell’“Autoritratto”, in particolare, Soutine si cimenta nel ritrarsi come i grandi artisti del passato, che tanto ammirava, in una posa quasi anonima e con lo sguardo senza rughe, ma preoccupato, con le mani fuori dal campo, la cui faccia con i piani irregolari emerge da una sciarpa verde.

Gli eventi collaterali a Modigliani e l’avventura di Montparnasse

La città ha dunque abbracciato Amedeo Modigliani non solo con questa grande mostra – che ha registrato in pochi mesi gli oltre 60.000 visitatori – ma anche con numerosi eventi collaterali che fanno da cornice alla mostra. Livorno si anima di visite guidate ai luoghi dell’artista, gite in battello tra gli affascinanti fossi, realizzazione di murali, tour digitali, cicli di proiezioni, conferenze, presentazioni di libri, percorsi teatrali, laboratori per bambini, passeggiate, escursioni in bicicletta, degustazioni gastronomiche, e altro ancora.  

Tra le tante iniziative è degno di nota il convegno internazionale di studi sul tema “Modigliani ebreo livornese: storia familiare e formazione di un genio” che ha visto riuniti a Livorno studiosi e ricercatori di prestigiose università e istituti di ricerca d’Italia, Francia, Israele ed USA. Ideato dall’Istituto Restellini di Parigi con la collaborazione scientifica del prof. Paolo Edoardo Fornaciari, l’interessantissimo convegno ha avuto come obiettivo centrale quello di approfondire l’indagine sul giovane Amedeo detto “Dedo” (così da ragazzo veniva chiamato in famiglia) prima di Modì (il pittore parigino), puntando l’attenzione sull’ambiente che lo plasmò, con particolare riguardo al peso ed all’influsso del teologo cabbalista livornese Elia Benamozegh. Nell’ambito del convegno una sessione è stata dedicata ad una riflessione generale sul rapporto arte\ebraismo, sotto forma di tavola rotonda.

Picasso e Modigliani. Amore odio

Si narra che Pablo Picasso fosse un grande rivale di Modì, che lo ammirava e lo odiava allo stesso tempo. Picasso era però affascinato dal giovane artista italiano e dalle sue opere, in cui si rispecchiava tutta la bellezza dell’arte rinascimentale espressa con un linguaggio assolutamente moderno. Secondo quanto disse il mercante d’arte e scopritore di talenti Leopold Zborowski a proposito di Amedeo Modigliani: «Ho trovato un pittore che vale due volte Picasso!» si può ben capire il perché di tale rivalità.

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