“Mutazioni” di Bacon e i falsi. In mostra lo strazio dell’uomo

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“Mutazioni” di Bacon

La mostra “Mutazioni” di Bacon è attualmente aperta ai visitatori presso Palazzo Bellonia Bologna. 70 le opere riunite grazie all’iniziativa di co-fine Art in collaborazione con la Francis Bacon Collection. Spesso si è confuso il suo nome con quello del grande filosofo Francesco Bacone, eppure non sarebbe così errato, infatti la sua discendenza sembra proprio essere correlata al suo antenato “filosofo”, ma il pittore è un artista anglo-irlandese, grande interprete del disagio Novecentesco in chiave artistica.

Passeggiando tra le sale e le diverse piccole esposizioni

Il criterio espositivo adottato all’interno della mostra “Mutazioni” di Bacon è molto semplice ed intuitivo. Le opere sono riunite per temi e contenuti, sottolineando l’evoluzione dei concetti primari dell’artista. La prima sala ospita una serie di Autoritratti ed espone in maniera significativa tutti i momenti fondamentali della vita di Bacon, dagli episodi personali a quelli che lo hanno reso celebre nel suo percorso artistico.

Tre schermi precedono il cuore dell’esposizione e sono definiti da dialoghi frammentati, che solo la voglia dello spettatore che attende la “ricostruzione” può ricomporre, accompagnando la serie di autoritratti che illustrano l’identità artistica di Bacon. Si assiste alla scomposizione della figura umana, che sembra quasi diventare “infantile” talmente è forte l’essenzialità della linea. Bacon realizza solo e soltanto la sua stessa figura, quella più odiata, ma anche l’unica in grado di rappresentare questo preciso momento della sua vita in cui è la sua solitudine a fare da protagonista.

«Consigli? Niente. Nessun particolare consiglio. Solo di accettarsi. Di accettare chi si è.»

«Nel periodo in cui facevo questi autoritratti non avevo nessun altro da dipingere. Ho perso molti amici… La giovinezza è tutto… Amo le ferite, gli incidenti, i malesseried amo la gente bella.»

«Ma la bruttezza può essere interessante e affascinante Le situazioni in cui la realtà abbandona i suoi fantasmi Non è così?»

Si giunge alla sala dedicata alla serie di “Figure sedute” che accennano ad uno spazio reale ma vago, il cui intento artistico è di affermare solo e soltanto la propria esistenza. Questo concetto verrà approfondito da Bacon in tutta la sua vita culminando nella serie di “Figure in piedi”, a cui è dedicata un’intera sala. L’arte di Bacon è fatta di singoli individui e di uniche tragedie consumate nel solo ed unico spazio della tela. Il vuoto e l’angoscia, tipiche del Novecento, riempiono la sala delle “Teste” e creano le produzioni appartenenti alla serie delle “Figure ruotanti” che Bacon cerca di fissare su carta, assumendo la forma del vuoto assoluto.

‘Mutazioni’ di Bacon sul doloree la solitudine

Bacon mostra anche di essere fortemente legato all’arte tradizionale e la omaggia rivisitandola. Questo intento lo si nota visitando in particolare due sale, quella dei “Papi” e quella incentrata su “Ritratto di van Gogh e “Studio su van Gogh”, vietata ai minori per la presenza di ritratti erotici. Nella prima sono esposte opere con un esplicito riferimento all’ammirazione che Francis Bacon nutriva nei confronti di Velasquèz, a cui si è chiaramente ispirato per il ritratto di papa Innocenzo X.

Invece “Altri ritratti e studi su Leonardo Da Vinci dà grande attenzione allo studio della ritrattistica leonardesca, deformando i volti in chiave tragica. Passando oltre la sala delle “Crocifissioni”, in cui ritrae il dolore umano attraverso l’iconografia della “Passione di Cristo”,  si giunge nella sala dedicata alla rappresentazione delle figure papali, ritratte nella loro veste decadente ed umana. Bacon decide di spogliarli dalla propria autorità, trasformandoli improvvisamente in uomini senza Dio e non occupando più la posizione austera a cui aveva abituato la ritrattistica convenzionale.

Di seguito in galleria si possono notare disegni che portano la firma dell’artista. La paternità di queste opere è stata però molto dibattuta. Da un lato, Cristiano Ravarino – ex amante di Bacon, nonchè specialista della Tate Gallery di Londra e della Hugh Lane Gallery di Dublino – ne ha a lungo sostenuto l’originalità. Dall’altra il Francis Bacon Estate sostiene che al massimo possono essere “attribuite” all’artista, ma che si tratta di falsi.

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