“Neri Oxman. Material Ecology”. L’arte del futuro ecologico

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"Neri Oxman. Material Ecology"
The Aguahoja Artifacts Display. Un catalogo di esperimenti sui materiali durante quattro anni di ricerca mostra la gamma estetica e comportamentale che siamo stati in grado di stampare in scala medio-grande tramite percorsi geometrici performativi, design generativo, distribuzioni bio-composite e parametri di fabbricazione variabili.

Sempre al passo con i tempi, se non addirittura un passo avanti ai tempi. Il MoMA – Museum of Modern Art –, prestigioso tempio dell’arte moderna e contemporanea a New York, al tempo del Coronavirus si è organizzato per attivare sul suo sito una serie di Virtual Views, ovvero visite virtuali alle mostre che sono esposte al momento al suo interno. Nell’ambito di questa serie, giovedi 14 maggio 2020 è stata lanciata la visita virtuale alla mostra “Neri Oxman. Material Ecology”, inauguratasi a marzo poco prima della pandemia, a cura di Paola Antonelli, curatore senior del Dipartimento di Architettura e Design e Direttore del settore Ricerca e Sviluppo. 

Per rendere la visita ancora più fruibile, lo sguardo virtuale nello spazio del Museo viene corredato da testi scritti e inserti audio. Inoltre con un click del mouse ogni elemento in esposizione può essere isolato, ingradito e descritto da paragrafi dedicati.  Insomma si tratta di visite ben documentate che soddisfano appieno chi vi accede.

“Neri Oxman. Material Ecology”. L’arte in una visione futuristica tra filosofia e scienza

Aboliti i confini tra arte, scienza, architettura e tecnologia, il concept della mostra è quello di spiegare al pubblico non tanto il prodotto del suo lavoro, quanto il processo o meglio – come chiarisce la Oxman stessa – «il processo come prodotto». L’allestimento è sobrio e rigoroso e si colloca a metà tra una mostra d’arte e la divulgazione scientifica. Il colore delle pareti e delle teche è chiaro e luminoso e permette di far risaltare meglio i toni naturali e neutri degli oggetti esposti.

“Neri Oxman. Material Ecology” ruota attorno a sette progetti, portati avanti dalla Oxman e la sua squadra tra il 2012 e il 2019, che illustrano – attraverso istallazioni, manufatti, prototipi, fotografie e video – materiali e processi che un giorno potrebbero essere disponibili per tutti gli architetti e i designer.

«Questi progetti offrono visioni di un futuro in cui gli oggetti sono ingegnerizzati da bachi da seta e infusi con melanina o batteri, gli edifici sono in grado di rispondere alle variazioni di luce e temperatura, e le cose invecchiano e decadono in maniera organica e, una volta raggiunto il loro scopo, ritornano alla natura». – Paola Antonelli 

L’innovativa ecologia dei materiali

Anticipando di gran lunga il futuro prossimo venturo, “Neri Oxman. Material Ecology” ci rivela una meraviglia di oggetti altamente simbolici. In sequenza cronologica incontriamo: esseri immaginari, la cui premessa è che un giorno gli organi umani – e persino interi organismi – saranno progettati e sviluppati digitalmente con funzionalità aumentate; maschere create da speciali algoritmi con stampanti 3d per esplorare l’idea di progettare con materiali biologici vivi; totem o colonne iniettate di melanina liquida per investigazioni sull’uso di questo pigmento naturale in architettura.   

Si prosegue con elaborate strutture prodotte con strati di vetro fuso da stampanti 3D di ultimissima generazione. Poi fa la sua apparizione il Padiglione di seta, istallazione site-specific frutto delle ricerche sulla programmazione ingegneristica dei bachi da seta e della relazione dell’uomo con questa specie. Infine, come alternativa biodegradabile alla plastica, vengono disposti i prototipi del processo di fabbricazione a base d’acqua che utilizza alcuni dei biopolimeri più abbondanti sul nostro pianeta: la cellulosa, la chitina e la pectina.

«Presi individualmente gli oggetti in mostra sono belli e rivoluzionari ma tutti insieme rivelano una nuova filosofia di progettazione, un fare e persino un disfare del mondo che ci circonda».- Paola Antonelli

Chi è Neri Oxman?

Sconosciuto al grande pubblico in Italia, Neri Oxman è però un nome noto all’estero nel campo dell’architettura, del design e della tecnologia. Architetto, designer e artista, è considerata una delle menti più brillanti in circolazione oggi. Nel 2018 compare tra le 5 donne più influenti nella lista degli architetti stilata da AD100. Dal 2010 è professoressa associata al MIT di Boston, dove ha fondato e dirige il gruppo di lavoro interdisciplinare Mediated Matter presso il MIT Media Lab, per effettuare le sue ricerche in biologia, medicina e materiali tessili.

È famosa per le sue idee radicali e innovative che mettono insieme design computazionale, ingegneria dei materiali, moda e stampa 3D per creare qualcosa mai sperimentata prima, chiamata biologia sintetica. Le sue opere d’arte della “Neri Oxman. Material Ecology”sono conservate al MoMA, al Centre Pompidou e in altre importanti gallerie e musei internazionali. Donna di notevole intelligenza e creatività che ama sperimentare e, per non farsi mancare proprio nulla, Neri Oxman è, tra l’altro, bellissima. Il suo metodo pioneristico, che lei chiama ecologia dei materiali, riunisce scienza dei materiali, tecnologie di fabbricazione digitale e design organico per creare nuove possibilità per il futuro.

“Neri Oxman. Material Ecology”. Una nuova filosofia di progettazione

Dalla corteccia degli alberi alle ragnatele, dai gusci dei crostacei al respiro umano, la natura modella i processi innovativi di progettazione e produzione di Neri Oxman. Lei ha sviluppato non solo nuovi modi di pensare materiali, oggetti, edifici e metodi di costruzione, ma anche a nuove strutture per collaborazioni interdisciplinari e persino tra specie diverse.

In realtà l’interesse della Oxman per la funzione organica del design, il modo in cui la forma interagisce con la luce, il calore e gli elementi naturali riecheggia la visione alternativa che il celebre architetto e scultore austriaco-americano Frederick John Kiesler (1890 – 965)  contrappose alle stoiche facciate in vetro e acciaio del modernismo. Un design organico, biomorfico, che cambia forma. La Oxman afferma di ispirarsi a lui per tanti motivi, ma soprattutto al Progetto Endless House degli anni ‘50, col quale Kiesler persegue un approccio non convenzionale ad una struttura che potrebbe comportarsi come un organismo vivente. 

«Questo progetto incarna così tante domande sull’architettura, tipo: Che edificio è? Come si definisce un edificio dal punto di vista fisico, psicologico? quali sono i materiali adatti per la sua costruzione? E’un’opera d’arte che è anche un manifesto». – Neri Oxman

Cenni biografici

Neri Oxman balzò improvvisamente alle cronache italiane nel 2018 come presunta fidanzata di Brad Pitt, appena mollato da Angelina Jolie. La notizia fece molto scalpore, ma in realtà sua fidanzata non era, né lo è mai stata. Si frequentavano solo per interessi comuni. Ma si capisce benissimo perché l’attore americano ne sia stato immediatamente affascinato.

Un talento naturale e figlia dei due famosi architetti Robert and Rivka Oxman. Neri è nata il 6 febbraio 1976 ad Haifa, in Israele, dove è cresciuta in una famiglia in mezzo a libri, storie e progetti di architettura e a dilemmi teoretici. Si iscrive prima a medicina, che abbandona per dedicarsi completamente all’ architettura studiata a Gerusalemme e a Londra. Nel 2005 prende un PhD al MIT di Boston. Poco dopo sposa il compositore argentino Osvaldo Golijov, da cui si separa nel 2016. Nello stesso anno lancia la rivista “Journal of Design Science”. Si risposa nel 2019 con Bill Ackman. La coppia ha un figlio.

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