“Nessuna voglia di parlare” di Nadia Anjuman. Io sono una donna afgana

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Nessuna voglia di parlare di Nadia Anjuman. Io sono una donna afgana

Nessuna voglia di parlare 
Che cosa dovrei cantare? 
Io, che sono odiata dalla vita. 
Non c’è nessuna differenza tra cantare e non cantare. 
Perché dovrei parlare di dolcezza? 
Quando sento l’amarezza. 
L’oppressore si diletta. 
Ha battuto la mia bocca. 
Non ho un compagno nella vita. 
Per chi posso essere dolce? 
Non c’è nessuna differenza tra parlare, ridere, 
morire, esistere. 
Soltanto io e la mia forzata solitudine 
insieme al dispiacere e alla tristezza. 
Sono nata per il nulla. 
La mia bocca dovrebbe essere sigillata. 
Oh, il mio cuore, lo sapete, è la sorgente. 
E il tempo per celebrare. 
Cosa dovrei fare con un’ala bloccata? 
Che non mi permette di volare. 
Sono stata silenziosa troppo a lungo. 
Ma non ho dimenticato la melodia, 
Perché ogni istante bisbiglio le canzoni del mio cuore 
ricordando a me stessa il giorno in cui romperò la gabbia 
per volare via da questa solitudine 
e cantare come una persona malinconica. 
Io non sono un debole pioppo 
scosso dal vento. 
Io sono una donna afgana 
e la (mia) sensibilità mi porta a lamentarmi. 

– “Nessuna voglia di parlare” di Nadia Anjuman. Io sono una donna afgana

Nadia Anjuman è nata in Afghanistan, ad Herat, il 27 dicembre 1980. Compone poesie e studia di nascosto presso un professore universitario che insegna clandestinamente. Quando nel 2001 vengono cacciati i telebani, esce allo scoperto, continuando a scrivere senza però doversi più nascondere.

Nel 2005 esce la sua prima raccolta poetica. Esegue una lettura pubblica dei suoi scritti.

Per questo motivo finisce massacrata di botte dal marito che, seppur arrestato, viene subito rilasciato. Nadia Anjuman secondo la versione e le fonti ufficiali è deceduta per suicidio o per infarto.

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