“Notte stellata” di Vincent van Gogh. Un’arte del sentire

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Stendeva il colore in strati densi marcando il ritmo della pennellata, come se quell’atto ondulatorio seguisse il flusso costante di pensieri. Un gesto liberatorio, simbolico, che riportava tramite la cadenza dei colori la pesantezza di una vita fatta di stenti e pazzia (come si può notare anche nel seguente dipinto: “Notte stellata” di van Gogh il cui significato è qui approfondito).

Questi brevi commenti non possono che riportare alla memoria uno dei grandi rivoluzionari della pittura di fine Ottocento: Vincent van Gogh. Nato a Zundert, in Olanda, nel 1853, fortemente religioso, diventa pittore per vocazione, inseguendo il messaggio morale dell’arte di Millet. Conosciamo profondamente il suo pensiero grazie alle preziose lettere che scrive al fratello Théo, commuovendo il mondo post mortem e affidando nuovamente all’arte il valore umano.

«Caro Théo,

io so che la guarigione viene dal di dentro, con la rassegnazione alla sofferenza e alla morte, e nella vita di un pittore, in fondo, la morte non è forse quello che c’è di più difficile. Ieri sera guardavo il cielo, la vista delle stelle mi fa sempre sognare, come pure mi fanno pensare quei puntini, che nelle carte geografiche rappresentano città e villaggi, e allora mi dicevo: se prendiamo il treno per andare, che sò, a Rouen, non possiamo prendere la morte per andare in una stella?» – Vincent van Gogh

La “Notte stellata” di Vincent van Gogh. Significato

Saint-Rémy è il comune francese, situato in Provenza, dove van Gogh decide il suo ricovero spontaneo nella clinica psichiatrica di Saint-Paul. L’8 maggio del 1889 giunge nella casa di cura, dalle cui finestre ha la possibilità di vedere un piccolo campo di grano: poco basta per renderlo più sereno. Il profondo senso di indifferenza della società nei suoi confronti qui è salvaguardato, ma per poco. Tenta il suicidio e le sue crisi non gli daranno tregua. Dipingerà in questo periodo di esilio alcune delle opere più belle. “Notte stellata” (1889) inquadra il paesaggio del piccolo borgo, incorniciato dalla catena montuosa delle Alpilles, stagliato su un profondo cielo blu illuminato dalle stelle.

“Notte stellata” di van Gogh ha un significato che va oltre un’analisi critica del dipinto e tocca direttamente le corde del cuore e della psiche di chi la ammira. È un’opera memorabile e toccante per i colori tenui che comunicano grande senso di protezione. La semplicità delle linee delle case, le cui finestre gialle riflettono l’abitato, sembrano riferirsi ai disegni infantili che sono spogli di tecnica, ma pieni di significato emozionale. Il cielo è invece caratterizzato dalla complessità delle linee vorticanti e dalla marcatura policromatica delle stelle. Alcune teorie ipotizzano che Vincent van Gogh abbia voluto rappresentare nel suo celebre quadro la galassia M51, dalla caratteristica forma a spirale, quindi il moto vorticoso del cielo avrebbe attinenza ad un dato reale.

Come in moltissime delle sue opere, il senso prospettico è dato da pochissimi elementi che “salvano” il quadro dalla piattezza completa. In questo caso l’elemento che pone i gradi di profondità è il cipresso in primo piano, definito da un colore scuro e contrastante rispetto all’intera composizione. Questo è uno dei rari casi in cui l’artista non dà cenno al concepimento dell’opera.

Oltre l’impressionismo 

Possiamo definire la sua pittura, un’arte del sentire, che tramite il corretto utilizzo del colore, esprime adeguatamente uno stato interiore, specialmente attraverso questo quadro. Ci sono tantissime lettere che riportano il momento emozionale connesso al gesto pittorico della pennellata, l’attimo catartico in cui l’arte diventa fusione tra emozione, mano dell’artista e la sua psicologia. Da non sottovalutare è certamente l’aderenza plastica del colore, che, data la sua massa densa e pesante, è realmente “modellabile” come una scultura.

Lontano da un’arte celebrativa, i colori e la tecnica di Vincent van Gogh dovevano colpire tutti, anche i non intenditori. Per ottenere ciò era necessario lo studio accurato della luce, ecco perché Arles, nella Francia del sud, fu il luogo prescelto. Van Gogh riesce a modulare le nuove ed avanzate concezioni pittoriche impressioniste e quella del tutto singolare del puntellinismo di Seurat.

L’epilogo nella casa ad Arles

Fortemente ispirato dalle stampe giapponesi, come più volte riporta nelle sue lettere, realizza opere come “La stanza dell’artista ad Arles” in cui esprime chiaramente questa volontà. Fitta una stanza a quindici franchi al mese, una casa gialla con l’intonaco bianco delle pareti. In una lettera al fratello Thèo sottolinea la sua speranza nell’aver trovato un rifugio sicuro che possa aiutarlo nella pittura: giallo fuori, bianco dentro, soddisfatto di poter vedere finalmente le sue tele in un interno luminoso.

Muore giovane, all’età di 36 anni, sparandosi un colpo di pistola, che però lo rende agonizzante per due giorni. Nonostante il dolore atroce, riesce a resistere, avendo la possibilità di salutare suo fratello Thèo per l’ultima volta.

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