Il nuovo governo. La terza repubblica tra presunto populismo e rinnovamento

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Con le elezioni politiche del 4 marzo si è aperto uno scenario del tutto nuovo sul fronte politico italiano, molti l’hanno ribattezzato “l’inizio della terza Repubblica“. Procediamo con ordine. Le ultime elezioni hanno restituito un quadro politico abbastanza chiaro, attestando il “Movimento 5 Stelle” come prima forza partitica, e la coalizione di centrodestra come prima coalizione in Italia. Ma nonostante ciò, la formazione del governo è stata una strada irta e con non poche difficoltà, per via di una legge elettorale, il Rosatellum, che di fatto rende difficile la formazione di un governo, essendo necessaria una soglia variabile a partire del 40% per ottenere la maggioranza.

Ci sono voluti 89 giorni di trattative e colpi di scena, con l’intesa Movimento 5 Stelle e Lega, che hanno stilato un contratto di governo da sottoporre al Presidente della Repubblica. Le difficoltà sono sorte con la lista dei ministri da sottoporre al Presidente Mattarella dopo l’incarico affidato a Giuseppe Conte giurista di 54 anni, per la loro successiva nomina come previsto dall’articolo 92 della Costituzione italiana. È qui che Mattarella ha sparigliato le carte, ponendo delle riserve sul nome del ministro dell’economia (Savona), inviso al Presidente in virtù delle sue idee sull’Unione Europea.

Il nuovo governo del cambiamento

Da qui l’impasse, le polemiche, lo spread che inizia a salire ed incutere timore ai mercati, le minacce d’impeachment nei confronti del Presidente della Repubblica. L’incarico affidato a Cottarelli e poi il colpo di scena finale. L’ago della bilancia è stato lo spostamento del ministro Savona, dal Ministero dell’Economia a quello per gli Affari Europei. Il nuovo governo del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, ha ottenuto la fiducia al Senato con 171 voti a favore, mentre in Parlamento i voti a favore sono stati 350. Si apre ufficialmente una nuova stagione politica che secondo il duo Movimento 5 Stelle – Lega sarà segnata dal governo del cambiamento.

I dubbi sono molteplici, a partire dalla legittima autonomia del premier Conte, che secondo molti, tra cui l’ex ministro Delrio, non è altro che una marionetta nelle mani del Movimento 5 Stelle e della Lega. Il duo Salvini e Di Maio, rispettivamente Ministro dell’Interno e Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, hanno ribadito più volte che uno degli obiettivi principali sarà l’implementazione dei posti di lavoro. Ma le maggiori titubanze sembrano riguardare il problema immigrazione, Salvini ha già affermato che lavorerà con il Primo Ministro Ungherese Orban, affinché si cambino le regole dell’Unione Europea per quanto riguarda il problema dell’immigrazione clandestina e il successivo rimpatrio. Ha poi annunciato i centri per il rimpatrio blindati, per far evitare agli immigrati di «bighellonare» per le strade.

I temi “caldi” della legislatura

Il tema dell’immigrazione sarà un tema dominante nel corso della legislatura. Altri tre temi appaiono scottanti: la “flat tax”, il reddito di cittadinanza e la pace fiscale. La “flat tax è la tassa piatta da applicare ai redditi degli italiani nel 2019, intorno al 15/20%, ma non sarà possibile ricorrere al deficit, occorreranno risorse compensative. Secondo Salvini sarà applicata la progressività e si eviterà che i ricchi scappino all’estero. Il reddito di cittadinanza è senza dubbio uno dei temi sui quali il Movimento 5 Stelle si è speso maggiormente nel corso della campagna elettorale. È una misura che prevede un reddito di 780 euro al mese per coloro che si trovano sotto la soglia di povertà; il presidente del Consiglio Conte ha affermato che non si tratta di una misura assistenziale, ma di una misura per il reinserimento nel mondo del lavoro. Si tratta di una misura da 16/20 miliardi di euro di copertura economica.

Infine la pace fiscale con i contribuenti, che secondo il governo sarà il primo provvedimento economico, e che secondo le stime dell’Agenzia delle Entrate porterà nelle casse dello Stato meno di 35 miliardi di euro. Appare difficile, dunque, coprire il buco di 60 miliardi di euro che si aprirebbe per il taglio di aliquote Irpef ed Ires promesse dal governo. Questo programma potrebbe costare da un minimo di 65 miliardi di euro – calcolo effettuato dal Corriere della Sera – ai 125 miliardi di euro stimati dall’Osservatorio dei Conti Pubblici dell’Università Cattolica presieduta dall’ex commissario alla spending review Cottarelli. Si apre dunque una nuova stagione politica, una maggioranza politica che dovrà dare risposte concrete ai cittadini, che dovrà attuare misure per il sud, a partire dallo spinoso caso Ilva, migliorare le infrastrutture ed attuare misure per le piccole medie imprese. I prossimi cinque anni saranno cruciali per il futuro dell’Italia.

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