“Nuvole e colori” di Carlo Verdone. L’esordio in fotografia

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"Nuvole e colori" di Carlo Verdone
Lenta disarticolazione

Un racconto a colori del cielo. Un viaggio poetico nel nuvolario fantastico che l’occhio dell’autore cattura nell’aura mistica della natura. Questa è la mostra fotografica “Nuvole e colori” di Carlo Verdone. Eccolo un aspetto poco conosciuto del noto comico, attore, regista e scrittore: la fotografia. Ora abbiamo la possibilità di coglierlo in tutte le sue sfumature grazie a Elisabetta Sgarbi che lo ha invitato ad esporre una selezione delle sue fotografie nell’ambito della manifestazione “La Milanesiana 2020”. 

«Carlo Verdone punta in cielo la macchina fotografica. Ed è la sua ‘preghiera laica’. Carlo ha saputo raccontare le nuvole come immagini di vapori che stanno al di sopra di noi che le guardiamo e nello stesso tempo ci avvolgono come foschie e caligini fino ad arrivare, come veli di nebbia, ai nostri piedi. Ed è come se ci entrassimo dentro alle sue nuvole. La sua è una enciclopedia dello sguardo interiore in continuo divenire» – Elisabetta Sgarbi

“Nuvole e colori” di Carlo Verdone sul filo della nostalgia

La mostra “Nuvole e colori” in anteprima assoluta – curata da Paolo Mereghetti e dalla stessa Elisabetta Sgarbi, – vede in esposizione 42 scatti inediti di cieli e nuvole a colori e in bianco e nero. Il soggetto di questi lavori è sempre il cielo e la struttura è per la maggior parte in orizzontale. Solo cieli paralleli dove scorrono le nuvole, soffici nubi a spasso sulla città, cieli e natura. Cieli ingombrati di nuvole che fanno da sfondo ad alberi o statue, boschi o campagne. I colori sono straordinari. Un trionfo di toni infuocati per tramonti struggenti, sinfonie di nubi dalle tinte pastello, giochi di luce tra chiaro e scuro, stratificazioni monocromatiche.

Alcune foto sono dei cieli di Roma, altre della campagna reatina e altre ancora della campagna umbra, dove Verdone possiede una casa ai confini tra Lazio e Umbria. Nei suoi ricordi giovanili Roma, da lui molto amata, era una città meravigliosa. Poi dagli anni ‘60 è cominciato un lento e inesorabile declino. Secondo lui riprenderla in bianco e nero è un po’ come volerla fotografare in quel tempo. L’operazione è dichiaratamente nostalgica: viene fuori una cartolina degli anni ‘50! È la prima volta che Verdone condivide con il pubblico il suo grande amore per la fotografia e, proprio come un esordiente, ha timore di mostrare questi lavori. Gli interessa sapere però come il pubblico accoglierà queste opere che lui chiama «preghiere senza parole».

La grande passione per la fotografia

Paolo Mereghetti – critico cinematografico nonché autore del mitico dizionario di cinema che porta il suo nome – spiega che di solito nella vita privata i registi fanno dei filmini. Per Carlo Verdone la storia è diversa: la sua inclinazione verso la fotografia è cominciata molto tempo prima di girare film.

Si ispira al famoso fotografo cecoslovacco Karel Plicka, famoso per i volti, il cielo e le città. Verdone ricorda così gli inizi da ragazzo con una Rolleiflex per Siena con fotografie che però ammonisce per lìassenza d’anima. Gli piaceva, tuttavia, la sperimentazione di cortometraggi dove il tema del cielo era molto presente. E allora da quei piccoli “poemetti visivi”, senza parole, tutti pieni di macrozoommate, dettagli e deformazioni, iniziò poco a poco a rivolgere lo sguardo in alto.

Un rito mistico e solitario

Non essendo affatto interessato ai volti, con cui lavora al cinema dalla mattina alla sera, dal 1999 Verdone comincia a scattare foto del cielo per indagare quello che aveva sopra la testa. Da allora la pratica è diventata una passione rivelatoria del suo lato mistico e spirituale.

«La mia macchina fotografica punta sempre in alto, verso il cielo. Mi stupisce sempre, mi affascina, mi rasserena, mi inquieta. Mi attrae perché non è mai lo stesso. A volte mi sembra l’umore di Dio. Altre volte un’immensa pagina dove trovo scritte dalle nuvole frasi e disegni misteriosi. Ma bisogna far presto, cogliere in un istante il senso prima che tutto si disarticoli e si estingua. Prima che il sole, sprofondando all’orizzonte, spenga la luce sul soffitto divino» – Carlo Verdone

“Nuvole e colori” di Carlo Verdone. Gli scatti

Si tratta di un’esigenza profonda, un rito che vuole eseguire da solo senza avere nessuno accanto a lui. L’obiettivo è sempre lo stesso, 14 e 42. L’esposizione tra 5 e 6, rare volte lo chiude, però è costretto ad aprirlo un po’ di più quando scatta foto al tramonto. Per vent’ anni, prima in pellicola e poi in digitale, ha raccolto circa 850-900 foto.

«La fotografia è un lavoro di attesa ma il fascino sta nella sorpresa. La sorpresa è intrigante, sono contento di aver scelto il cielo come mio soggetto, penso che non sarei bravo a fotografare i volti umani. Il risultato è a volte sorprendente, ci sono due autori nelle foto: il primo è il Padreterno con i colori, il secondo sono io che cerco di fermare attimi di quella sequenza» –  Carlo Verdone

Verdone afferma che sicuramente continuerà a scattare, ma la fotografia rimarrà una pratica separata dal resto delle sue attività. Racconta che ultimamente ha fatto foto anche del mare, per andare a scoprire il «cielo stanco settembrino che vira verso l’autunno». È già pronto, a quanto pare, il materiale da inserire in esposizioni future.

Cenni biografici

Carlo Verdone è attore, regista, sceneggiatore, scrittore. Nella sua carriera ha vinto 9 David di Donatello, 8 Nastri d’Argento e 3 Globi d’Oro oltre a numerosi riconoscimenti, in Italia e all’estero, fra cui il Premio Truffaut, il Premio Bianchi e il Premio Bresson. Ha firmato due regie liriche, “Barbiere di Siviglia” per il Teatro dell’Opera di Roma, e La Cenerentola” su Rai Uno e in mondovisione. Due spettacoli teatrali scritti, diretti ed interpretati. Ha scritto “Fatti Coatti (o quasi)” con Marco Giusti e “La casa sopra i portici”. Ha ricevuto un dottorato in Beni Culturali, Ambiente e Territorio dalla Università di Tor Vergata e il 2 giugno 2018 è stato nominato Grande Ufficiale della Repubblica Italiana dal presidente Sergio Mattarella. È membro dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, la giuria che assegna gli Oscar.

Carlo Verdone è l’autore che più di ogni altro ha saputo raccontare, in 27 film diretti, scritti e interpretati e 13 come attore, con sguardo acuto, dissacrante e sempre originale, i cambiamenti della società e del costume degli italiani negli ultimi 40 anni.

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