Paese Infinito di Patricia Engel, il doppio volto dell'immigrazione - il Chaos

“Paese Infinito” di Patricia Engel insegue il viaggio dell’immigrato tra amore, nostalgia e violenza

Paese Infinito di Patricia Engel

“Paese Infinito” di Patricia Engel, Fazi Editore, è il titolo della sua recente fatica letteraria. Un’imperdibile storia di viaggi d’immigrazione che sembrano destinati a durare per sempre, di emozioni e di una singolare vita familiare. Il romanzo convoglia nelle sue pagine la nostalgia con la fervente curiosità per il Nuovo Mondo. Molte delle tante voci positive sul romanzo inquadrano le due prospettive narrative, quella colombiana e quella americana.

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La prosa magica e realistica di “Paese Infinito” di Patricia Engel

L’immigrazione è senza dubbio la tematica principale attorno alla quale ruotano le vite dei protagonisti. Ognuno di loro, tuttavia, ne affronta gli aspetti e le conseguenze in base alle proprie aspettative e speranze. L’anziana Perla rimarrà per sempre legata alla sua Colombia, il giovane e idealista Mauro si lascerà affascinare dal sogno di un’America libera e democratica.

La narrazione di Engel, però, non si accontenta di una storia di fatiche e illusioni personali in vista dello sperato lieto fine. Anzi, è così dolce e delicata, che quasi non ci si aspetta che la vita reale possa intervenire e ribaltare i piani dei protagonisti. La prosa di Patricia Engel sembra simile alle antiche leggende sud americane, di cui il libro è ben ricco. Ammaliatrice e magnetica, attira chi legge fino a condurlo in un percorso che tanto somiglia alla foresta colombiana, fitta e intrisa di pericoli, eppure spettacolare.

L’elemento autobiografico e memorialistico

Ad un certo punto, nella lettura del romanzo, si arriva al momento in cui si sovrappongono delle voci narranti, spettatrici e anche protagoniste di alcune delle vicende. L’elemento autobiografico o comunque memorialistico è un punto a favore dell’intera costruzione del romanzo. Engel conferisce caratteristiche credibili e sincere ai patimenti e agli sforzi di chi sta per partire dal proprio paese. Ma, al tempo stesso, dà uguale importanza e solennità anche ai primi giorni, ai mesi e agli anni che seguono la partenza.

Il viaggio di un migrante continua anche anni dopo l’arrivo, e prosegue tra i pericoli della deportazione e la difficile interazione tra culture e lingue diverse. Per questo il romanzo insiste molto sulla storia più recente dei due paesi, gli U.S.A. e la Colombia, tra l’attentato alle Torri Gemelle e le azioni di guerriglia delle FARC colombiane, le politiche di immigrazione e l’esclusione dei figli dei migranti dalla società. Due paesi a confronto dal punto di vista di chi parte e di chi resta.

“Paese Infinito” di Patricia Engel sulla realtà dell’immigrato tra amore, nostalgia e difficoltà

In “Paese Infinito” è ravvisabile l’atavico conflitto di chi vorrebbe partire, ma ama ancora la casa natia e gli affetti che vi rimangono. Nella narrazione emergono entrambe le prospettive ma, quando si fanno preponderanti le sensazioni dei personaggi che hanno lasciato la Colombia, l’America appare più come una terra di speranze disattese. Qui il concetto di clandestinità contribuisce ad approfondire il divario tra le due culture e ad occultare lo straniero, negarne i diritti, mentre quello di minoranza ne svaluta l’importanza proponendo una visione errata di inferiorità, anche numerica.

Ma “Paese Infinito” di Patricia Engel è soprattutto una storia d’amore. Amore per la propria casa natale e per la propria gente. Ed è in nome di questi sentimenti che i protagonisti colombiani emigrati in America si tramutano in nostalgia. La distanza dal proprio paese contribuisce ad idealizzarlo, a dimenticarne gli aspetti più foschi e le storie di violenza per rievocare quelle magiche di divinità ed eroi con dolcezza e malinconia. Separazione ed isolamento creano fratture che diventano vuoti, colmabili solo grazie alla ricongiunzione con il vero paese infinito.

«Ho riflettuto sulla matrice della separazione e del distacco, sui nostri anni legati al dolore fantasma di una patria perduta, perché adesso che siamo di nuovo tutti insieme quella sofferenza peculiare e quella sensazione che ci manchi qualcosa si sono attenuate. E forse non esistono nazioni o cittadinanze; sono solo territori disegnati su una mappa, lì dove dovrebbe esserci la famiglia, dove dovrebbe esserci l’amore, il paese infinito».  

La realtà di chi resta: speranza e violenza in USA e Colombia

A chi resta in patria, invece, persiste la speranza di un ricongiungimento, la possibilità che i propri cari seguano il richiamo delle radici e tornino indietro. In particolare, nel romanzo si individua un certo divario generazionale tra gli anziani colombiani, arresi ad una vita di privazione e compromessi, e i giovani sognatori. Nello scritto di Patricia Engel l’anziana Perla è decisa a rimanere lì dove è vissuta per tutta la sua vita, a dispetto dei pericoli e delle difficoltà della Colombia. Quando, però, sua figlia Elena nota le medesime minacce anche su suolo americano comprende che l’appartenenza ai confini e alle terre non è altro che una mera formalità.

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“Paese Infinito” denuncia la regolamentazione sulle armi

Patricia Engel inserisce in “Paese Infinito” una denuncia su uno dei temi più attuali che investono gli U.S.A., la regolamentazione sulle armi. La violenza, in particolare, è uno dei punti su cui si costruiscono alcune riflessioni dell’autrice. I giovani colombiani lasciano la propria terra, dove si odono ancora le eco delle guerre civili, per cercare negli Stati Uniti la pace e la libertà promesse. Tuttavia, le uccisioni di massa e gli assalti alle scuole americane provocano sgomento e disilludono le loro aspettative. Di fronte a ciò, i personaggi di Engel si convincono ancor di più che non esiste una terra promessa perfetta di per sé, ma che conta solo contornarsi di amore.

Per sempre studentessa di latino e greco, lettrice da una vita. Pessima autobiografa.
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