“Passione di Fedra” di Aquilino. Quando l’amore diventa follia

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"Passione di Fedra" di Aquilino

“Passione di Fedra” di Aquilino è un’opera narrativa di notevole interesse che ripropone in una chiave nuova l'”Ippolito”, la tragedia di Euripide, drammaturgo di V secolo a.C. Come per ogni rifacimento di un’opera antica o per la ripresa di una singola tematica sviluppata da un autore classico, è necessario sia approcciarsi ad una lettura libera da pregiudizi e fidarsi della storia riproposta, sia rintracciare le differenze e cercarne il senso.

“Passione di Fedra” a confronto con l'”Ippolito” di Euripide

In “Passione di Fedra” le differenze con il testo antico sono numerose. In particolare l’opera di Aquilino si concentra in modo esclusivo sul punto di vista dei personaggi e sulla loro caratterizzazione. In ogni capitolo ciascuno di loro si presenta in prima persona e offre la propria opinione sugli altri. Sembra che il contesto e, soprattutto, l’importanza e l’ingerenza degli dèi nella storia siano poco rilevanti in Aquilino, mentre sono del tutto centrali in Euripide.

Tuttavia, anche nella descrizione dei protagonisti di “Passione di Fedra” vi sono delle omissioni e delle aggiunte. Nella tradizione greca Ippolito è, sì, dedito ad Artemide e pertanto casto, ma ad allontanarlo dalle donne è anche un temperamento misogino, che nel libro di Aquilino non è presente. Quest’ultimo aggiunge invece due personaggi di sua invenzione, Siria e Mirto, che dinamizzano la storia e creano la base per la tematica portante: la follia amorosa.

Infatti, al centro della storia, questa volta in modo del tutto fedele al tragediografo Euripide, si situa l’amore nella sua veste più dolorosa: l’amore non corrisposto. Nell’architettura amorosa che Aquilino costruisce Siria vive una passione per Mirto, che ha occhi solo per Ippolito, il quale diviene preda delle attenzioni della sua matrigna Fedra. Mentre i capitoli dedicati ai pensieri d’amore di Siria e di Mirto per i loro innamorati rimangono al margine, la vera svolta narrativa arriva grazie all’intervento di Fedra, alla quale non a caso è dedicato il titolo. Fedra decide di non nascondere la passione sfrenata che prova per il suo figliastro al quale cerca di consegnarsi, ricevendo un deciso rifiuto. È in questa crepa che attecchisce il seme della follia, della malattia d’amore alla quale la protagonista si consegna addolorata.

La mancanza di vista metafora di follia in Aquilino

Quella di Euripide è pur sempre una tragedia e, come tale, è destinata a finire male, molto male. Aquilino mantiene fede a questa tradizione, ma non prima di aver proposto un minuzioso lavoro di introspezione per ciascun personaggio. A tale scopo Aquilino si affida molto al senso della vista. Infatti in alcuni capitoli il punto di vista dei protagonisti scruta e rivolge le proprie attenzioni verso l’uomo o la donna amati, mentre in altri la follia ottenebra la vista, acceca e impedisce di discernere.

Anche sotto questo punto di vista la lettura di Aquilino rinnova le tematiche proposte da Euripide. In quest’ultimo il dramma inizia con una Fedra già in pieno tormento e che mai condividerà la scena con Ippolito. Invece nell’opera narrativa tra i due vi è una lenta e graduale conoscenza che passa dai primi sguardi diffidenti a quelli appassionati della regina tragica. In entrambe le versioni Fedra assume il ruolo di vittima d’amore, anche se in quella euripidea la responsabilità della storia tragica è più sottilmente attribuita ad Afrodite.

“Passione di Fedra” è un’opera narrativa a metà tra la tradizione antica, che favorisce la drammatizzazione dei dialoghi e delle tematiche, e l’estro innovativo che Aquilino ha ricercato con un linguaggio d’uso più comune e poco solenne, spezzato da frasi brevi, a volte telegrafiche, e con l’attenzione alla psicologia dei personaggi. Tuttavia nel riproporre una versione aggiornata del dramma greco, l’autore ha posto l’accento su alcuni punti di vista del tutto inediti, quali la caratterizzazione del tutto positiva di Ippolito, che nella tradizione è un personaggio più complesso e imperfetto.

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