Paula di Isabel Allende. Il realismo magico nel diario di un dolore

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"Paula" di Isabel Allende. Realismo magico per affrontare la morte della figlia

Assistere alla morte di una figlia amatissima, seguire il suo allontanamento dalla vita nel «corridoio dei passi perduti» di un anonimo ospedale di Madrid, eppure credere fino all’ultimo di poter strapparla alla morte. “Paula” di Isabel Allende mette a nudo l’anima. È un romanzo di percorso, di transizione, di presa di coscienza. Snocciola tutte le fasi dal dolore all’accettazione di una perdita innaturale.

Non è la scrittrice famosa, è solo una madre che assiste impotente all’inesorabile allontanamento dalla vita di Paula, senza poter fare nulla. Allora ricorre allo strumento che ha a disposizione: la scrittura. Inizia un percorso dentro la sua anima, ricostruisce la storia di una famiglia “magica” con la nonna, la Memé, figura eterea già da viva, capace di dialogare con il mondo dell’oltre nascosto ai viventi. Isabel pensa e spera di aver ereditato qualche potere medianico, quello che le permetterà di strappare la figlia alla morte.

Il realismo magico in “Paula” di Isabel Allende

La vita di Isabel e quella di Paula, così diverse eppure unite proprio dalla condivisa passione per la vita, si incrociano e si dividono. In questo romanzo iniziatico si esprime tutto il realismo magico che caratterizza la produzione letteraria della scrittrice cilena, dove realtà concreta e spirituale si fondono in un tutt’uno inscindibile. Un legame inesausto con la vita, che non le ha risparmiato nulla. Isabel Allende ha tratto a piene mani dal suo immaginario, dalle vicende della sua famiglia, dalla magia che ha caratterizzato alcune parti della vita sua e dei suoi famigliari, la linfa vitale che le permette di andare avanti.

Il racconto della sua vita che si snoda tra luci e ombre. La mamma vorrebbe infondere nuova linfa nel corpo esausto di Paula; la figlia vorrebbe che fosse lasciato libero il suo spirito vitale ed indomito. Nelle loro vite se ne riflettono altre: quella della Memé, fragile in apparenza, ma dotata di grande forza vitale quando è necessario, e del Tata, duro come la roccia, asciutto come legno essiccato, ma capace di capire ed amare il suo grande amore e di accettarne la diafana spiritualità. Altre figure si succedono, incarnando miserie e grandezze della vita e della società, ognuna con una motivazione per essere in quel tempo ed in quel luogo, una catena umana di vite, giuste o sbagliate, ma comunque vite con le quali Isabel vorrebbe donare nuova energia alla figlia.

Religiosità mista a magia

“Paula” di Isabel Allende è un romanzo corale in cui le donne fungono da protagoniste, unite in una sorellanza che trascende il tempo e lo spazio. Ma trova il suo posto anche la storia spicciola delle vite di ognuno e quella grande, con la S maiuscola, come quella di Salvador Allende, affogato da quella stessa speranza che aveva trasfuso nel suo popolo.

L’autrice ricorre alla magia della sua religiosità metà india e metà europea, invoca la grande Madre mentre la sua di nascita prega il “Dio cristiano”. La preghiera diventa comune per combattere il nemico invisibile, la porfiria, che ha portato lo spirito di Paula in altri luoghi dove Isabel non può raggiungerla. Forse, può a volte trovarla l’innamorato Ernesto, marito, amico, amante, l’uomo del destino e della vita incontrato ed amato da subito, due giorni dopo l’inizio di un nuovo anno. Un amore che potrebbe smuovere le montagne, che potrebbe fare il miracolo del ritorno alla vita di Paula, ma che non può sfidare oltre un destino che Isabel vorrebbe mutare con tutte le sue forze e con tutte le armi che ha disposizione.

La scrittura, unico avversario della Morte

L’arma della scrittura, che ha cambiato e migliorato la sua vita, che l’ha aiutata a ridare vita agli spiriti amati e perduti nel suo primo romanzo, “La casa degli spiriti”, all’inizio sembrea l’unica a poterle ridare la figlia. Per questo scrive e scrive una lunghissima lettera-diario, che nel ricostruire la sua vita vorrebbe ricostruire quella della figlia. La magia della scrittura però non potrà far nulla contro la vecchia, stracciata e ossuta Morte, che reclama a sé Paula, e che forse l’ha già ghermita ma Isabel non può, non vuole accettarlo. La scrittura diventa allora il mezzo per “distrarre la morte”, il turbinìo di pensieri e di ricordi come uno stormo di uccelli smarriti che battono le ali contro il sipario vitreo di silenzio e lontananza che avvolge Paula.

«Ferma in un presente statico, completamente estranea alla perdita del passato e ai presagi del futuro»

La presa di coscienza ha il suo acme nel dialogo con Paula-spirito vivente, che le chiede di lasciarla andare. Finalmente consapevole del non ritorno della figlia, dell’inutilità di tutti i suoi tentativi e delle invocazioni a deità remote, Isabel Allende accompagnerà la figlia assieme ai parenti vivi e morti. Capisce che solo lei ancora la trattiene, pesando «come un’ancora ai piedi». Paula muore «in un a notte prodigiosa in cui si aprirono i veli che nascondevano la realtà», qualcosa di «solenne e di sacro» pervade i cuori di spiriti e viventi, natura e cielo si mischiano allora nel momento supremo, nella morte che diventa nuova vita, nello sciogliersi dai legami d’amore, ma anche dalle sofferenze.

«Adios, Paula, mujer.
Bienvenida, Paula, espìritu»

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