“Pazzo per l’opera”. Dalla pazzia di Orlando a quella di Alberto Mattioli

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"Pazzo per l'opera" di Alberto Mattioli

Il tema della follia nell’opera lirica rappresenta un topos ben noto e torna a gamba tesa in “Pazzo per l’opera” di Alberto Mattioli. Si parte, grosso modo, dalla pazzia dell’“Orlando” di Handel e da quella di “Nina pazza per amore” di Paisiello per poi proseguire, nell’ordine, con i turbamenti psicopatici dell’Elvira dei Puritani e dell’Amina de “La sonnambula” di Bellini, e ancora con i dolorosi stati di alienazione dei personaggi femminili immortalati da Donizetti (Anna Bolena, Lucia di Lammermoor, Linda di Chamonix). Il campionario si chiude con Verdi e con le sue celebri figure in preda al delirio, Nabucco, Otello e Lady Macbeth.

Bene, sappiate però che non ci sono matti scatenati soltanto sul palcoscenico, ma anche in platea. Con eroica, pubblica confessione, Alberto Mattioli si proclama un ostinato, incorreggibile “Pazzo per l’opera”, ed io, che ho appena terminato di leggere il suo libro, gli do ragione.

“Pazzo per l’opera” di Alberto Mattioli. Istruzioni per l’abuso del melodramma

L’ho divorato – il libro, non il Mattioli! – in meno di due giorni, quasi in apnea, in preda a quel mix di curiosità febbricitante e di golosità compulsiva che spinge coloro che Giuseppe Montesano definisce i “lettori selvaggi” a “consumare” le pagine con famelica avidità. Se poi il lettore selvaggio, come nel mio caso, è anche un melomane, allora è scontato che la pazzia dell’autore si trasmetta fatalmente al lettore.

Mattioli, assiduo spettatore professionista di prodotti lirici con l’hobby del giornalismo, con penna fluida e leggera, un buon tasso di ironia e tanta competenza, si avventura nella vastissima foresta incantata dell’opera lirica, percorrendo luoghi, personaggi, atmosfere e sentimenti che costituiscono l’humus del melodramma, finendo per disegnare una mappatura appassionata del mondo lirico, indagato in un lungo arco temporale.

Tutto questo gli consente di portare felicemente a termine un’operazione cultural-divulgativa molto interessante e pertinente, proprio in virtù del fatto che la galoppante narrazione, essendo strutturata in forma assai piana e godibile, non è territorio riservato ai soli addetti ai lavori. Insomma Alberto Mattioli si palesa come un altro celebre e cerebrale Alberto, ma di stile diametralmente opposto. L’Alberto da Modena, anti intellettuale per formazione e anti ermetico per vocazione, è la controfaccia dell’Alberto da Voghera. Il popolar nazionale Alberto II si afferma quindi come “L’Arbasino dei poveri”, in virtù delle sue recensioni, digressioni, cornici storiche e di costume, dei suoi amarcord e gossip, tutto un fascio di cose tanto chiare come tanto oscure erano le fole dell’eccentrico dandy di Voghera.

“Pazzo per l’opera” è davvero un libro per tutti

Se vi piace la lirica, non potete perdervelo. Se invece non vi piace, magari solo perché non la conoscete, allora questa è l’occasione buona per entrare nella storica gabbia di matti così magistralmente descritta dal liricomane modenese. Riuscirete così a carpire segreti, manie, liturgie ed essenza primaria dello straordinario universo melò.

Concludo con il classico pelo nell’uovo, e non certo per fare il fiscale, ma solo per confermare il vecchio andante leniniano che recita più o meno «Anche le aquile, a volte, volano basse». Il brillante autore, nelle 200 pagine del libro, non ha trovato – o non ha voluto trovare – un piccolo spazio per celebrare la grande Rajna Kabaivanska.
E questo non glielo perdono, anche se lo avesse fatto soltanto per un lapsus distrattivo o in omaggio al celebre verso della grande poetessa polacca Maria Symborska «[…] A noi resta negata l’idiozia della perfezione».

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