‘Perfetta’ a teatro con Geppi Cucciari ciclicamente

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Perfetta con Geppi Cucciari

Geppi Cucciari mattatrice unica al Teatro Diana di Napoli. Ingredienti della serata un palco, un fondale illuminato, un monologo, un’attrice. Partiamo dal monologo, la sostanza che da il sapore al tutto, e dal suo autore . Dal titolo “Perfetta” questo testo è l’ultimo monologo teatrale scritto da Mattia Torre.

‘Perfetta’, il lascito di Mattia Torre con Geppi Cucciari

Autore rinomato nell’ambiente teatrale e televisivo, ha scritto per Valerio Mastandrea, ha curato il programma televisivo “Parla con me” della Dandini, collaborato alle tre stagioni della serie tv “Boris”, oltre ad aver scritto e diretto il film medesimo. È stato autore della raccolta di monologhi “In mezzo al mare” (Dalai editore, 2012), ancora autore e regista di “Qui ed ora” con Mastandrea e Aprea. Nel 2015 ha scritto, a quattro mani con Corrado Guzzanti, la serie TV “Dov’è Mario?” Nel 2017 sempre per la TV è autore de “La linea verticale” che da il nome alla serie prima e al romanzo poi. Un autore poliedrico Torre e scomparso di recente.

“Perfetta” è il suo ultimo monologo teatrale e tratta della vita di una donna, scandita dalle quattro fasi del ciclo femminile: mestruazione, fase follicolare, ovulazione, fase luteinica. Un monologo che si preannuncia comico, ma anche malinconico e drammatico. Geppi Cucciari impersonifica una venditrice di automobili, moglie e madre, alle prese con lavoro famiglia, impegni e responsabilità di ogni sorta. Il racconto si sofferma sui martedì di quattro settimane diverse. Sono giornate tutte uguali nel ritmo, ma con stati d’animo ovviamente diversi. Perché appunto reazioni, emozioni, umori della protagonista sono influenzati dal ciclo.

L’idea centrale da rinomati antenati

Il motore propulsore di questo spettacolo che pompa energia, comicità, verve e originalità a iosa è l’idea. Il concetto che di fondo ci siano quattro protagoniste diverse che si alternano sul palco pur rimanendo la storia sempre uguale. È l’opposto del “panta rei” di Eraclito: «su quanti entrano negli stessi fiumi acque diverse e ancora diverse scorrono.» Qui le acque son sempre le stesse e sempre la stessa dovrebbe essere Geppi, ma cambia sempre il suo umore purtroppo o per fortuna come capiremo alla fine della messinscena.

Ma senza andare così lontano nel tempo, questo tipo di cliché, è stato adottato dal grande scrittore francese Raymond Quenau nel suo lavoro intitolato “Esercizi di stile”, edito in Italia da Einaudi e tradotto dalla penna del maestro Umberto Eco. Questo testo è una collezione di 99 racconti della stessa storia, riscritta ogni volta in uno stile differente. Ogni volta, la voce narrante sale sull’autobus, si ritrova ad assistere ad un alterco fra passeggeri, e poi incontra uno dei due dopo alcune ore alla Gare Saint Lazare. Le variazioni letterarie utilizzate sono riprese dal capitolo 33 della guida retorica del 1512 dell’umanista Erasmo da Rotterdam, “De Utraque Verborum ac Rerum Copia.” Ecco che andati al cuore dell’idea portante del monologo “Perfetta”, non ci resta che prendere in considerazione la messinscena.

Le donne alle prese con i nostri tempi

Partiamo dal risultato di pubblico, quello è stato molto convincente. Gli spettatori hanno partecipato divertiti e attenti per l’intera ora e quindici dello spettacolo. Geppi era sola sul palco in compagnia solo delle luci di scena, di un fondale che cambiando colore assecondava il più delle volte il suo umore e delle note di un pianoforte in sottofondo, che ogni tanto sancivano il passaggio da un racconto di quotidianità all’altro. È molto interessante apprezzare come Mattia Torre in quanto uomo abbia saputo descrivere i maniera così accurata – spesso esasperata ovviamente, teatralizzando nei giusti termini – gli umori di una donna durante le fasi del ciclo.

Anche se questa considerazione può sembrare ormai oltrepassata, pensiamo che questo spettacolo parte dalla donna e invece ci vuole suggerire di emanciparci dall’idea di genere e sopratutto di mansioni affidate al genere femminile piuttosto che maschile. Una “famiglia donna dipendente” diventa una famiglia in cui il marito viene descritto come una pianta e i figli come amorevoli creature solo nei primi anni di vita, ma poi ebeti che si riempiono la bocca di qualsivoglia luogo comune. Mettici un datore di lavoro che fa pressione commerciale a raffica, dei colleghi sempre ostili, un fioraio lento, un culturista filippino e clienti di vario genere, il divertimento è assicurato.

In ‘Perfetta’ ritroviamo Geppi Cucciari come la conosciamo

L’interpretazione di Geppi merita un discorso a parte, Geppi è sincera, porta in scena se stessa e funziona. Nessun azzardo dunque, un personaggio già vincente al pari di una squadra che vince e non si cambia. Ma è come utilizzare lo schema di un allenatore di successo per ottenere trofei. Sicuramente è soddisfacente, ma non innovativo. Un monologo divertente appassionante, dove forse volutamente si è scelto di dare spazio al nudo testo, ma l’interpretativa attoriale non brilla quanto l’idea. Sicuramente avere un protagonista televisivo su un palco teatrale è una garanzia e a Geppi Cucciari si dà il merito di continuare per la sua strada, proseguendo sempre decisa sul suo binario che fortunatamente funziona. Del resto il testo è molto calzante se si guarda all’artista come una vera e propria femmina alpha. Geppi Cucciari non ha bisogno di caratterizzare all’esasperazione, perché il monologo la rappresenta in pieno.

Il suo poi è un curriculum di tutto rispetto. Comica, conduttrice televisiva, radiofonica e attrice comincia nel 2001 con Zelig, passa a teatro con vari spettacoli scritti da lei uno su tutti Full Metal Geppi. Nel 2014 interpreta Morticia ne “La famiglia Addams” di Gallione. Nel 2009 conduce “Italia’s Got Talent” per poi essere ospite fissa di Victor Victoria su La 7. Dal 2013 partecipa a “Le invasioni Barbariche”. Inoltre recita in svariati film, basti ricordare il ruolo della moglie in “Grande grosso e verdone” del 2008.

Insomma mettiamo insieme una mattatrice, una monologhista vincente, un testo di tutto rispetto e lo spettacolo è fatto. Tornando al monologo di Mattia Torre ricorda un po’ quei testi americani in cui l’attore legge delle piccole clip che lasciano il pubblico in visibilio. L’idea di “Perfetta” è originale divertente, ancora attuale per la nostra penisola e tanto basta. Uno spettacolo consigliato a chi vuole trovare nuovi stimoli grazie ad una comicità ironica, sarcastica, quasi mai grottesca e che lancia comunque interrogativi atavici ma di cui è importante ricordarsi. Un uomo potrà per sempre essere figlio di sua moglie? E una donna riuscirà a guardare finalmente al ciclo come a una risorsa? Vedere per credere.

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