Perseo con la testa di Medusa di Cellini. Psicologia e lotta nel mito

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"Perseo con la testa di Medusa" di Cellini

La statua di “Perseo con la testa di Medusa” di Benvenuto Cellini è esposta nella Loggia della Signoria dell’omonima piazza a Firenze. Conosciuta anche come Loggia dei Lanzi o Loggia dei Priori, si trova tra il Palazzo Vecchio e gli Uffizi. Il Perseo del Cellini è in bronzo, alto 3.20 metri. Si erge in tutta la sua potenza mostrando ai passanti il suo trofeo di guerra. 

Il giovane eroe è raffigurato nudo, in piedi. Con la mano destra stringe l’impugnatura della sciabola e con la sinistra solleva la testa appena recisa di Medusa, una delle creature più orribili della mitologia greca: le Gorgoni. Sul capo Perseo indossa un elaborato elmo metallico decorato, mentre alle caviglie è da notare il particolare delle due piccole ali. I piedi poggiano direttamente sul corpo decapitato della Gorgone. I connotati classici si ritrovano nelle fattezze generiche, ma anche nella cesellatura delle chiome dei due e del rivolo di sangue che colo dal collo mozzato di Medusa. L’eroe si erge in una posa aggraziata ed elegante. L’opera infatti non si concentra sulla potenza o sull’acme dell’azione, predilige il momento di calma successivo allo sforzo, non mostrando la fatica in perfetta linea col manierismo.

La statua, collocata su un alto piedistallo, è stata ideata in modo da guardare in basso verso lo spettatore. La base è ornata da bellissimi bronzetti che raffigurano altre figure mitologiche: il padre Zeus, la madre Danae, il dio Ermes. Molti critici e storici dell’arte hanno visto nella posa eccessivamente languida e nella cura eccessiva dei particolari il limite dell’opera che non riesce a trasmettere la forza e l’energia che una tale impresa avrebbe richiesto.

“Perseo con la testa di Medusa” di Benvenuto Cellini. La complessa realizzazione

L’ opera viene commissionata al Cellini da Cosimo I dei Medici, nel 1445, quando lo scultore era appena tornato dalla corte francese. L’artista, stimolato dalle altre sculture della piazza, ma soprattutto dalla “Giuditta” di Donatello, ne studia a lungo la composizione attraverso bozzetti in cera e in bronzo, arrivando alla sua realizzazione solo dopo ben nove anni dalla commissione. L’opera verrà collocata nella Loggia solo nel 1554, nell’arcata sinistra, dove da allora è sempre rimasta.

La realizzazione fu un’avventura epica, come racconta lo scultore stesso nella sua autobiografia.  Durante l’esecuzione Cellini fu preso da febbri e sudorazioni, – molto probabilmente la “febbre del fonditore” causata dalla esalazione dei metalli e documentata nella letteratura medica -. Una volta, mentre le fornaci lavoravano per cuocere il metallo, si alzò una vampata improvvisa. La bottega dell’artista prese fuoco, il tetto fu bruciato e distrutto, mentre fuori infuriava una tempesta di vento e di pioggia. Ma alla fine Cellini riuscì a venire a capo di quell’immane lavoro. Realizzò la statua bronzea non tramite la fusione con assemblaggio dei vari pezzi, ma in un solo getto, alla maniera degli antichi greci. Una volta raffreddata la statua, risultò ben fusa, ma necessitò di una lunga operazione di rinettatura, di pulizia, che durò dal 1549 al 1554.

L’opera incontrò il favore del committente che vide nell’opera un’espressione della potenza del suo casato e un monito per gli oppositori e i nemici della dinastia.

“Perseo con la testa di Medusa” di Cellini seguendo i passi del mito

“Perseo con la testa di Medusa” di Cellini raffigura uno dei miti greci più famosi, ovvero l’avventura dell’eroe che libera il mondo dai mostri, che dissolve le tenebre dell’orrore, che porta la civiltà là dove esiste la vita selvaggia. Perseo era un essere eccezionale, figlio di Danae e di Zeus. Il sommo padre degli dei per consumare la notte d’amore con Danae, la madre di Perseo, si era trasformato in pioggia d’oro così da potersi insinuare nella cella dove la donna era prigioniera. Dopo varie avventure, Danae e il figlio Perseo avevano trovato rifugio in un’isola, ma il suo re, Polidette, chiese un favore in cambio: la testa della Medusa.

Medusa apparteneva alla terribile schiera delle Gorgoni: tre demoni femminili, con ali d’oro, mani di bronzo e denti grandissimi come zanne di animali. Due delle Gorgoni, Steno e Euriale, erano immortali. La terza, Medusa, appunto, era invece mortale. Dapprima era stata una donna bellissima ed era stata tramutata in mostro dalla dea Atena per punirla di un affronto, mutandone i capelli in serpenti. Chiunque avesse guardato in faccia il volto mostruoso di Medusa si sarebbe trasformato all’istante in pietra. Le Gorgoni, per i greci, erano le figure dell’orrore assoluto. Appartenevano al mondo delle tenebre e della morte. Abitavano ai confini della notte. Come racconta Omero, volteggiavano in eterno nelle nebbiose regioni dell’aldilà, tra i fantasmi evanescenti dei defunti.

La psicologia e il viaggio interiore dell’uomo

Nelle immagini greche Medusa era sempre vista di fronte. Era una pura maschera, dietro cui si cela il nulla assoluto, l’annientamento totale dell’essere umano. Medusa fissava gli occhi dell’uomo e l’uomo era perduto, annichilito per sempre. Vincere Medusa era come vincere la morte, l’orrore che abitava nel profondo dell’anima. Per compiere la sua impresa Perseo viene aiutato dal dio Ermes, il messaggero dell’olimpo, che lo fornì di un paio di calzari alati, un elmo magico che lo rese invisibile e una bisaccia fatata. Sempre Ermes gli suggerì lo stratagemma per ucciderla: non doveva mai guardare negli occhi Medusa, doveva combatterla fissando la sua immagine riflessa nello scudo. Così l’eroe con i suoi sandali alati piombò in volo sulle Gorgoni addormentate. Nel riflesso dello scudo vide il volto orrendo di Medusa e con l’aiuto del dio Ermes la decapitò, assestando il colpo fatale.

Perseo incarna il mito dell’eroe forte e astuto, ma rappresenta anche uno degli archetipi più profondi dell’inconscioIl viaggio dell’eroe che sfida luoghi e mostri orrendi, simboleggia la lotta dell’io che sfida l’ombra – la parte oscura di sé – per raggiungere la pienezza del sé. Per il grande psichiatra Jung: «Non si raggiunge l’illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l’oscurità interiore».

«Il Viaggio dell’eroe è fondamentalmente un viaggio interiore, un viaggio verso profondità in cui oscure resistenze vengono vinte e resuscitano poteri a lungo dimenticati per essere messi a disposizione della trasfigurazione del mondo…il periglioso viaggio non ha per scopo la conquista, ma la riconquista, non la scoperta ma la riscoperta» – J. Campbell

“Perseo con la testa di Medusa” di Cellini incanta ancora oggi sia per la raffinata esecuzione che per il tema, confermandosi come una delle innumerevoli meraviglie della città.

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