Pier Paolo Pasolini, il Corsaro della politica italiana

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Pier Paolo Pasolini, il Corsaro della politica italiana

«Io ascolto i politici, tutti i politici, e divento pazzo. Non sanno di che Paese stanno parlando, sono lontani come la Luna!»

Pier Paolo Pasolini è stato uno dei più grandi intellettuali italiani insieme ad Antonio Gramsci. Un artista a tutto campo, spaziava dalla poesia alla letteratura, passando per disegno, pittura, cinematografia, drammaturgia, linguistica, un vero eclettico.

Pasolini ha anticipato con i suoi scritti il mondo in cui viviamo, ma chi era davvero?

Nato il 5 Marzo 1922 a Bologna, vive durante l’infanzia a Casarsa della Delizia, in provincia di Pordenone, avvicinandosi alla politica a scuola. Quando il suo professore di Lettere lesse in classe una poesia di Rimbaud nacque in lui un profondo sentimento antifascista. Patì un forte dolore per la perdita del fratello Guido, partigiano ucciso da partigiani titini nell’eccidio di Porzùs.

Nel 1950 ci fu uno scandalo: ad una festa di paese Pier Paolo si appartò con un gruppo di ragazzi. La notizia arrivò ai carabinieri e fu processato per atti osceni in luogo pubblico e corruzione di minori, la pena di tre mesi fu condonata per indulto. Pasolini fu però radiato dal Partito Comunista e sospeso dall’insegnamento, così decise di fuggire con la madre a Roma.

Nella capitale scoprì un mondo a lui sconosciuto, quello delle Borgate, le periferie della città che descrisse poi nei libri “Ragazzi di vita” (1955) e “Una vita violenta” (1958), poi nel suo primo film “Accattone” (1961). Pubblicò inoltre in quegli anni la sua raccolta poetica più famosa “Le ceneri di Gramsci” (1957).

Ciò che è rimasto ancora oscuro di una vita così piena e brillante è la morte, perché Pasolini venne assassinato all’Idroscalo di Ostia la notte tra il 1° e il 2° Novembre 1975. A finire in carcere per il suo omicidio è Pino Pelosi detto “la rana”. Negli atti ufficiali del primo processo è stato acclarato l’omicidio in concorso con ignoti, infatti è stato accertato che furono più persone, almeno in quattro, a commettere il fatto. La morte misteriosa di Pasolini non ha fatto che oscurarne la vita e le opere, tante e tali sono state le ricostruzioni degli avvenimenti di quella notte.

Il rapporto di Pier Paolo Pasolini con la politica è stato sempre fortemente critico

Lo stesso Poeta affermò in un’intervista che odiava il Potere del suo tempo. Un suo articolo in particolare fece scandalo, titolato “Il Romanzo delle Stragi” o, più semplicemente, “Io so”, pubblicato sul “Corriere della Sera” il 14 Novembre 1974. Pasolini afferma di conoscere i nomi dei responsabili delle Stragi di Stato ma non ha prove né indizi; in un altro articolo accusò i vertici della Democrazia Cristiana anche solo per l’incapacità di colpire gli esecutori materiali delle suddette Stragi.

Il Poeta criticò anche i ragazzi del ’68, quelli appartenenti al movimento studentesco, in particolare in alcuni versi pubblicati su L’Espresso col titolo “Il P.C.I. ai giovani”. Parlando dei violenti scontri avvenuti a Valle Giulia tra studenti e poliziotti, lui parteggia con questi ultimi, i poliziotti, perché sottoproletari, figli dei poveri.

Nei suoi “Scritti Corsari” e nelle “Lettere Luterane” Pier Paolo Pasolini descrive un Potere nascente in Italia più pericoloso di ogni fascismo, il Potere della Civiltà dei Consumi, il consumismo che, mediante la Televisione, massifica gli italiani rendendoli consumatori tutti uguali, alla continua e disperata ricerca di acquisti e desideri illusori, perché non danno la felicità che tramite il teleschermo; promettono ma rendono schiavi del consumo. «La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ma strane macchine che sbattono l’una contro l’altra» afferma nell’ultima intervista il pomeriggio prima di morire assassinato.

La verità è che quella notte all’Idroscalo abbiamo perso la voce critica più vera della coscienza collettiva e che purtroppo non tornerà più.

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