Principessa Mononoke di Miyazaki, l’uomo nemico della natura

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Principessa Mononoke di Miyazaki

La sfiducia nel genere umano e l’incertezza verso il futuro sono alla base di “Principessa Mononoke” di Hayao Miyazaki. Il regista e disegnatore giapponese ha creato il suo settimo lungometraggio animato da profonda indignazione verso l’umanità. La complicata relazione fra uomo e natura è sempre stato un tema fondamentale nella filmografia di Miyazaki, ma questa volta si distingue per un inaspettato pessimismo che rende la narrazione più oscura, quasi crudele. I colori predominanti sono cupi, tendenti al grigio fuligginoso quando i protagonisti della scena sono umani, mentre sono sulla tonalità del verde brillante quando a dominare è la natura.

«Gli alberi gridano quando vengono uccisi, ma gli umani non possono udire i loro gemiti.» – Moro

“Principessa Mononoke” è ambientato in un periodo storico molto particolare per il Giappone. Il Periodo Muromachi è stata un’era di grande cambiamento, in cui la nazione ha iniziato ad affacciarsi alla modernità. In “Principessa Mononoke” il periodo di transizione verso la modernità è vissuto come un’esperienza traumatica in cui l’uomo tenta di prendere aggressivamente il controllo della natura, per plasmarla a suo piacimento. La risposta della natura è altrettanto aggressiva. Le divinità della foresta lottano instancabilmente per difendere la loro casa, anche se questo significa rinunciare alla vita. Lo scontro fra divinità della foresta e il villaggio della fornace del ferro è il simbolo della modernità che sgomita per avanzare. La morte del Dio Cervo, suprema divinità del bosco, sancisce il superamento dei culti shintoisti legati alla natura. La modernità trionfa, ma non indenne. L’umanità viene smascherata e messa di fronte alla sua crudele malvagità.

“Principessa Monoke” di Miyazaki ha personaggi femminili  fuori dagli schemi. San…

I personaggi femminili sono indubbiamente il punto di forza di “Principessa Mononoke”. In pieno accordo con i suoi canoni narrativi, Hayao Miyazaki sceglie di rappresentare donne coraggiose e indipendenti. Sia San che Lady Eboshi non sono principesse da salvare, ma guerriere feroci disposte a tutto pur di difendere i propri interessi. Tuttavia, ognuna di loro rappresenta una sfumatura diversa della sfera femminile. Sono indubbiamente accomunate da un profondo odio che le domina, ma sono altrettanto profonde le differenze che le separano.

San è la paladina della foresta. È stata abbandonata dai suoi genitori umani e cresciuta da un Dio Lupo. Rinnegata dalla sua stessa specie, San adotta uno stile di vita animalesco, indossando una maschera che copre il suo volto umano, guadagnandosi il soprannome di Principessa Spettro (Mononoke-hime もののけ姫). Come la sua madre adottiva Moro, anche San si batte tenacemente per difendere la foresta dagli umani, facendone la sua battaglia personale. Pur essendo animata da un profondo odio verso gli esseri umani, San non è però una creatura della foresta. La sua natura umana la porta a non essere completamente accettata fra gli animali, mentre gli umani la respingono perché la considerano troppo diversa da loro. San è un’outsider e come tale si muove al di fuori di ogni schema o stereotipo.

…e Lady Eboshi

Il personaggio di Lady Eboshi è del tutto fuori dal comune. Apparentemente segue tutti i canoni dell’antagonista perfetta, ma è solo scavando sotto la superficie che si può scoprire la profondità di questo personaggio. Lady Eboshi è una donna complessa con una caratterizzazione a tutto tondo. L’avere sia un lato oscuro ben evidente, che un lato buono e altruista la rende un personaggio estremamente realistico, simile ad un essere umano. Se da un lato è così crudele da macchiarsi addirittura di deicidio, dall’altra ha creato una roccaforte con le sue mani dove ospita malati gravi e prostitute salvate dalla strada. Il villaggio della fornace di Lady Eboshi è il simbolo del successo della collaborazione femminile. Infatti, gli abitanti sono prevalentemente donne e ricoprono all’interno del villaggio la posizione di rilevanza. Il merito di Lady Eboshi è quello di aver anticipato i tempi creando un ambiente dove uomini e donne sono pari e collaborano.

Tuttavia non si può di certo dire che Lady Eboshi sia un esempio virtuoso da seguire. Il suo irrefrenabile arrivismo le impediscono di vedere il pericolo che il mondo corre nel distruggere la natura. La sua crudeltà la rende capace di eliminare qualsiasi ostacolo ai suoi obiettivi, anche se questo vuol dire decapitare il Dio Cervo.

«Guardate, e imparate qualcosa. Vi mostrerò come si uccide un dio. Voi non avreste il coraggio di farlo, ma Eboshi non teme nulla.» – Lady Eboshi

Il personaggio di Lady Eboshi racchiude in sé il simbolo della modernità. Se da una parte mostra l’atrocità del disastro ecologico che si scatena danneggiando la natura per il progresso, dall’altra offre un modello virtuoso di società paritaria.

Hayao Miyazaki intreccia mitologia e folklore giapponese

“Principessa Mononoke” è estremamente ricco di riferimenti al folklore giapponese, soprattutto alle divinità shintoiste che popolano il pantheon di questo culto. L’esempio più evidente sono le divinità teriomorfe che dominano il bosco. Moro, la madre adottiva di San, è un lupo a due code in grado di comunicare con gli umani. È dotata di straordinaria intelligenza tant’è che è capace di comprendere il linguaggio degli umani. Le sue due code sono simbolo di saggezza e longevità ed è per questo motivo che ogni animale della foresta la tiene in grande considerazione.

Un’altra figura ricorrente strettamente legata allo shintoismo è indubbiamente il Kodama. Si tratta di spiriti legati agli alberi che si manifestano quando la foresta è serena. Sono figure in genere neutre, ma talvolta possono aiutare chi si è perso nel bosco a ritrovare la strada di casa. In “Principessa Mononoke” sono simbolo di fiducia verso il futuro poiché ricompaiono nella foresta quando la guerra fra umani e animali è ormai finita, come simbolo di speranza.

«A quanto pare, la natura stavolta ha avuto la meglio.» – Jigo

I personaggi protagonisti sono invece un richiamo alla mitologia greca e romana. In particolare San, per le sue origini ricorda i miti di fondazione dell’antica Roma. Esattamente come Romolo e Remo, anche San è stata rifiutata dall’umanità e allevata dai lupi che l’hanno invece accettata e cresciuta come una figlia.

Il principe Ashitaka richiama invece l’Ulisse di Omero. Come Odisseo, anche Ashitaka è costretto ad intraprendere un lungo viaggio verso terre selvagge. Il suo viaggio lo porterà a lottare con la parte peggiore di sé, ma sarà anche arricchito dalla conoscenza di San e le altre creature della foresta. Ashitaka è il perfetto simbolo del mediatore che saggiamente cerca di conciliare l’umanità e la natura. In lui è racchiuso il vero messaggio del film: la salvezza del pianeta è possibile, ma sono necessari molti sacrifici. C’è speranza per il futuro, ma l’umanità non deve dimenticare l’importanza di preservare il mondo che lo ospita.

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