Racconti agghiaccianti di Gustav Meyrink. Satira dal gusto horror

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I "Racconti agghiaccianti" di Gustav Meyrink

All’inizio del ventesimo secolo, esattamente nel 1902, secondo gli storici della letteratura avvenne la trasformazione della vita di Gustav Meyrink. Da finanziere amante dello sport (scacchi e canottaggio) e delle donne, divenne un ricercatore dell’Occulto e narratore. Lui stesso ricorda di essere stato salvato proprio da quella bizzarra passione. Un opuscolo sull’argomento, fattogli scivolare sotto la porta dal commesso di una libreria, lo spinse infatti a desistere da un tentativo di suicidio. Questa strada portò poi alla realizzazione dei “Racconti agghiaccianti” di Gustav Meyrink.

Tornando alla sua vita, da quel momento un alone di leggenda la avvolse. Gli furono attribuite profonde conoscenze sulle società segrete, una sapienza esoterica e la capacità di dialogare con spiriti angelici, ma soprattutto crebbe in maniera esponenziale il suo successo come scrittore, culminato nel suo romanzo d’esordio “Il Golem” (1915). Prima di dare vita al suo capolavoro, l’autore austriaco si era cimentato già nella stesura di un buon numero di racconti sull’occulto. Furono pubblicati su di un periodico satirico di Monaco di Baviera dell’epoca, il “Simplicissimus”, ma se ne persero le tracce a causa dei tumultuosi anni che seguirono. Fu così che nel 1993 la Newton Compton ne ha riproposto dieci in versione tascabile, realizzando proprio l’antologia “Racconti agghiaccianti”.

Una satira in stile Occulto. “Castroglobina”

Sebbene la critica moderna avesse stroncato questi racconti a causa della loro scarsa capacità di angosciare il lettore, andrebbero analizzati contestualizzandoli nel periodo storico in cui furono scritti. Era l’avvento del ‘900, la splendida Mitteleuropa, avvolta ancora dalla nebbiosa influenza del Romanticismo, si stava risvegliando nell’imperialismo autoritarista, che da lì a poco l’avrebbe fatta sprofondare nelle due Grandi Guerre. L’autore, antimilitarista convinto, attraverso quelle storielle orrorifiche dipingeva con i colori della satira la società germanica del suo tempo. Ecco pertanto spiegato il significato della collaborazione con il “Simplicissimum”.

Nei racconti intitolati “Castroglobina” e “I cervelli”, per esempio, molto più atti a suscitare il riso che non la paura per la surreale ironia, Meyrink criticava pesantemente il militarismo teutonico. Nel primo, un branco di urang utang del Borneo, cavie di un esperimento scientifico, si ribella agli scienziati rei di avergli iniettato il siero della “castroglobina”, una sostanza capace di militarizzare gli esseri viventi. L’equipe medica si trova così asserragliata nella base a fronteggiare il curioso esercito di primati.

Questi esseri non solo sembrano capaci di organizzarsi in schiere, ma imparano ben presto anche a maneggiare manganelli, a marciare al ritmico suono «pr-am – pr-am» e ad avvolgersi il sedere con carta dorata per ostentare lo spirito d’appartenenza. La narrazione termina con la grottesca lettera di uno degli scienziati ad un amico. Confessa che anche gli esseri umani sopravvissuti a quella spedizione, per loro stessa incolumità, sono costretti ad indossare quel ridicolo costume per dimostrare a quelle «scimmie patriottiche, di eliminare ogni dimostrazione d’intelligenza» dal loro comportamento.

“I cervelli”

Ancor meno velata appare la critica ne “I cervelli”. Qui un inventore, tale Hiram Witt, in grado di «produrre da cellule animali dei cervelli perfettamente formati capaci persino di pensare per conto proprio», viene sorpreso nella sua officina dall’Ufficiale della Riserva. Sembra che una delle sue creazioni, “l’uomo artificiale”, non ha ancora espletato il servizio militare. Witt, per evitare l’arresto e realizzando che l’opera è ancora incompiuta, la conclude subito inserendo uno di quei suoi nuovi cervelli nella testa. Purtroppo il cervello a contatto con l’elmo, si trasforma in una bocca spalancata con tanto di baffoni: metafora dell’ignorante e caciarona propaganda militaresca dell’epoca.

I “Racconti agghiaccianti” di Gustav Meyrink. Paurosi… ma non troppo

Non mancano frecciate anche ai medievali megalodontici privilegi dell’aristocrazia. Nel racconto “Il segreto del Castello di Hathaway” un sensitivo viene chiamato a sciogliere una maledizione. Gli eredi maschi di un antico casato conducono, infatti, una vita di infelicità a partire dalla maggiore età. L’occultista nel finale in trance svela a tutti la cruda origine di quell’insolito supplizio. «Ai conti… Ai conti!», grida lo spirito dell’avo attraverso di lui, ma intende quelli che non quadrano mai nel castello e non i suoi nobili abitanti.

Gli altri racconti appaiono più rivolti a creare atmosfere gotico-romantiche con tanto di stereotipi del genere come i mostri composti da esseri viventi diversi (“Le piante orribili”). Da menzionare comunque “L’anello di Saturno”. Gustav Meyrink qui non risparmia una pungente sferzata alla condizione delle donne. Le descrive come esseri avulsi dalla società, sottospecie di alieni fertilissimi e dagli strambi poteri “domestici”. Sono descritte capaci di confezionare con maestria l’anello di Saturno con l’uncinetto. Cosa che viene poi curiosamente notata a fine racconto dagli studiosi al telescopio.

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