“Mio fratello è figlio unico” omaggia Rino Gaetano. Un’anima ribelle “vestita per bene”

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Rino Gaetano mio fratello è figlio unico Liberaimago

Nel chiostro di San Domenico Maggiore, a Napoli, in un’atmosfera suggestiva, si è svolto  “Mio fratello è figlio unico”, uno straordinario omaggio al dinamico cantautore Rino Gaetano, messo in scena dalla compagnia teatrale Liberaimago. Francesco Luongo, Laura Cuomo, Francesco Santagata e Peppe di Taranto si sono esibiti sfidando la pioggia che – imperterrita – ha provato a spegnere il fuoco che solo le canzoni di un ribelle come Rino Gaetano sono capaci di  accendere. Uno spettacolo travolgente, da ritenersi contenitore di emozioni, musica e pensieri volti alla ricostruzione di un profilo tanto complesso quanto geniale.

“Mio fratello è figlio unico” omaggia Rino Gaetano e il buon gusto ironico nella provocazione elegante

Un energico Francesco Luongo, nei panni di Rino Gaetano, ha raccontato tra una canzone e l’altra stralci di vita vissuta, la nascita, i pensieri, il successo e lo spirito controcorrente del cantautore calabrese. Non è stata facile la carriera di Rino Gaetano, come, del resto, non lo è per chiunque decida di cavalcare l’onda della ribellione trovando il coraggio di sfidare le regole, di uscire fuori dagli schemi. Già alla fine degli anni sessanta era un solitario anticonformista che alla narrazione lineare e alle metafore propriamente dylaniane preferiva l’ironia, il gusto per l’assurdo e la provocazione.

La verità è che Rino era troppo avanti rispetto alla sua epoca, ed è per questo che in vita non gli è stata riconosciuta la grandezza che meritava, riscoperta poi dalle generazioni successive che apprezzano e idolatrano la genialità dell’anticonformista. E il tributo svoltosi a Napoli ne è chiara testimonianza. D’altronde non è da tutti riuscire a raccontare l’attualità anche nelle sue pieghe più scure, trasformando in musica e leggerezza il disagio, l’alienazione, la solitudine e le ingiustizie sociali. Rino Gaetano ci riusciva, e lo faceva in un modo tutto suo, decisamente fuori dal comune e mai banale.

I brani della consacrazione di Rino Gaetano: “Gianna” e “Nuntereggaepiù”

Rino Gaetano cantò “Gianna” al festival di Sanremo del 1978, quando per la prima volta nella storia del Festival fu pronunciata la parola “sesso”. È proprio questo un chiaro esempio di rottura di convenzioni: Rino Gaetano si presentava come un marziano, un attento e intelligente sovvertitore del giusto.

Con la stessa irriverenza, scrive un brano che presenta i primi sintomi di ribellione già dal titolo: “Nuntereggaepiù.” Si tratta di un’espressione dialettale, precisamente romanesca, che un amico di Rino era solito dirgli scherzosamente. “Non ti reggo più”, come chiara forma di intolleranza verso qualcosa o qualcuno. Nel caso del brano, invece, Rino Gaetano usa questa espressione per effettuare coraggiosamente una denuncia: azioni, sensazioni, ideali politici, e personaggi famosi -citandone nomi e cognomi-.

«Avvocato Agnelli, Umberto Agnelli, Susanna Agnelli, Monti Pirelli, Dribbla Causio che passa a Tardelli, Musiello, Antognoni, Zaccarelli (nun te reggae più)
Gianni Brera (nun te reggae più), Bearzot (nun te reggae più), Monzon, Panatta, Rivera, D’Ambrosio, Lauda Thoeni, Maurizio Costanzo, Mike Bongiorno, Villaggio, Raffa, Guccini.»

“Nuntereggae più” è il grido di una voce forte, la condanna di una società e il canto di tutti quei valori dimenticati dalla classe dirigente. Un testo assolutamente drammatico eppure così capace di divertire, con una conclusione in grado di spiazzare l’ascoltatore in quanto richiamo all’amore, come se dopo tutto il grigiore rimanesse qualcosa di buono al mondo.

«Che bella sei/ vale per sei/ ci giurerei/ sei meglio tu/ che bella sei.»

Il tocco personale della compagnia Liberaimago

Un testo geniale e genialmente rivisitato dai giovani componenti della compagnia teatrale Liberaimago, capaci di riadattarlo alla modernità, con chiari riferimenti alla realtà che ci circonda:

« Coronavirus (nuntereggaepiù), il numero diciannove sta in panchina, ha messo male la mascherina, mi sia consentito dire, il nostro è un virus serio; disponibile alle varianti, nella misura in cui, alternativo, aliena ogni compromess, ahi lo stress, l’OMS, è tutto un cess’, ci sarà la ress’. Se questa estate andremo al mare solo bonus e indennità, e vivremo nel terrore che ci chiedano il green pass! È più decreto che poesia!»

Ironici e capaci di divertire il pubblico, i quattro giovani performer hanno denunciato le difficoltà di uno dei periodi più bui della storia,  sostituendo i vecchi personaggi della scena politica e televisiva con i nuovi.

«Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Giuseppe Conte, Mattarella, dribbla Renzi per Mario Draghi, Speranza, Arcuri e Figliuolo. Luigi di Maio. (Nuntereggaepiù). De Luca. Cristiano Malgioglio, Greggio e Iacchetti, Costanzo, Fiorello, Blasi e Chiambretti, Maria De Filippi, Conte e Giletti. Giucas Casella e Barbara D’urso, Gregoraci e Briatore, nobildonna eminenza, monsignore, vossia, cherie, mon amour.»

Graffianti e provocatori, i componenti della Liberaimago hanno sprigionato sul palco del chiostro di San Domenico Maggiore tutta l’energia contenuta nelle canzoni di Rino Gaetano toccando le corde del cuore di chi l’ha vissuto appieno e di chi, probabilmente, grazie a questo spettacolo si aprirà alla versatile conoscenza del patrimonio culturale che ci ha lasciato.

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