“Ritratto della giovane in fiamme” di Céline Sciamma. Amore ed emancipazione

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"Ritratto della giovane in fiamme" di Céline Sciamma.

“Ritratto della giovane in fiamme” di Céline Sciamma è uno sguardo femminile su un mondo dominato dagli uomini. La sfera femminile domina interamente il film intrecciandosi armoniosamente con l’arte in ogni sua forma. Il risultato è un’opera meta-cinematografica che fonde pittura e cinema. Ne è una prova l’elegante regia di Céline Sciamma ricca di inquadrature che richiamano dipinti pre-romantici e caravaggeschi. I numerosi campi medi creano alla perfezione il concetto di unione fra umanità e natura che ricorreva nei dipinti romantici. I colori predominanti, dalle tonalità aranciate richiamano alla memoria le tele di Turner. La fotografia, caratterizzata da luce naturale sapientemente combinata con ombre create dal fuoco ricordano lo stile caravaggesco.

«Non tutto è passeggero, certi sentimenti sono profondi.» -Heloise

La messa in scena è raffinata e aggraziata, interamente giocata sul contrasto fra silenzio e sonoro. Il ritmo della narrazione è scandito dai respiri delle due protagoniste e dai profondi sguardi che le due donne si scambiano. La musica compare raramente, ma ricopre ugualmente un ruolo fondamentale. La “Primavera” di Vivaldi suonata su un clavicembalo scordato diventa il simbolo di un amore che sta per nascere, mentre l’inno intonato intorno al fuoco suggella l’esplosione di sentimenti che di lì a poco divamperà come un incendio. Nella scena finale ricompare la “Primavera”, questa volta suonata da un’orchestra. In questa occasione, la melodia diventa emblema del rimpianto dell’amore perduto.

“Ritratto della giovane in fiamme” è simbolo della critica al patriarcato

            «È una cosa buona vivere nell’uguaglianza.» – Heloise

La donna ricopre un ruolo centrale. È in particolare il ruolo della donna nel mondo ad essere discusso. Ogni personaggio di questo film è a suo modo vittima del patriarcato che domina la società. Infatti, nonostante l’uomo in questo film sia relegato al banale ruolo di comparsa, lo spettro del dominio maschile aleggia nell’intera pellicola come un presagio influenzando inevitabilmente le scelte delle protagoniste. Heloise (Adèle Haenel) è costretta ad abbandonare il convento per sposare un nobile milanese e salvare così la sua famiglia dal degrado in cui sta lentamente scivolando. La giovane vive con sofferenza l’attesa del futuro che l’attende, ma non può far altro che sottostare alle regole della società. Tuttavia, la rabbia che cova dentro la giovane Heloise è evidente e viene espressa attraverso sguardi che ben poco lasciano all’immaginazione.

Il desiderio di rivalsa è potente in entrambe le protagoniste e sarà proprio questo sentimento a unirle. Anche Marianne (Noémie Merlant) -la pittrice ingaggiata dalla contessa per ritrarre Heloise in segreto- è oppressa dal maschilismo. Essendo una donna le è ufficialmente vietato ritrarre nudi maschili. In questo modo Marianne non può studiare a sufficienza l’anatomia maschile ed è per questo esclusa dagli ingaggi più remunerativi. Ad ogni modo Marianne si oppone fieramente al divieto ritraendo soggetti maschili in segreto e sbeffeggiando velatamente gli uomini che assistono ad una sua mostra credendo che i dipinti siano in realtà opera di suo padre.

Céline Sciamma racconta la purezza dell’amore

Marianne ed Heloise sono una coppia speculare. Una è l’opposto dell’altra. Marianne è intraprendente e pragmatica. È consapevole dei suoi desideri ed è disposta a lottare per ottenerli. Al contrario, Heloise è giovane e inesperta. Non ha mai conosciuto il mondo al di fuori del convento dove è cresciuta e non ha ancora sviluppato la coscienza di sé. Il fatto che non conosca altra musica al di fuori dell’organo suonato in chiesa è emblematico di quanto il mondo di Heloise sia limitato. Il contrasto fra le due donne è reso perfettamente anche dal punto di vista cromatico: se Marianne è associata alle tonalità del rosso, simbolo di vitalità e passione, il colore di Heloise è il blu, casto e discreto.

«Nella solitudine ho sentito la libertà di cui parlavate, ma ho sentito anche che mi mancavate.» – Heloise

Eppure, nonostante le loro differenze, le due donne non possono fare a meno di amarsi. Marianne è affascinata dalla candida innocenza di Heloise che, dal canto suo, non può fare a meno di ammirare la dinamicità della pittrice. Ciò che rende il loro amore unico è il suo essere paritario. Non si tratta unicamente di un viaggio di formazione che porta la timida Heloise a conquistare una maggiore consapevolezza di sé, ma di un’esperienza di formazione reciproca. Mentre Heloise scopre la sua vera identità – emancipandosi dallo stereotipo di figlia casta e moglie devota – Marianne impara la bellezza del vero amore.

Céline Sciamma riesce nella straordinaria impresa di rappresentare un amore puro, senza scadere nel becero voyeurismo. Al contrario, la narrazione è delicata e dolce. Il risultato è un racconto intimistico che racchiude al suo interno arte, poesia e musica.

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