“Rocketman” di Dexter Fletcher. Una vita alla ricerca di sé

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"Rocketman" di Dexter Fletcher

“Rocketman” di Dexter Fletcher racconta i primi anni della carriera di Elton John che vengono accompagnati dalla musica pop rock del grande artista inglese. A differenza di “Bohemian Rhapsody” – la cui direzione finì nelle mani di Fletcher dopo il licenziamento di Bryan Singer – “Rocketman” non è un semplice biopic, ma un vero e proprio musical in cui l’attore protagonista dimostra le sue doti canore. L’importanza della pellicola sta nel rendere evidente come, dietro l’eccentricità del musicista, ci sono i sentimenti e la fragilità di un uomo. Candidato a diversi premi, il lungometraggio ha ottenuto un Oscar e un Golden Globe per la miglior canzone “(I’m Gonna) Love Me Again” e un Golden Globe per il miglior attore in un film commedia o musicale a Taron Egerton. 

«Come fa un grassottello di Pinner, con gli occhiali, di nome Reggie Dwight, a diventare un cantante Soul?» – Elton 

“Rocketman” di Dexter Fletcher. Una canzone per ogni sentimento

Le sequenze di “Rocketman” sono accompagnate dai brani composti da Elton John e Bernie Taupin. Ognuno di essi viene collegato ad un momento particolare della vita del cantante. Infatti le canzoni non vengono presentate in ordine cronologico, ma sono accostate alle scene in modo da rispecchiare lo stato d’animo del protagonista. Così, le inquadrature presentano diversi primi piani, proprio per far sì che lo spettatore si soffermi sul viso di Elton e ne comprenda i sentimenti.  

«Quando mi dai un abbraccio?» – Reggie 
«Non fare il rammollito!» – Stanley 

La scena del debutto dei musicisti al Troubadour, sulle note di “Crocodile Rock”, trasmette un senso di leggerezza e spensieratezza. Il modo in cui Elton (Taron Egerton) e il suo pubblico fluttuano per un momento in aria, lascia trasparire il piacere e il coinvolgimento del concerto. Segue un grande successo in cui però Elton continua a sentirsi solo, al punto che arriva a tentare il suicidio. Sul fondo della piscina della sua villa, vede sé stesso da piccolo, vestito come un astronauta, che inizia a cantare “Rocketman”. Questa scena sottolinea la differenza tra la vita di un bambino – semplice che, nonostante le difficoltà, è piena di speranza – e quella nello “spazio” dell’uomo adulto – che si è perso nei vizi, nell’alcool, e che ormai nessuno conosce realmente -. 

Montaggio e colori tra presente e passato

«Devi uccidere la persona che ti volevano fare essere per diventare chi vuoi essere davvero.» – Wilson 

“Rocketman” di Dexter Fletcher comincia con l’apertura delle porte di un centro di riabilitazione dove si reca un uomo con un costume da diavolo, ricoperto di brillantini: il famoso Elton John. Si tratta di un momento in particolare, quello in cui il cantante decide di dare una svolta alla sua vita. Mentre il protagonista racconta di sé, si entra nei suoi ricordi. I colori sono sbiaditi, quasi in bianco e nero, come una vecchia foto. Soltanto il piccolo Reggie Dwight (Matthew Illesley) e l’adulto Elton sono caratterizzati da colori più definiti e accesi. Man mano che ci si addentra nel passato, i colori diventano più evidenti, ma mantengono una tonalità tenue. Le scene acquistano una particolare dinamicità e contrasto grazie ai costumi ricreati da Julian Day su quelli indossati da Elton John. 

Il montaggio di Chris Dickens alterna il presente al passato attraverso i flashback. È interessante il modo in cui si passa dall’infanzia all’adolescenza e dall’adolescenza all’età adulta. Nel primo caso, si ha una transizione attraverso la canzone “Rocketman” che viene prima suonata dal piccolo Reggie e successivamente eseguita al piano dall’adolescente (Kit Connor). Il seguente passaggio viene scandito da un piano sequenza. Elton esegue “Saturday Night’s Alright For Fighting” in un pub e durante la coreografia, passa attraverso una staccionata segnando il passaggio all’età adulta. 

Amore e solitudine per Elton John. Le scene più significative

«È difficile trovare l’amore e allora cerchi di imparare a farne a meno.» – Elton 

“Rocketman” sottolinea come la fama e la notorietà non allontanano l’uomo dalle sue sofferenze. Sin dai primi fotogrammi si nota in Reginald la ricerca dell’amore. Sembra che Elton John debba affidare la propria felicità all’affetto che può ricevere dagli altri. In realtà la cosa più importante è che ami sè stesso. Fortunatamente c’è sempre stato qualcuno presente e pronto a dargli una forma d’amore, quella dell’amicizia. Bernie, “il fratello mai avuto” lo aiuta Elton a ricominciare standogli vicino e accettando con pazienza e amore fraterno i momenti negativi del protagonista. 

«Devi solo ricordare chi sei e poi accettarlo.» – Bernie 

Durante una delle sedute, Elton rivede il piccolo Reggie al centro del cerchio che formano i partecipanti al gruppo di riabilitazione. Si guardano e Reggie gli chiede: «Quando mi dai un abbraccio?». L’adulto e il bambino si abbracciano. Elton è pronto a congiungersi con il suo vero modo di essere. Ad amarsi e ad essere finalmente amato. È ormai libero da quel costume ingombrante, da quella vita che stava diventando pesante. Sta finalmente ritrovando sé stesso. L’ultima scena vede il protagonista vestito di bianco, purificatosi dalle negatività che lo avevano avvelenato, che è ancora in piedi. 

«And did you think this fool could never winWell look at me, I’m coming back again. […] Don’t you know I’m still standing better than I ever didLooking like a true survivor, feeling like a little kidI’m still standing after all this time, picking up the pieces of my life without you on my mind. I’m still standing.» 

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